Pirelli, come le gomme stradali nascono (anche) dalla Formula 1
Più grip sul bagnato, consumi ridotti e gomme specifiche per auto elettriche e ibride: le competenze della pista sono fondamentali
C'è un filo diretto tra le gomma che usiamo sulle nostre auto tutti i giorni e quella che ha corso questo weekend a Barcellona, durante un Gran Premio che ha riportato al successo Ferrari e Lewis Hamilton.
E non si tratta di marketing o di strategie di comunicazione ma di ingegneria concreta: Pirelli ha costruito negli anni un ponte sistematico tra il mondo della Formula 1 e la produzione stradale, e oggi questo collegamento si fonda su simulazione virtuale, intelligenza artificiale e permeabilità tra i reparti. A spiegarcelo è Dario Marrafuschi, a capo del reparto Motorsport di Pirelli, che ho incontrato ai box del Gran Premio di Spagna.
La pista come laboratorio: quando la F1 anticipa il futuro
Il trasferimento tecnologico non è un processo casuale. Pirelli ha strutturato una vera e propria policy aziendale — chiamata internamente "Race to Road" — che prevede una circolazione continua di persone e competenze tra il reparto motorsport e quello stradale. Ingegneri che lavorano in F1 passano allo sviluppo delle gomme di serie, e viceversa. Il risultato è che le innovazioni testate in pista arrivano sulle auto di tutti molto prima di quanto si possa immaginare.
Le gomme Pirelli per il campionato 2026 di Formula 1
Un esempio concreto riguarda l'elettrificazione. Progettare pneumatici per vetture elettriche - più pesanti, con una coppia istantanea molto diversa e una distribuzione dei pesi completamente differente rispetto alle termiche - ha richiesto lo stesso approccio che Pirelli usa da anni in Formula 1: sviluppare gomme per vetture che ancora non esistono.
"È la stessa sfida," spiega Marrafuschi. "In F1 dobbiamo congelare le specifiche a settembre dell'anno prima, per auto che a marzo dell'anno successivo ancora non hanno girato. Con i veicoli elettrici è successa la stessa cosa: dovevamo essere pronti prima che i costruttori lo fossero." Non a caso, Pirelli è stato il primo produttore a introdurre il marchio "Elect" sul fianco del pneumatico, pensato specificamente per le elettriche.
Porsche Taycan Turbo GT con kit Manthey e le Pirelli P Zero Trofeo RS
Il simulatore e l'intelligenza artificiale: meno prove fisiche, più qualità
L'altro grande lascito della F1 alla produzione stradale è il processo di simulazione virtuale. Fino a pochi anni fa, sviluppare una nuova gomma richiedeva decine di prototipi fisici, test su pista, aggiustamenti e nuovi test. Oggi, grazie a strumenti nati e affinati nel motorsport, Pirelli riesce ad arrivare al primo test fisico con il costruttore automotive già con una gomma praticamente definitiva — almeno in molti dei casi.
La prova dei nuovi Pirelli PZero a Monza
Le gomme Pirelli per il campionato 2026 di Formula 1
Il processo si articola in tre fasi: simulazione computazionale, ottimizzazione con intelligenza artificiale e, infine, validazione su simulatore di guida. L'AI, in particolare, ha rivoluzionato la velocità di calcolo: simulazioni che richiedevano tre giorni di elaborazione ora si completano in una frazione del tempo, permettendo di esplorare migliaia di combinazioni di materiali e geometrie del battistrada.
Il risultato pratico per chi guida un'auto normale? Gomme che riescono a superare i tradizionali compromessi - grip sul bagnato contro resistenza al rotolamento, frenata sull'asciutto contro durata - che per decenni hanno vincolato i progettisti. Ottimizzare tutti questi parametri insieme, spiega Marrafuschi, era semplicemente impossibile prima che questi strumenti di tecnologia avanzata
Il sensore nella gomma: quando la strada anticipa la pista
C'è però un caso invertito: i sensori integrati nel pneumatico. Pirelli li ha sviluppati e testati nel motorsport, ma oggi sono già realtà sulla produzione stradale, mentre in Formula 1 non sono ancora stati adottati. Il sensore, alloggiato all'interno della gomma, è in grado di rilevare in tempo reale pressione, temperatura e comportamento del pneumatico durante la marcia.
Pirelli Cyber Tyre
Le Pirelli Cyber Tyre e la Pagani Utopia Roadster
Informazioni che il veicolo può usare per adattare la risposta dell'assetto, ma che possono anche essere trasmesse all'infrastruttura stradale: una gomma che rotola sull'asfalto e rileva buche, avvallamenti e irregolarità diventa di fatto una sonda mobile per monitorare lo stato delle strade, capace di condividere le informazioni con gli altri veicoli.
Per una volta, non è la pista a insegnare qualcosa alla strada, ma il contrario. In F1, spiega Marrafuschi, l'adozione dei sensori richiederebbe prima un accordo regolamentare con FIA e Formula 1, con implicazioni complesse da gestire. Nel frattempo, chi guida un'auto stradale equipaggiata con le gomme sensorizzate di nuova generazione ha già accesso a una tecnologia che i piloti di F1, almeno per ora, non hanno.
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