La parola "crisi" è come il nero: va bene su tutto e negli ultimi anni l'abbiamo imparato a nostre spese. Quella della pandemia, poi la crisi dei chip, quella delle materie prime, l'immancabile crisi economica. Ora sembra che tutto sia apparecchiato per la crisi del vetro, con prezzi del gas ben più alti che in passato e possibile crollo della produzione di vetri e cristalli. Compresi quelli per le auto.

Ora, avere auto senza qualche chip significa dover rinunciare a strumentazioni digitali, raffinati sistemi di assistenza alla guida o altro, ma senza il vetro le auto non possono uscire dalla fabbrica. Bisogna quindi preoccuparsi per un nuovo taglio alla produzione, con conseguente ennesimo dilatarsi dei tempi di consegna, o il futuro - almeno in questo caso - è meno nero di come lo si dipinge? Per capirlo abbiamo parlato con Lamberto Ingrà, Direttore Operations Belron Italia leader nella fornitura di vetri auto in after market.

D: Come vivete la possibilità della crisi del vetro?

R: Ci siamo già preparati continuando a stoccare materiale , tant'è che affittiamo anche spazi aggiuntivi rispetto ai nostri soliti magazzini. Oggi non se ne sente il bisogno particolare, ma siamo pronti. C'è poi il tema della Russia, abbiamo interrotto i rifornimenti dalla Russia e diversificato gli approvvigionamenti da altri Paesi. La sofferenza ovviamente è più per le aziende europee, che hanno stabilimenti in Europa e hanno problemi con il gas.

D: Vede una sofferenza da altre parti?

R: La guerra Russia - Ucraina pone molti interrogativi su quelle che possono essere eventuali mancanze di vetro, soprattutto negli stabilimenti europei. Parlo di europei perché i grandi produttori di vetro (sono pochi al mondo) hanno stabilimenti in vari paesi, proprio perché ci possono essere problemi di approvvigionamenti.

E a livello di prezzi? Ci sono state variazioni significative?

R: Si, c'è il tema dell'inflazione che ovviamente si risente anche nel nostro campo e quindi c'è una lievitazione dei prezzi. Anche per i costi dei trasporti, approvvigionandosi dall'estero e soprattutto via mare - i prezzi dei container sono andati alle stelle - questo ovviamente incide. Anche il vetro viene impattato, sia come materia prima sia come trasporto.

Noi ci riforniamo dai grandi produttori mondiali. Siamo il terzo compratore al mondo. Viene prodotto dalla catena primo impianto il vetro con il logo, quello senza logo lo compriamo noi. Lo compriamo per sostituire un vetro che è rotto, ma questo vetro che è rotto in realtà viene poi riciclato al 100% (in Italia, al mondo al 70%) e viene immesso nella catena di produzione di bottiglie per l'acqua. Lo scorso anno abbiamo prodotto 2,5 milioni di bottiglie con il vetro di scarto. Si crea così un'economia circolare che contribuisce il tema dell'approvvigionamento della materia prima.