La Cina e l'Europa tornano a parlare dei dazi sulle auto cinesi nel Vecchio Continente. Bruxelles vuole finalizzarli il 2 novembre appena l'indagine europea antisovvenzioni del governo cinese a produttori nazionali sarà terminata, mentre Pechino preferirebbe che venissero abolite anche le misure provvisorie di luglio e chiede di negoziare.

Trovare un accordo sembra complicato, tuttavia un piccolo passo in avanti è stato fatto. Sabato il commissario Ue, Valdis Dombrovskis, e il ministro cinese del Commercio, Wang Wentao, hanno riavviato i colloqui.

La guerra tariffaria è già iniziata

La Cina vorrebbe evitare i dazi in Europa anche perché già negli Stati Uniti ci sono pesanti tariffe sui suoi prodotti importati (tariffe introdotte dall'amministrazione precedente, quella di Trump). I dazi provvisori dell’Unione Europea (fino al 38,1% sui veicoli elettrici importati di fabbricazione cinese) inizieranno entro il 4 luglio e presto potrebbe verificarsi un’escalation degli attriti commerciali.

Secondo il Global Times rappresentanti delle Case auto cinesi avrebbero chiesto al Governo di aumentare le tariffe sulle importazioni di auto europee in Cina, seconda economia mondiale e primo mercato globale dell'auto. "Sembra probabile che Pechino aumenterà le tariffe fino al 25% per le auto prodotte in Europa con motori da 2,5 litri o superiori", dice su Automotive News Europe Jacob Gunter, analista capo di MERICS, un istituto di studi cinesi con sede a Berlino.

Politica o economia?

L'Europa sembra non intenzionata a tornare indietro e c'è anche chi parla di una questione "geopolitica", non economica. Come si legge su Automotive News Europe, Zhang Yansheng, capo ricercatore presso il China Center for International Economic Scambi, ha detto: "Quando la presidente della Commissione europea Von der Leyen ha annunciato che avrebbe indagato sui nuovi veicoli energetici cinesi, ho avuto la sensazione intuitiva che non si trattasse solo di una questione economica ma anche di una questione geopolitica".

"Personalmente penso che sia ingiusto iniziare una guerra tariffaria prendendo in considerazione solo il tasso di utilizzo della capacità e la domanda insufficiente", ha aggiunto.