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Buona la prima: la Dacia Sandrider chiude la sua prima Dakar

Podio sfiorato, ma la Dakar ha le sue leggi: il progetto è maturo, e intanto si fa ricerca sul campo per le Dacia di domani

Dacia alla Dakar 2025
Foto di: Dacia
In collaborazione con Dacia In collaborazione con Dacia In collaborazione con Dacia

Un tempo erano le rive del lago rosa. Le vedevi e capivi che ce l’avevi fatta. Avevi conquistato la tua personale Parigi Dakar. Un percorso asfissiante, massacrante, devastante, per mezzi e persone.

Da qualche anno la situazione è cambiata. Dopo una parentesi in Sudamerica, la Dakar vive nel deserto arabo le sue avventure. Con il solito filo conduttore. E’ una prova estrema, in cui non è assolutamente scontato arrivare al traguardo.

Chiedete al vincitore dello scorso anno…ritirato dopo pochissimi giorni di speciale. Una duna, un masso nascosto, un salto calcolato male e il gioco è finito. Ecco perché al bivacco di Shubaytah, all'interno delle tende Dacia, la soddisfazione si percepiva forte e chiara.

Nasser Al-Attiyah ha sfiorato il podio finale, senza arrendersi a difficoltà palesi e preventivabili, portando a termine una prima missione certo, ma anche un primo tassello di un piano in cui quel prototipo, la Sandrider, si dimostra laboratorio itinerante in condizioni estreme, per quelli che saranno i modelli di domani. 

Buona la prima

E' stata l'edizione dei record, questa della Dakar. Quella dei distacchi più ravvicinati per la lotta ai gradini del podio. Il tutto considerando le tappe Marathon da 48 ore, un roadbook che ha destato qualche polemica, e i consueti imprevisti che rendono unica quanto affascinante questa sfida. 

La Sandrider è stata protagonista in questa sua prima apparizione. Dopo una prima settimana di rodaggio, con anche la sfortuna del ritiro di Sebastien Loeb - non senza qualche polemica - il prototipo della casa rumena ha preso sempre più le redini della gara, con anche il fiore all'occhiello della vittoria di tappa dello stesso Al-Attiyah durante lo stage 9.

Dacia alla Dakar 2025

Dacia alla Dakar 2025 con la sua Sandrider

Foto Di: Dacia
Dacia alla Dakar 2025

Nasser Al-Attyah ed Édouard Boulanger 

Mancò la fortuna insomma, ma il valore del progetto Dacia è palese, tanto più che lo stesso Al-Attiyah è stato costretto a gettare alle ortiche le possibilità di vittoria finale a causa di una rottura di una sospensione nella prima settimana, ma più di ogni altra cosa, la doppia foratura nella seconda settimana e i 17 minuti di penalità accumulati durante questo Rally raid. La Sandrider però ha dimostrato robustezza, affidabilità e prestazioni. Dopo una sola edizione ha già dimostrato di poter ambire per il futuro all'alloro iridato. 

Non si tratta di parole e frasi fatte: la Dakar ha le sue regole, la prima delle quali passa per l'esperienza da accumulare per poter centrare la vittoria finale. E' così. Ed è amata per questo, tanto più che alla fin fine, diventa una sorta di laboratorio in itinere, sperduto nelle zone più estreme del mondo. 

Robustezza e sviluppo erano le chiavi su cui è partito il progetto di Dacia alla Dakar, ed è quanto ha dimostrato alla fin fine la Sandrider. Ed è impensabile solo ragionare sul fatto che durante i test la macchina si era comportata molto bene. Il principio rimane il solito: le gare mettono alla prova in maniera indissolubile i mezzi e gli uomini. 

Un laboratorio per il futuro

La Sandrider si è dimostrata un progetto già maturo per la vittoria nel futuro prossimo certo, ma anche un laboratorio presente per introdurre quel know-how e quell'apporto tecnologico sui modelli prossimi futuri della casa rumena.

Già la prossimità - anche stilistica - con cui la Sandrider si è ispirata al Manifesto (che vi avevamo mostrato in anteprima anni fa come visione offroad) ne è la chiave di volta. E a questo vanno abbinati elementi attigui come lo sviluppo della benzina sintetica sviluppata appositamente da Aramco, cosi come gli attacchi dei braccetti, le rigidezze del telaio da studiare, lo sviluppo delle sospensioni ma anche, a ben vedere, sistemi di raffreddamento e di gestione termica. E' sufficiente pensare che, proprio a detta di Philip Dunabin - direttore tecnico Dacia - la sfida più grande è stata quella della sabbia invischiatasi dappertutto. 

Un assaggio delle Dacia di domani

Ora, probabilmente le Bigster, le Duster, le Sandero e i prossimi modelli Dacia magari non dovranno affrontare la sabbia del deserto arabo in condizioni da gara in futuro, ma è altrettanto vero che è solo in questa maniera che si può sviluppare una conoscenza sulla gestione delle temperature, dei radiatori, dei circuiti di raffreddamento da trasferire poi al prodotto di serie. E questo è solo un piccolo esempio. Pensate poi alle prestazioni in condizioni così complicate. 

Dacia alla Dakar 2025

Dacia alla Dakar 2025

Foto di: Dacia

Se è vero che la Sandrider ha utilizzato un 3 litri V6 biturbo a iniezione diretta, è anche vero che tutti i dati raccolti potrebbero portare a capire e declinare al meglio la gestione della potenza e della coppia motrice in modelli futuri. E così anche un ulteriore elemento che - tra l'altro - ha distinto Dacia dai suoi diretti concorrenti: la configurazione del cofano anteriore, così discendente, che ha migliorato significativamente la visuale dei piloti di oggi, e magari dei guidatori di domani. 

Tutte suggestioni certo, ma figlie di punti chiave fondamentali: affidabilità, robustezza sì, ma anche ricerca e sviluppo. Non è un caso che il progetto Sandrider prevede almeno altre due partecipazioni, fino al 2027. Una vetrina per raccontare quello che è il nuovo suo nuovo corso, la sua evoluzione certo... ma alla Dakar, qualsiasi vetrina si può insabbiare molto facilmente una volta che ci si scontra con le dune del deserto. 

Dacia alla Dakar 2025

Dacia alla Dakar 2025: polvere, sabbia, fatica e sfida estrema

Foto di: Dacia

Esser giunti al bivacco finale di Shubaytah, aver sfiorato il podio finale, nonostante due forature e sfortune varie nella prima settimana di gara, conquistando anche una tappa proprio con Al-Attiyah, è un ottimo biglietto da visita. Insomma, buona la prima.

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