L'Unione europea ha sul tavolo due questioni importantissime legate al settore auto: lo stop alle nuove auto con motori termici nel 2035 e i dazi sull'importazione delle auto cinesi.

Entrambe le questioni sono delicatissime e le decisioni che verranno prese oggi avranno importanti ricadute sull'industria e sull'economia a livello internazionale. Sul primo punto il Partito Popolare Europeo vuole cambiare le regole che finora sono state ipotizzate, sulla seconda faccenda una fonte governativa citata dalla Reuters ma rimasta anonima, sostiene che la Germania, le cui case automobilistiche nel 2023 hanno realizzato un terzo delle loro vendite in Cina, vuole porre fine ai dazi.

La Francia è stata tra i più convinti sostenitori dei dazi cinesi, ma adesso è alle prese con il ballottaggio delle elezioni. Tuttavia, sebbene la partita sia ancora aperta, bisognerà decidere in fretta. Domani, 4 luglio, i dazi provvisori sui veicoli elettrici prodotti in Cina entrano in vigore. Pechino ha chiesto di ripensarci e il dialogo tra le parti non è facile.

Intanto, mentre l'Europa si assesta con le tante elezioni in ballo in diversi Paesi, la minaccia di contromisure da parte del governo cinese è sempre più vicina.

I Paesi pro e quelli contro

Per la Commissione i dazi sono necessari per contrastare prestiti a basso costo e altri sussidi che il governo cinese avrebbe dato alle sue case auto per tenere bassi i costi dei veicoli e quindi l'obiettivo ultimo sarebbe quello di creare condizioni di parità.

La Germania vorrebbe negoziare con la Cina perché le sue case automobilistiche sostengono che aumentare il costo dei veicoli elettrici per i consumatori mina l'obiettivo dell'Ue di essere carbon-neutral entro il 2050 e, soprattutto, la rappresaglia di Pechino potrebbe comportare tariffe aggiuntive sulle esportazioni delle auto di lusso dall'Ue (oltre che di altri prodotti, tra cui il cognac e la carne di maiale) negative per il mercato.

La Reuters ha condotto un sondaggio tra i governi dell'Ue e la maggior parte dei paesi sta ancora soppesando i pro e i contro dell'escalation della disputa commerciale. Francia, Italia e Spagna, che rappresentano il 40% della popolazione dell'Ue, hanno dichiarato che sosterrebbero i dazi. "L'Europa deve difendersi se le nostre aziende vengono danneggiate e non competono ad armi pari", ha detto alla Reuters il ministero dell'Economia spagnolo.

Secondo altre fonti ufficiali e governative, la Repubblica Ceca, la Grecia, l'Irlanda e la Polonia starebbero ancora discutendo della questione, mentre il Belgio e l'Olanda sarebbero in bilico, visto che internamente sono alle prese con nuove elezioni.

Le prossime tappe

La questione sarà sottoposta ai membri in un voto consultivo nelle prossime settimane e questo sarà il primo test ufficiale di supporto in un caso storico per la Commissione. I membri dell'Ue, come ricorda l'agenzia di stampa, voteranno anche a ottobre se la Commissione - al termine dell'indagine in corso - proporrà tariffe pluriennali.

Qualunque sarà l'esito di questa vicenda è ovvio che sarà decisivo per le future relazioni tra l'Europa e la Cina. "Per essere onesti, è anche un messaggio soprattutto per la cancelleria tedesca", ha detto Alicia Garcia Herrero, una ricercatrice senior presso il think tank economico Bruegel con sede a Bruxelles. L'esito, infatti, determinerà anche le relazioni interne alla stessa Unione. Continuate a seguirci per saperne di più.