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L'ultima smart fortwo è stata consegnata. È il momento dell'addio

Consegnato l'ultimo esemplare di smart fortwo destinato all'Italia, così la piccola due posti saluta per sempre

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Foto di: smart

Forse in molti l'hanno guidata. Tutti (o quasi) certamente l'hanno vista. Magari all'ultimo, pensando che ci fosse parcheggio e invece lei era lì, nascosta tra altre auto. La smart fortwo ha sempre "giocato" a nascondino nelle nostre città, protagonista di una mobilità che prima non c'era.

Un'auto concentrata in una lunghezza inferiore ai 3 metri, nata per le città e capace di conquistare il cuore di milioni di automobilisti. Specialmente in Italia. Con Roma non solo caput mundi ma anche caput smart. La Città Eterna infatti detiene il record di immatricolazioni di smart fortwo: più di 200.000. Se mai l'avete girata in auto, anche solo una volta, capite bene il perché.

Addio e grazie

Ora la storia della smart fortwo volge al termine. Linee di produzione ferme e ultimi esemplari consegnati. Quello per l'Italia è finito a Milano - con buona pace di Roma - nelle mani Gaia Pisani, l'ultima cliente italiana ad acquistare una smart fortwo nuova. Da oggi se ne vorrete una dovrete rivolgervi al mercato dell'usato. 

Un pezzo di storia dell'automobilismo che se ne va nel silenzio dell'elettrico, in attesa di un'erede. La smart fortwo infatti potrebbe tornare. Unicamente a batterie e con le dimensioni ultra compatte cui siamo abituati. I lavori sulla piattaforma sono iniziati, intanto si cercano partner con cui condividere i costi per realizzare l'auto di serie.

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smart fortwo e Gaia Pisani, l'ultima acquirente italiana della due posti elettrica

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smart fortwo, la storia

E certo, direte voi, sai che scoperta: tra i cervelli che contribuiscono alla nascita della smart c’è quello, brillantissimo, di Nicolas Hayek, che ha trasformato la Swatch in un fenomeno globale.

Il ragionamento non fa una grinza, ma trasferire la filosofia degli orologi di Hayek su un’automobile non è così scontato, soprattutto se il tuo socio nell’impresa si chiama Daimler (Mercedes-Benz) e di mestiere produce macchine rigorosissime, pensate per chi, tendenzialmente, al di sotto di un cronografo Omega non scende; altro che Swatch. Eppure, la fortwo (che all’inizio è solo smart) pare proprio la trasposizione su quattro ruote dei concetti degli orologi da 50.000 lire, questo il loro prezzo base negli anni Novanta.

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Degli Swatch, almeno secondo i desideri di Hayek, l’auto avrebbe dovuto avere anche l’alimentazione: sì, il patron di boss l’avrebbe voluta elettrica, ma i tempi non erano ancora maturi. Lo saranno dal 2020, quando smart produrrà solo auto 100% a batteria. 

Tridion e plastica colorata

Dicevamo di Mercedes: per quanto la citycar in fase di progettazione sia destinata a nascere con un altro marchio, i tedeschi non sono disposti ad abbassare l’asticella nemmeno di un millimetro, se si parla di sicurezza. Da questo presupposto, la macchina viene concepita attorno al Tridion, vero e proprio scheletro super resistente agli urti, capace di un livello di protezione degli occupanti senza compromessi, nonostante le dimensioni ridotte.

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La cellula Tridion della smart fortwo

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A questa cellula di sopravvivenza viene poi “attaccato” tutto il resto, compresi i pannelli della carrozzeria in materiale plastico (body panel), dei più svariati colori, in tinta unita o in combinazioni di ogni genere. La fantasia scorre libera anche all’interno, dove bocchette arrotondate, strumenti “satelliti” che emergono dalla plancia e rivestimenti variopinti rallegrano le code in città.

E pensare che Ferdinand Piech, all’epoca big boss del Gruppo Volkswagen, dice di no, le preferisce la Lupo, perché considera un rischio troppo grande un’auto a 2 posti. Sì perché prima che a Daimler, Hayek e i suoi uomini sottopongono il progetto della citycar a due posti a VW (ma anche a BMW e Fiat), ma trovano terreno fertile solo a Stoccarda, dove già da qualche anno sono al lavoro su un’auto da città.

È il classico esempio di incontro giusto al momento giusto, quello tra i management di Daimler e di Swatch: il resto è storia, di successo. Roma e i romani, per esempio, se ne innamorano. Sì, anche la città sembra dare il benvenuto a una macchina finalmente piccola, che toglie tutto il superfluo e, quello che c’è, lo tinge di allegria. Risultato: tuttora, la capitale d’Italia è la città n°1 al mondo per numero di fortwo vendute.

È il classico esempio di incontro giusto al momento giusto, quello tra i management di Daimler e di Swatch: il resto è storia, di successo. Roma e i romani, per esempio, se ne innamorano.

Inizio problematico

Avete presente il test dell’alce? Sì, quello famoso per aver rischiato di azzoppare non il povero animale che vive al freddo, ma la Classe A di Mercedes. Beh, sempre lui ha fatto tremare il management Daimler per la seconda volta a breve distanza quando anche la smart, nel fatidico cambio di direzione effettuato in velocità, si cappotta.

smart fortwo
smart

Stavolta, non per mano dei tester delle riviste specializzate, ma per mano degli stessi collaudatori della Casa, cui viene il dubbio prima, dopo aver visto quello che è successo, appunto, con la Classe A. Beh, la smart vede slittare il suo debutto sul mercato e, a causa degli investimenti aggiuntivi richiesti, Swatch si ritira dalla joint venture SOFIREM, con sede a Hambach, in Francia, e di proprietà così suddivisa: 38,3% per Daimler, 36,7% per SMH e 25% per la società statale francese per lo sviluppo della regione. 

Quasi 20 milioni di lire

Le vicissitudini societarie si risolvono con Daimler che rileva l’intero capitale, mentre dal punto di vista del prodotto la smart viene modificata (pneumatici più larghi al retrotreno, assetto più rigido ed ESP di serie) e presentata in versione definitiva al Salone di Francoforte del 1997.

Le vendite iniziano il 2 luglio dell’anno successivo e in pochi scommettono sul successo della smart, complice anche un prezzo da… Mercedes in scala: circa 18 milioni di lire. I libri di storia dicono il contrario. Per la felicità di Daimler e di tutti quelli che sviluppano la “smart dipendenza”, quell’assuefazione che ti prende fin dalla prima volta che l’hai guidata in città e ti chiedi perché, fino ad allora, eri andato in giro con tutto “il superfluo” rappresentato dal metro - almeno - in più di carrozzeria delle altre. 

intelligente 20 anni

smart fortwo cabrio

Lo sviluppo della gamma

I volumi di vendita superano le aspettative della stessa Daimler, che nel 2003 non si accontenta del solito restyling, ma allarga la gamma alle roadster e roadster coupé, oltre che alla prima smart Brabus. Nel 2004 arriva invece la smart forfour, su base e motori della Mitsubishi Colt e prodotta in Olanda.

Roadster e forfour in realtà non sono grandi successi; la produzione della seconda termina infatti dopo soli due anni, quando si decide di concentrare gli sforzi sulla seconda generazione di fortwo, del 2007. Nel 2014 arriva invece la terza generazione, che si allarga nuovamente alla forfour, complice anche l’accordo con Renault, che sulla base appunto della forfour ricava la Twingo. 

Arriva l'elettrica

Nel mondo si inizia a parlare di auto elettriche e queste iniziano a essere sempre più numerose. La fortwo aveva già provato a muoversi a batteria con la ED (acronimo di Electric Drive), basata sulla seconda generazione.

smart fortwo

smart fortwo ED

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<p>smart forwto EQ</p>

smart forwto EQ

Approfittando della sua natura da citycar, con pretese di autonomia non eccessiva, la smart fortwo ridiventa elettrica, aggiungendo il suffisso EQ. Il primo passo della Casa verso quell'elettrico che ora ne domina il listino.

Le versioni termiche vengono pian piano dismesse e come da tradizioni arrivano versioni speciali, con livree e interni dedicati. La fortwo è piccola ma non per questo vuole rinunciare a trasformarsi e rinnovarsi ogni volta.

Fino a oggi, con l'addio definitivo.