Biocarburanti, perché alle aziende conviene diventare produttori
Oltre al solare, anche i carburanti sostenibili stanno diventando sempre più una risorsa da avere "in casa"
Ultimamente si è parlato sempre più spesso degli investimenti che le Case automobilistiche stanno facendo per assicurarsi un opportuno approvvigionamento di energia pulita che garantisca loro di centrare gli obiettivi di decarbonizzazione a breve e medio termine.
Per lo più si tratta di erigere grandi impianti solari nei complessi che ospitano le loro fabbriche, le sedi, gli hub logistici e tutte le attività, centrando il doppio obiettivo dell'indipendenza energetica e del controllo dei costi. Ma lo stesso principio si applica anche ad altre fonti, come i biocarburanti e gli e-fuel, che fanno gola anche ai grandi vettori del trasporto.
Non soltanto elettrico
Nei piani per abbattere le emissioni di CO2, infatti, non si parla soltanto di elettrico. Anche perché le soluzioni ad oggi disponibili non vanno oltre il breve-medio raggio, e non è ancora pensabile convertire alla batteria, né all'idrogeno le intere flotte di chi invece gestisce tratte più lunghe e complesse.
In quest'ottica, i combustibili ricavati da processi e fonti rinnovabili sono invece una buona risposta, in quanto assicurano un bilancio reso neutro, o meglio compensato "all'origine" delle emissioni, grazie all'origine vegetale della materia prima e alla CO2 assorbita nel ciclo vita.
La corsa ad assicurarsi le forniture di questi carburanti "green" si sta però trasformando gradualmente, anche qui, in una corsa a diventarne produttori o quantomeno a entrare nel business.
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Recentemente, la divisione Supply Chain di DHL, quella che si occupa della filiera delle forniture, ha annunciato un importante investimento, pari a 80 milioni di euro, nell'impianto di produzione della Stream BioEnergy di Cork, in Irlanda, che produce biometano dalla lavorazione di qualcosa come 90.000 tonnellate di rifiuti alimentari industriali e di consumo all’anno.
L'accordo ha una proiezione di 10 anni e dovrebbe assicurare al colosso della logistica una produzione dedicata che garantisca un risparmio di CO2 pari a 15.000 tonnellate l'anno con un contributo al taglio delle emissioni per quanto riguarda il settore logistico in Irlanda pari al 23% grazie all'uso di camion a biometano. Nell’attesa che la produzione vada a regime, DHL sovvenzionerà anche il biometano proveniente da altre fonti.
Non è l'unico esempio: spostando l'attenzione sui carburanti sintetici, prodotti partendo dall'idrogeno e dall'energia a sua volta "green", sono note le iniziative di Porsche, che ha finanziato un impianto-pilota in Cile per produrre e-fuel destinato inizialmente all'attività agonistica, ma anche fornitori di componentistica e tecnologia come Bosch e Siemens.
Fotogallery: Gli impianti di produzione di e-fuel nel mondo
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