Renault 19, la compatta per famiglie del nuovo corso
Senza caratteristiche eccezionali, ma ben fatta e piacevole grazie alla linea firmata Giugiaro, la compatta Renault 19 fu un successo
Se Renault ai giorni nostri può vantare una solida posizione nel settore delle berline compatte, in parte si deve anche alla 19: l'ultima delle vetture della Losanga a essere battezzata con una cifra rappresentò, nel 1988, un balzo di qualità in uno dei momenti più difficili della sua storia, e gettò le basi per la successiva dinastia delle Megane ispirandone anche i tratti fondamentali del design.
Il tutto, senza consegnare alla storia modelli di particolare rilevanza collezionistica o sportiva, ma soltanto una generazione di comode e belle berline da famiglia purtroppo oggi quasi del tutto sparita dalla circolazione.
Il rilancio passato da Torino
La Renault 19, contraddistinta dalla sigla di progetto X53, nacque come accennato in una fase difficile, caratterizzata da problemi finanziari e da vendite in forte ribasso soprattutto nel segmento C, dove le 9 e 11 non avevano incontrato il successo sperato.
Per questo, la loro erede fu sviluppata con la volontà di alzare il livello qualitativo più ancora di quello tecnologico, e risollevare un po’ l’immagine di marca in quegli anni tenuto alto da utilitarie e modelli innovativi come Espace.
Proprio la qualità divenne un'ossessione tale che la dirigenza ritardò addirittura il lancio per sottoporre a ulteriore verifiche il progetto, messo a punto per la prima volta con un massiccio uso del computer, e le metodiche di produzione. A ulteriore garanzia, il compito di tracciarne lo stile fu affidato all'Italdesign di Giorgetto Giugiaro.
Il debutto
La prima a uscire, nel tardo 1988, fu la 3/5 porte, con carrozzeria “due volumi e mezzo” lunga 4,16 metri che vantava alcune peculiarità stilistiche come la forma della coda alta con ampio portellone e il cofano allungato e spiovente andato a rimpiazzare le classiche calandre verticali.
L'abitacolo si dimostrò ben concepito e spazioso e il bagagliaio, da oltre 380 litri, generoso quasi quanto quello di una familiare, mentre il posto guida si distingueva per la plancia orientata di qualche grado verso il conducente.
Dal punto di vista tecnico non ci fu, invece, nulla di rilevante: avantreno MacPherson, sospensioni posteriori ancora a barre di torsione, trazione anteriore e lo sterzo privo di servoassistenza erano lo standard, anche se alcuni allestimenti vantavano già chiusura centralizzata, alzacristalli elettrici e, come opzione, uno dei primi computer di bordo con i dati sul consumo.
Quanto ai motori, si partì dai classici 1.2 da 55 CV e 1.7 da 90 CV, affiancati dal 1.4 Energy da 80 CV, con cambio manuale a cinque marce anziché a quattro per i due più potenti. Sul versante Diesel fu invece offerto il 1.9 aspirato da 64 CV a cui più avanti si aggiunse la più vigorosa versione turbocompressa da 95 CV.
La Chamade e le versioni 16V
Poiché andava a sostituire sia la Renault 9 sia la Renault 11, la 19 ampliò presto l'offerta con una carrozzeria tre volumi battezzata "Chamade": introdotta nella primavera del 1989, era poco più lunga, appena 4,24 metri, ma con una coda provvista di un accenno di spoiler integrato nella linea del baule. Inoltre sfiorava i 450 litri di capienza.
La 19 non ebbe, a differenza di altri modelli Renault precedenti e successivi, particolari esperienze in ambito sportivo, tuttavia la Casa non rinunciò a offrire un modello dalle prestazioni un po’ più elevate.
Nel 1990 furono quindi lanciate le 16V (16S in Francia dove le valvole si chiamano “soupapes”) spinta dallo stesso 1.8 con testata plurivalvole da 140 CV che più avanti avremmo ritrovato sulle versioni “pepate” della nuovissima Clio. Il plurale è d'obbligo perché questa motorizzazione venne proposta su tutte e tre le carrozzerie con un allestimento specifico che includeva anche cerchi in lega da 15”.
Nuovi motori e la Cabrio
Quasi contemporaneamente all'arrivo della 16V la gamma fu aggiornata con un nuovo e più moderno 1.2 Energy derivato dal 1.4 e con un rinnovato 1.7 portato a 107 CV per riempire un po’ il vuoto prestazionale tra i motori ordinari e il potente 1.8 16V.
Nel 1991 alla gamma si aggiunse la Cabriolet, realizzata dalla carrozzeria Karmann di Osnabruck. Anche questa si distinse per un design piuttosto riuscito, con il grande coperchio metallico provvisto di due "gobbe" a protezione della capote, soluzione che la carrozzeria tedesca manterrà sulla successiva Megane Cabriolet. I motori disponibili erano il 1.7, in una variante a iniezione elettronica da 92 CV, e ancora il 1.8 16V.
Restyling e nuovi aggiornamenti
Nel 1992 la 19 ricevette un restyling che rimodellò il cofano rendendo il frontale più affilato e moderno (sarà ripreso sulla Megane) e ridisegnò le fanalerie posteriori unendole con una fascia in plastica brunita. Le maggiori novità arrivarono però sotto il cofano: il 1.4 si rese disponibile in una variante catalizzata, come già accadeva per il 1.7 che fu invece rimpiazzato da un nuovo 1.8 8V da 93 o 110 CV.
Le versioni 16V, anche queste catalizzate, ridussero la potenza a 137 CV, ma senza particolari disagi. Furono le ultime novità: per i successivi 3 anni la carriera della 19 proseguì fino all'uscita di produzione, avvenuta nel 1995, anche se nei Paesi in cui il modello aveva incontrato il maggior successo (tra cui l’Italia), gli ultimi esemplari prodotti furono importati e venduti fino all’inizio del '96 e addirittura al '97 per le Cabriolet.
Fotogallery: Renault 19 (1988-1995)
Consigliati per te
Il nuovo motore V6 ibrido da 544 CV pronto per il 2028
Il taglio delle accise è stato prolungato, di nuovo
Renault Clio, debutta il nuovo motore GPL da 120 CV
La Mazda2 Hybrid si aggiorna
Sembra un disegno, ma è vera, questa Renault Twingo d'artista
Volkswagen: "E-fuel? Forse una nicchia, mentre cinesi e elettrico..."
Tante novità per Renault Rafale ed Espace