Bridgestone le gomme sul bagnato le prova così (alle porte di Roma)
La big giapponese rafforza ancora le sue strutture di ricerca e sviluppo in Italia con una nuova pista wet handling: ecco come funziona
Bridgestone potenzia le proprie strutture di ricerca e sviluppo in Italia con la nuova pista di wet handling inaugurata presso lo European Union Proving Ground di Aprilia, in provincia di Latina e a mezz’ora da Roma.
La nuova pista sostituisce la vecchia, integrandone il tracciato, e alza il livello offerto dal centro prove preposto a sviluppare i prodotti del costruttore giapponese di pneumatici per l’area EMIA che comprende Europa, Africa, Medioriente, Russia e anche India.
Tre milioni di investimento
La nuova pista è costata circa 3 milioni di euro ed è stata progettata in collaborazione con l’Università di Pisa attraverso metodi di simulazione in realtà virtuale che hanno permesso di ricavare la forme e l’inclinazione ottimali stabilendo tutte le soluzioni tecniche per raggiungere gli standard prefissati da Bridgestone e diventati sempre più impellenti con il crescere delle esigenze da parte dei clienti e la necessità di sviluppare mezzi elettrici che presentano caratteristiche dinamiche peculiari.
Il circuito misura 1,7 km che possono diventare 2,2 sfruttando le due varianti, ed è stato realizzato con un mix di inerti composto da quarzo bianco e adiabas, scelti dopo un lungo iter di valutazione.
Gomma bagnata, gomma provata
La pista bagnata serve al costruttore di pneumatici a valutare il ruolo dello pneumatico nel comportamento generale della vettura nel modo più attendibile possibile. Il velo d’acqua serva a mantenere costante il coefficiente di aderenza impedendo alla pista di gommarsi.
Oltre a questo, va detto che il bagnato permette di valutare parametri fondamentali nel ciclo di omologazione e valutazione dello pneumatico decidendone, in ultima analisi, il grado di sicurezza in condizioni tipiche nella maggior parte dell’Europa.
Il nuovo tracciato è progettato per mantenere intatte le proprie caratteristiche di aderenza per almeno 5 anni. E per evitare che la stessa acqua utilizzata per bagnarlo le sia nociva, il sistema di irrigazione ha un modulo di depurazione e decalcificazione.
Sette milioni di litri
La pista viene ricoperta costantemente da un velo di acqua profondo circa 1 mm grazie un impianto provvisto di 6 km di tubi, e 4.400 ugelli che gestiscono 7 milioni di litri d’acqua al giorno, il 90% della quale viene riciclata. A controllare che tutto proceda come da manuale, ci sono 180 sensori e 60 nodi elettronici.
Il sistema di raccolta dei dati è wi-fi assicura un flusso costante e ininterrotto di informazioni, senza problemi di hand-over da un’antenna all’altra anche se le vetture viaggiano a 200 km/h, velocità oggettivamente non raggiungibili su questa pista.
Tra gli accorgimenti per la sicurezza ci sono la protezione contro l’abbagliamento creato dal sole sulla superficie d’acqua e l’adozione dell’Argex al posto della ghiaia per le vie di fuga. Si tratta di un’argilla espansa capace di arrestare il veicolo uscito di pista in spazi inferiore del 20% e di evitarne più efficacemente il ribaltamento.
Una giapponese sempre più italiana
Emilio Tiberio, Coo e Cto di Bridgestone EMIA ha parlato dell’impianto italiano come “il più moderno al mondo di Bridgestone”. Di sicuro, la nuova pista potenza il ruolo del polo tecnico di Bridgestone in Italia composto dall’impianto di Aprilia e dal centro di ricerca e sviluppo che si trova nella vicina Castel Romano dove lavorano 580 persone.
Una realtà che comprende anche la direzione commerciale di Vimercate, alle porte di Milano, e l’impianto produttivo di Modugno, vicino Bari. Insomma, gli pneumatici della multinazionale giapponese avranno sempre di più un’impronta italiana.
Fotogallery: Bridgestone, nuova pista per il wet handling ad Aprilia
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