Il Gruppo Volkswagen chiude 4 fabbriche entro il 2034?
La notizia che circola in Germania parla degli stabilimenti di Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm
Il Gruppo Volkswagen si prepara a una delle riorganizzazioni più profonde della sua storia. Da tempo si parla di tagli ai costi, riduzione del personale e possibili chiusure di stabilimenti. Ora, però, il piano sembra entrare nella fase operativa: secondo Der Spiegel, il Consiglio di amministrazione guidato dall'amministratore delegato Oliver Blume starebbe valutando un ridimensionamento radicale della rete produttiva in Germania.
Stando alle indiscrezioni, nei prossimi anni la produzione dovrebbe cessare completamente in quattro siti storici. La riorganizzazione riguarderebbe circa 40.000 dipendenti e prevederebbe un taglio complessivo di 50.000 posti di lavoro entro il 2030. Al momento, né un portavoce del Consiglio di sorveglianza né i rappresentanti dei lavoratori hanno commentato le indiscrezioni.
Se confermato, il piano segnerebbe un ulteriore irrigidimento della strategia di contenimento dei costi. Le precedenti ipotesi interne prevedevano infatti la chiusura degli stabilimenti interessati non prima del 2032, mentre ora i tempi potrebbero accelerare sensibilmente, con i primi impianti destinati a fermarsi già nei prossimi anni.
Gli stabilimenti interessati: cosa prevedono i piani
Secondo le indiscrezioni, il Consiglio di amministrazione punterebbe a un’uscita scaglionata dai siti produttivi tedeschi:
- Zwickau ed Emden: in questi due stabilimenti VW la produzione di auto dovrebbe terminare già tra cinque anni, quindi nel 2031;
- Hannover: lo stabilimento dei veicoli commerciali seguirebbe nel 2032;
- Neckarsulm: per la fabbrica Audi la fine della produzione sarebbe prevista nel 2034.
La fabbrica di Zwickau, in Germania
Lo stabilimento Audi di Neckarsulm
Per i siti tedeschi coinvolti, secondo queste valutazioni, bisognerebbe trovare nuove destinazioni d’uso. Tra le ipotesi in discussione ci sarebbe anche una possibile vendita ad aziende della difesa.
Delocalizzazione verso l’Europa orientale e forti tagli agli investimenti
Dietro le ipotesi di chiusura ci sarebbe un cambio di strategia di fondo: i modelli oggi assemblati in Germania dovrebbero essere prodotti in futuro in impianti più competitivi dell’Europa orientale. Gli investimenti verrebbero convogliati in modo mirato verso siti come lo stabilimento Volkswagen di Bratislava o la fabbrica Audi di Györ, in Ungheria.
La fabbrica Audi di Gyor, in Ungheria
Allo stesso tempo, Blume vorrebbe ridurre in modo significativo gli investimenti nel periodo 2027-2031, dagli ultimi 180 miliardi a 135 miliardi di euro. L’obiettivo della linea dura è portare il debole margine operativo del Gruppo a oltre il 9% entro il 2030, più che triplicandolo rispetto ai valori attuali.
Le cause della crisi
Secondo quanto riportato da Der Spiegel, il Gruppo Volkswagen sta attraversando una fase di forte pressione sui profitti. Nel primo trimestre del 2026 il margine operativo si è fermato al 3,3%, ben al di sotto dell'obiettivo dichiarato dal costruttore, compreso tra l'8% e il 10%.
A pesare sui conti sono diversi fattori. In Cina, che per anni è stata il mercato più redditizio per il Gruppo, le vendite continuano a rallentare a causa della crescente concorrenza dei costruttori locali, in particolare BYD. Per recuperare terreno, Volkswagen punta sul marchio Jetta e sulla partnership con Xpeng, nata per accelerare lo sviluppo di modelli specifici destinati al mercato cinese.
A complicare ulteriormente la situazione ci sono i dazi sulle auto negli Stati Uniti, che secondo le stime potrebbero costare al Gruppo di Wolfsburg circa 5 miliardi di euro all'anno. Allo stesso tempo, i marchi del gruppo, tra cui Audi e Porsche, devono sostenere ingenti investimenti sia nello sviluppo delle auto elettriche sia nell'evoluzione dei motori a combustione, ancora fondamentali in molti mercati.
La mossa di Blume per ridurre l’influenza della Bassa Sassonia
Nel corso della riunione del Consiglio di sorveglianza in programma nel pomeriggio a Wolfsburg, il piano dovrebbe trovare una forte opposizione. L'organo di controllo è infatti influenzato dalla componente dei lavoratori, guidata dalla presidente del Consiglio di fabbrica Daniela Cavallo, mentre il Land della Bassa Sassonia dispone del 20% dei diritti di voto. Il ministro-presidente Olaf Lies (SPD) e la vice Julia Willie Hamburg (Verdi) hanno già espresso in passato la loro contrarietà a qualsiasi ipotesi di chiusura degli stabilimenti.
Per ridurre il peso del veto politico, il piano elaborato dal management guidato da Oliver Blume comprenderebbe anche una profonda riorganizzazione societaria. Secondo le indiscrezioni, il marchio Volkswagen verrebbe separato dalla struttura del Gruppo e trasformato in una controllata, sul modello di Audi e Skoda, entrambe già operative sotto la holding.
Questa modifica consentirebbe di aggirare, almeno in parte, gli effetti della storica "legge Volkswagen", che attribuisce alla Bassa Sassonia uno speciale diritto di veto sulle decisioni strategiche. Lo stesso schema potrebbe essere adottato anche per la divisione Componenti, responsabile della produzione di parti meccaniche e con stabilimenti a Kassel, Braunschweig e Salzgitter. In questo modo il Land vedrebbe ridursi sensibilmente la propria capacità di influenzare eventuali future decisioni sulla chiusura degli impianti.
Scontro ai vertici nel Consiglio di sorveglianza
È comunque difficile che il piano del Consiglio di amministrazione ottenga rapidamente il via libera. Secondo Der Spiegel, nella riunione odierna non è previsto alcun voto, segno che il confronto è ancora lontano da una conclusione.
Già nelle ore precedenti all'incontro, il comitato di presidenza del Consiglio di sorveglianza – di cui fanno parte, tra gli altri, il presidente Hans-Dieter Pötsch e la leader del sindacato IG Metall Christiane Benner – avrebbe discusso a lungo la bozza di una possibile delibera. Le tensioni emerse all'interno di questo ristretto gruppo dirigente vengono interpretate a Wolfsburg come il segnale di uno scontro particolarmente acceso sul futuro del Gruppo Volkswagen.
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