Crisi Volkswagen, Blume conferma fino a 100.000 licenziamenti
Il costruttore europeo affronta il calo dei profitti con una profonda riorganizzazione che coinvolge produzione, occupazione e gamma
Il Gruppo Volkswagen accelera il piano di riorganizzazione con l'obiettivo di tornare a generare profitti dopo il forte calo registrato negli ultimi anni.
L'amministratore delegato Oliver Blume ha confermato che il numero degli esuberi previsti potrebbe arrivare fino a 100.000 dipendenti entro il 2030, raddoppiando la stima comunicata nei mesi scorsi. Parallelamente, il gruppo intende ridurre il numero di modelli in vendita e sta valutando la chiusura di quattro stabilimenti tedeschi, in una strategia che punta a semplificare l'attività e contenere i costi.
La redditività diventa la priorità
Secondo Blume, il problema non è rappresentato dalla domanda del mercato, ma dalla scarsa redditività di molti prodotti. Le vetture del gruppo continuano a essere apprezzate dai clienti, ma i margini economici non sono sufficienti a sostenere una struttura industriale così ampia.
Per questo Volkswagen intende concentrare gli investimenti sui modelli che registrano i volumi di vendita più elevati e garantiscono i profitti maggiori, eliminando una parte consistente della gamma. L'intento, come abbiamo già scritto, è ridurre la complessità produttiva limitando drasticamente il numero di versioni e optional disponibili, così da abbassare i costi lungo tutta la filiera.
Meno fabbriche per affrontare una crisi globale
Il piano di ristrutturazione arriva in un momento particolarmente delicato per il gruppo tedesco, proprietario di Audi, Porsche, Skoda, Seat, Cupra, Lamborghini e Bentley. I profitti sono scesi dai 22,6 miliardi di euro del 2023 agli 8,9 miliardi del 2025, mentre l'intero settore automobilistico europeo deve fare i conti con la crescente concorrenza dei costruttori cinesi, gli ingenti investimenti necessari per la transizione verso l'elettrico e l'impatto dei dazi del 25% imposti dagli Stati Uniti sulle auto importate.
La fabbrica di Zwickau, in Germania
In questo contesto Volkswagen, lo ricordiamo, ha confermato di valutare la chiusura degli stabilimenti di Hanover, Neckarsulm, Zwickau ed Emden, due dei quali specializzati nella produzione di auto elettriche. Le misure hanno già provocato proteste in Germania, mentre il gruppo punta a ridurre la capacità produttiva complessiva e a rendere più sostenibile la propria struttura industriale nel lungo periodo.
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