A partire dal 5 luglio 2024 entrano in vigore i nuovi dazi imposti per 4 mesi dalla Commissione europea sull'importazione di auto elettriche cinesi. Nel frattempo proseguono i colloqui tra Europa e Cina per rivedere o rimodulare questa nuova imposta "anti Cina", ma se questi non avranno un esito positivo, allora dal 2 novembre 2024 diventeranno operativi i dazi definitivi che avranno invece una durata di 5 anni.

La proposta dell'Europa è quella di aggiungere all'attuale imposta del 10% un ulteriore dazio sulle auto a batteria importate dalla Cina che varia da un minimo del 17,4% a un massimo del 37,6%.

Questo significa che alcune EV cinesi vendute nel Vecchio Continente potranno essere costrette a pagare un dazio totale fino al 48,1%, costringendo i produttori ad aumentare i prezzi di una quota non ancora definita. Nessun dazio è invece previsto per le auto a benzina, diesel e ibride prodotte in Cina.

Tesla annuncia già i primi rincari causa dazi

La prima Casa a darne conferma è Tesla che per la sua Model 3 prodotta in gran parte nella Gigafactory Shanghai per l'Europa parla di un possibile aumento di prezzo proprio dal 1° luglio 2024 "a causa dei dazi sull'importazione previsti". Al momento però il configuratore online Tesla non riporta aumenti.

Tesla Model 3

Tesla Model 3

Ma quali sono gli altri modelli Made in China già venduti in Europa che potrebbero presto subire sensibili aumenti dei listini? Cerchiamo di scoprirlo assieme.

Dazi diversi a seconda dei gruppi

Al momento la Commissione europea prevede di tassare differentemente i diversi gruppi cinesi e le loro auto elettriche sulla base degli aiuti di stato già ricevuti in patria e del livello di collaborazione prestato nella fase di indagine avviata prima della proposta dei nuovi dazi 2024.

Ci sono quindi gruppi come BYD che si preparano ad affrontare un dazio aggiuntivo del 17,4% e Geely che vede l'imposta d'impostazione europea crescere del 19,9%, mentre su SAIC, nota in Europa per il marchio MG, incombe un balzello del 37,6%.

Aumenteranno i prezzi?

Per ora nessuna casa automobilistica ha risposto ai nuovi e più pesanti dazi con un aumento dei prezzi, ma a quanto pare questo potrebbe accadere tra qualche mese se gli ultimi tentativi di accordo non andassero a buon fine entro novembre.

Secondo le prime notizie riportate da Automotive News Europe, già diversi costruttori che esportano dalla Cina al Vecchio Continente come MG (del gruppo SAIC) e Nio hanno annunciato di non escludere risposte commerciali alla misura di Bruxelles.

Ad esempio, Andrea Bartolomeo, country manager di MG in Italia, dice che "per il momento" il brand non prevede contromosse dalle nostre parti. Situazione analoga in Francia, dove un portavoce del marchio spiega che l’azienda ha in magazzino abbastanza scorte del SUV elettrico MG4 "per arrivare a novembre senza aumentare i prezzi". Poi tutto potrebbe accadere.

Anche Nio valuta il da farsi, mentre Dacia esclude variazioni al listino dell’economica Spring; eventuali ripensamenti arriveranno in un secondo momento, ma non in modo improvviso o significativo.

BYD Group (17,4%)

Ecco allora che il nuovo dazio più basso dovrebbe pagarlo il gruppo BYD, un +17,4% che verrebbe in parte riversato sul prezzo delle numerose elettriche già vendute in Europa e in arrivo.

BYD Atto 3

BYD Atto 3

BYD Dolphin

BYD Dolphin

Tra queste citiamo le compatte Atto 3 e Dolphin, ma anche le berline Han e Seal, oltre ai SUV Tang e Seal U.

BYD Seal

BYD Seal

BYD Seal U

BYD Seal U

Da non dimenticare sono poi i previsti arrivi in Europa del marchio Denza con la monovolume Denza 9 e la sportiva Denza Z9 GT, della Fangchengbao Bao 5 e della super sportiva Yangwang U9, tutte nel mirino dei nuovi dazi.

Geely Group (19,9%)

Un altro gruppo cinese che si appresta ad affontare il "salato" aumento dei dazi in Europa (19,9%) è il gruppo Geely, quello che raccoglie tra gli altri marchi anche smart, Volvo, Polestar, Lotus e Lynk & Co.

Volvo EX30

Volvo EX30

smart #1

smart #1

Il grosso delle importazioni elettriche in Europa è però rappresentato al momento dalla Volvo EX30, ma anche dalle smart #1 e smart #3, dalla Polestar 2, dalle Zeekr 001 e Zeekr X e dalla Lotus Eletre.

Polestar 2

Polestar 2

Lotus Eletre

Lotus Eletre

A essere colpite dai prossimi aumenti di prezzo dovuti ai nuovi dazi saranno anche gli altri modelli in arrivo in Europa come la Volvo EX90, le Polestar 3 e Polestar 4 e la Lotus Emeya.

SAIC Group (37,6%)

Il gruppo più colpito dai nuovi dazi europei all'importazione è anche il più grande dei colossi cinesi, quel SAIC Motor che oggi è presente da noi col marchio MG e si prepara a dover versare una tassa aggiuntiva del 37,6%.

MG4

MG4

MG Marvel R

MG Marvel R

A essere in vista di aumenti di prezzo a partire da luglio sono quindi modelli a batteria come la compatta MG4, la wagon MG5 e i SUV Marvel R ed MG ZS EV, senza dimenticare la Cyberster in arrivo.

Piccoli numeri di vendita li fanno anche i monovolume elettrici Mifa 9 e Maxus Euniq 5, altri candidati all'aumento dei prezzi.

Aiways, BMW Brilliance Automotive, Chery, FAW, Dongfeng, Great Wall, Leapmotor, Nio, Tesla, Xpeng (20,8%)

Chi invece dovrà affrontare un'imposta aggiuntiva del 20,8% sono altri gruppi che hanno partecipato all'indagine della Commissione europea sui dazi come Aiways, BMW Brilliance Automotive, Chery, FAW, Dongfeng, Great Wall, Leapmotor, Nio, Tesla e Xpeng.

Ricordiamo che Aiways vende già in Europa la U5, mentre BMW commercializza la iX3 e Chery propone un paio di modelli con marchi diversi, compresa la Omoda E5.

BMW iX3

BMW iX3

Omoda E5

Omoda E5

FAW è al momento presente in Europa con il grande SUV elettrico Hongqi E-HS9 e Dongfeng propone la Forthing Friday EV e la Voyah Free, oltre alla Dacia Spring fatta con Renault. GWM vende da noi la Ora 03.

Dacia Spring

Dacia Spring

Leapmotor T03

Leapmotor T03

Leapmotor vende già in alcuni Paesi europei la piccola T03 e si appresta a importare la C10 che però potrebbero essere presto prodotte anche in Europa, mentre NIO, altra candidata al dazio aggiuntivo del 21%, propone i SUV a batteria EL6, EL7, ES8, ET5 ed ET7.

Nio EL6

Nio EL6

Xpeng G9

Xpeng G9

Tesla produce invece in Cina la citata Model 3 per il mercato europeo e probabilmente una piccola parte delle Model Y, con Xpeng che vende nel Vecchio Continente i modelli G9 e P7.

Altri (37,6%)

Gli altri e non meglio precisati costruttori cinesi di auto elettriche dovranno invece pagare un dazio del 37,6% sui modelli costruiti in Asia e importati in Europa. Tra questi ci potrebbero essere le EV prodotte in Cina e vendute in Europa da altri gruppi come JAC o Yudo, oltre ad alcune "insospettabili" elettriche cinesi dal marchio europeo.

Tra queste segnaliamo la nuova Cupra Tavascan prodotta in Cina da Volkswagen e JAC, mentre non è chiaro se le nuove MINI Cooper elettriche e le MINI Aceman costruite a Zhangjiagang da BMW e Great Wall Motor ricadono nell'accordo precedente con dazio del 21,0%.

Cupra Tavascan

Cupra Tavascan

MINI Cooper SE (2024)

MINI Cooper SE (2024)

DR 1.0

DR 1.0

Un velo di incertezza avvolge anche l'eventuale serie di nuovi dazi europei che potrebbe colpire quelle auto elettriche costruite in Paesi europei sulla base di modelli cinesi, come ad esempio l'italiana DR 1.0 che prende origine dalla Chery eQ1.

Per queste dovrebbero valere le regole sulla determinazione dell'origine dei prodotti indicate dalla stessa Commissione europea secondo le quali il Paese di produzione è quello in cui si forma almeno il 45% del valore aggiunto dell'auto (qui il PDF della Commissione).

Le possibili soluzioni

Se la Commissione europea e i costruttori cinesi non arriveranno a un accordo per modificare o ridurre i dazi, allora si renderebbe ancora più urgente l'avvio della produzione in Europa di alcune elettriche cinesi.

Ad esempio Tesla potrebbe intensificare la sua produzione di Model 3 nella Gigafactory di Berlino per non dover importare dalla Cina la berlina elettrica, mentre Volvo sarebbe stimolata ad accelerare l'avvio produttivo della EX30 a Ghent, in Belgio, previsto per il 2025.

Con lo stesso obiettivo, cioè di rendere più europee le auto elettriche cinesi ed evitare così i dazi d'importazione, BMW si prepara ad assemblare la nuova iX3 in Ungheria. Sempre in Ungheria sarà aperta una nuova fabbrica BYD, mentre Chery ha scelto la Spagna e Leapmotor la Polonia. Anche Great Wall Motor e SAIC sono attivamente impegnati nella ricerca di un nuovo sito produttivo europeo.