Alex Zanardi: la grandezza di un uomo oltre l'automobile
Si è spento a 59 anni un'icona del nostro Paese e non solo. Pilota, sviluppatore, atleta paraolimpico, ispiratore
Una tazza di tè, un caffè e l'odore del legno di una baita. Alex Zanardi è lì, seduto, quando mi dice di avvicinarmi per scambiare quattro parole. È il 2019, sono in montagna ospite di BMW per l'iniziativa SciAbile, un progetto pionieristico di inclusione sociale.
Aveva appena finito di sciare Alex. Veloce, incredibilmente veloce. Stavo li, sommesso. In bilico tra il ruolo di giornalista e quello di appassionato. Perché Alex Zanardi da Castel Maggiore è un mito per chiunque. E non solo per chi ama i motori. Ogni sua parola permette di capire come i limiti sono principi da superare, non ostacoli su cui sedersi. E non sono frasi fatte.
"Io mi rendo conto che tante cose che faccio sembrano miracolose anche per come vengono raccontate"
Ride, Alex
"in realtà so bene che rappresentano delle complicazioni e se non fossi convinto che sia tecnicamente possibile fare determinate azioni, non ci proverei nemmeno".
Era reduce dalla 24 ore di Daytona, corsa usando un freno a leva, a bordo di una BMW M8 GTE. Lo faceva sembrare una cosa naturale. Capiva la portata delle sue gesta, ma cercava di svilupparne un insegnamento, un'idea, una normalizzazione mentre tentava di migliorare i suoi mondi. Anche quello dell'automobile.
La vita da Pilota
Alex Zanardi è stato l'uomo che ha reso possibile l'impossibile. Con naturalezza, forza. E una risata. Una prima carriera in Formula 1 non fortunatissima certo, corsa anche con scuderie prestigiose come Lotus, ma soprattutto una ascesa all'olimpo del motorsport in terra americana.
Divenne un idolo in Formula CART — l'attuale Indycar per sommi capi — quando, legandosi a Chip Ganassi, conquistò due campionati, con la Raynard Honda, rossa fuoco, che a noi italiani piaceva anche un po' di più. Divenne leggendario quando, a Laguna Seca, sorpassò al Cavatappi Bryan Herta, passando sulla sabbia. "The Pass", lo chiamarono gli americani.
Il ritorno in Formula 1 con Williams non fu fortunato, così ripiegò nel 2001 di nuovo per quella Champ Car. Team Mo Nunn, non di prima fascia. Al Lausitzring, in Germania, il 15 settembre 2001 — in un mondo ancora scosso dall'11 settembre — ha un'occasione per vincere. È un catino veloce quello tedesco.
A pochi giri dal termine perde il controllo in uscita dai box. La macchina si intraversa e si immette sulla pista dove arriva Alex Tagliani. Auto divelta. Spezzata in due. I soccorsi arrivano, ma la situazione è disperata. Arriva in ospedale con meno di un litro di sangue in corpo. Estrema unzione a Berlino, gambe amputate, 6 settimane di ricovero e 15 operazioni. 3 mesi dopo, è ai Caschi d'Oro di Autosprint con tutto il pubblico commosso. Si alza in piedi con le stampelle e se ne esce come solo un bolognese come lui può fare: "Sono così emozionato che mi tremano le gambe."
La seconda vita a pedali
Quella che per chiunque sarebbe una tragedia, per Zanardi diventa un'occasione. Di felicità sì, ma anche un modo per migliorare il mondo — e non solo il suo.
Con la Z-Bike — una handbike in fibra di carbonio sviluppata con Dallara (qui potete leggere la sua testimonianza raccolta dai nostri colleghi di Motorsport.com Italia) usando metodi del motorsport — inizia a pedalare. Di più, capisce che può diventare oltre. Nella fattispecie diventa campione Paralimpico a Londra 2012 e Rio 2016, oltre a conquistare innumerevoli mondiali su strada. Assurge ancor di più quel mondo, che fino a poco tempo prima era totalmente sconosciuto. Diventa più di un atleta. È ulteriore fonte di ispirazione. Esempio concreto.
Alex Zanardi è oro alle Paralimpiadi 2012
Il supporto al mondo dell'auto
È nell'automobile che il suo lavoro rischia di essere — paradossalmente — sottovalutato. La collaborazione con BMW Motorsport è stata ingegneria vera, evoluzione di circa vent'anni. Tutto iniziò nel 2003 con una BMW 320i, appena due anni dopo il Lausitzring. Il primo sistema era quasi artigianale.
Alex Zanardi
La svolta arriva nel 2018: per la prima volta frena con la mano, non con una protesi. 294 giri di test a Vallelunga prima di Misano. Nessun miracolo: preparazione. A Daytona 2019 sulla M8 GTE il sistema è definitivo — anello acceleratore sul volante, leva freno sul tunnel, cambio con scalata integrata in frenata. I colleghi di BMW Motorsport lo paragonarono a un batterista. Lui preferì Jimi Hendrix.
Alex Zanardi sulla BMW M3 DTM al Nurburgring
Tecnologie poi migrate nel mondo civile: con Fadiel Italiana sviluppò acceleratori wireless e leve freno elettroniche, oggi parte del progetto SpecialMente — i corsi BMW di guida sicura per persone con disabilità. Fuori dalla pista, lavorò con il Centro Protesi INAIL alla Handbike Kneeler.
Quel concetto, quell'idea, quella forza me la raccontava così, sempre in quella baita.
"È fondamentale chiedersi sempre: mi manca quello strumento… ma cos'altro ho dentro la borsa? Proviamo a fare quel che ho. E alla fine scopri che il limite era legato al non trovare una soluzione, non all'avere o meno uno strumento per trovarla."
Il secondo incidente, il riserbo, il lascito
La signora in nero, purtroppo, aveva in serbo un altro tiro. Il 19 giugno 2020, mentre prendeva parte a una delle tappe della staffetta Tricolore di Obiettivo 3, Zanardi perse il controllo su una bellissima strada in Val d'Orcia, invadendo la corsia e impattando contro un camion.
Da quel momento, a causa della gravità assoluta della situazione, Alex dovette affrontare un'altra sfida. Affrontata con riserbo e giusto silenzio, fino alla notizia il 1° maggio - l'assurdità della comunione con la fine terrena nello stesso giorno di Ayrton Senna - quando i nostri colleghi di Motorsport.com Italia hanno saputo della notizia e aspettato la comunicazione ufficiale della famiglia e, con profondo rispetto, l'hanno attesa prima di pubblicarla.
"È con profondo dolore che la famiglia comunica la scomparsa di Alessandro Zanardi, avvenuta improvvisamente nella serata di ieri, 1 maggio. Alex si è spento serenamente, circondato dall'affetto dei suoi cari. La famiglia ringrazia di cuore tutti coloro che in queste ore stanno manifestando vicinanza e chiede il rispetto del proprio dolore e della privacy in questo momento di lutto. Le informazioni relative alle esequie saranno comunicate successivamente."
La grandezza di Alex Zanardi da Castel Maggiore la ritrovo però, infine, giornalisticamente, in un'ultima frase di quell'incontro — in quelle parole scambiate durante l'evento SciAbile del 2019.
"Taluni si sorprendono anche solo perché esco dai box, perché dicono: cavoli, uno senza gambe dovrebbe stare a casa a vedere la tv. A quel punto, con un'aspettativa molto bassa, qualsiasi cosa io faccia mi fa acclamare dalle folle.
In realtà, ciò che ho fatto a Daytona non è stato nulla di eccezionale. Non ho vinto una gara dando un giro a tutti; sono stato competitivo, certo, e questo per me è importante — ma non tanto per la mia disabilità, quanto perché ho 50 anni passati, perché in macchina ci salgo mediamente una volta l'anno, e mi metto a confronto con ragazzi professionisti che lo fanno un giorno sì e uno no.
Allora, quando mi riesce di girare come loro, di fare gli stessi tempi, di esser lì e non essere un costo per la mia squadra ma addirittura una risorsa — è una cosa che mi dà gioia. Magari non lo confesso al giornalista, ma capita che a casa mi do una pacca sulla spalla e mi dico: però Zanardi… dai, il volante lo sai girare ancora."
Fotogallery: Alex Zanardi lancia #CoverYourPhone
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