Ho guidato la Mercedes della leggenda del design Bruno Sacco
Dalla Mercedes 190 alla Classe E W124, Bruno Sacco ha definito un’epoca. Vi racconto il viaggio sulla sua 560 SEC
Bruno Sacco è stato uno dei designer più importanti nella storia di Mercedes. Nato a Udine nel 1933, ha firmato alcune delle auto più iconiche della Casa tedesca, contribuendo a definire lo stile del marchio per oltre trent’anni. Dal suo tavolo da disegno sono nate vere icone, dalla Mercedes 190 alla Classe E W124, passando per la SL R129 e la Classe G. A settembre dello scorso anno Sacco è scomparso, lasciando un’eredità stilistica ancora oggi riconosciuta dagli appassionati.
Per ricordare il suo lavoro, Mercedes ha recentemente accolto nell’archivio storico aziendale una serie di oggetti personali che gli sono appartenuti (donati dalla figlia Mercedes Sacco). Disegni, schizzi, riconoscimenti e persino il suo celebre cappello raccontano il percorso di un uomo che ha cambiato il volto della Stella. Ma il modo più autentico per rendere omaggio a Sacco è stato mettersi al volante della sua ultima auto personale: una Mercedes 560 SEC del 1990, oggi entrata nella collezione ufficiale Mercedes-Benz Classic.
Dal Friuli a Sindelfingen: il designer che ha cambiato Mercedes
Bruno Sacco iniziò la sua carriera nel mondo del design automobilistico nelle celebri officine torinesi, dove maturò le prime esperienze professionali. Nel 1958 arrivò in Germania, a Sindelfingen, sede del centro stile Mercedes, dove sarebbe rimasto per tutta la vita.
Il suo percorso rappresenta un incontro tra due culture automobilistiche molto diverse: da una parte l’eleganza e la sensibilità estetica italiana, dall’altra il rigore tecnico e la ricerca della durata tipica della tradizione tedesca. Da questa combinazione nacque uno stile riconoscibile, basato su proporzioni equilibrate, linee senza tempo e una forte continuità tra i diversi modelli della gamma.
Bruno Sacco
Sacco non si considerava un artista nel senso tradizionale del termine, ma più un architetto dell’estetica automobilistica. Il suo obiettivo non era creare auto legate alle mode del momento, ma vetture capaci di mantenere valore e riconoscibilità anche dopo molti anni.
Tra i suoi principi più celebri c’erano due concetti fondamentali. Il primo era la “affinità verticale”: ogni nuova Mercedes doveva evolvere rispetto al modello precedente senza farlo sembrare improvvisamente vecchio. Il secondo era la “omogeneità orizzontale”: tutti i modelli della stessa epoca dovevano condividere una stessa identità visiva, dalla Classe S alla più compatta 190.
Un approccio che ha permesso a Mercedes di costruire una famiglia di modelli coerente negli anni Ottanta e Novanta. Sotto la sua guida sono nate alcune delle Mercedes più amate di sempre, come la 190 (W201), la Classe E W124, la SL R129 e l’evoluzione della Classe G, oltre al prototipo sperimentale C111.
Le quattro Mercedes C111 Concept
Al volante della Mercedes 560 SEC di Bruno Sacco
La Mercedes 560 SEC C126 del 1990 è considerata dallo stesso designer una delle sue creazioni migliori. Acquistata personalmente nel 2017, quando era già un’auto di quinta mano, rappresentava per Sacco il ritorno a una vettura profondamente legata alla sua carriera.
Mercedes-Benz Classic ha scelto di conservarla nello stato originale, senza restaurarla. Una decisione precisa: ogni piccolo segno sulla carrozzeria blu scuro racconta una parte della sua storia. Non è un semplice oggetto da museo, ma una testimonianza vissuta dell’uomo che l’ha progettata.
Quando salgo a bordo, il contachilometri indica circa 119.000 chilometri, una percorrenza compatibile con i decenni trascorsi su strada, anche se non è possibile verificarne con assoluta certezza l’origine. In questo caso Mercedes ha deciso di non effettuare la costosa certificazione ufficiale di originalità, ritenendo sufficiente il valore storico dell’auto.
Aprendo la pesante portiera si entra in un abitacolo che sembra arrivare direttamente dalla fine degli anni Ottanta. La pelle grigia dei sedili, il legno della console centrale e il velluto del pavimento raccontano una filosofia fatta di qualità e durata. L’esemplare di Sacco era inoltre dotato di tetto apribile, supporto lombare regolabile, sedili riscaldabili e persino un estintore integrato.
Prima di avviare il motore bisogna però superare un piccolo ostacolo: nel vano piedi è ancora presente un vecchio sistema antifurto aggiunto negli anni Novanta. Dopo aver premuto un piccolo pulsante nascosto, i relè si sbloccano e il classico avviamento con chiave metallica permette al grande V8 da 5,6 litri di prendere vita.
Il motore eroga ufficialmente 300 CV, ma la sensazione alla guida non è quella di una sportiva aggressiva. La 560 SEC nasce per viaggiare in assoluto comfort: il cambio automatico a quattro rapporti rende ogni passaggio quasi impercettibile e il V8 lavora con grande discrezione.
Sulle strade intorno a Stoccarda, con i finestrini abbassati e il tetto apribile aperto, emerge tutta la filosofia di Sacco. La carrozzeria senza montante centrale crea una linea laterale pulita e rende l’abitacolo ancora più luminoso. È facile immaginare il designer italiano alla guida della sua stessa creazione, con il cappello in testa e lo sguardo rivolto alle proporzioni del cofano davanti a sé.
La 560 SEC dimostra ancora oggi la forza del suo design: le linee sono eleganti senza essere appariscenti, moderne senza inseguire mode passeggere. Anche i cerchi da 15 pollici con il classico disegno “Gullideckel” contribuiscono a quell’equilibrio che ha reso questa Mercedes un’icona.
Un’eredità che continua nell’archivio Mercedes
La donazione degli oggetti personali di Bruno Sacco permette oggi a Mercedes di conservare non solo alcuni documenti storici, ma anche il metodo e la filosofia dietro ai suoi progetti. L’archivio della Casa tedesca non è soltanto un deposito di materiali del passato, ma un luogo dove viene raccontato il processo creativo che ha portato alla nascita dei modelli più importanti.
Mercedes 190
Il suo lavoro ha segnato un’intera epoca del marchio. La Mercedes 190 dimostrò che la tradizionale identità della Stella poteva essere trasferita anche a una vettura compatta, mentre la W124 divenne un simbolo di solidità e precisione. Negli anni Novanta, inoltre, la sua squadra riuscì a gestire una grande espansione della gamma, introducendo modelli completamente nuovi come la SLK e la prima Classe A senza perdere il legame con la storia del marchio.
Mercedes SLK
La 560 SEC con targa storica Mercedes rappresenta oggi il simbolo più concreto di quella filosofia. Dimostra che un’auto può restare attuale senza ricorrere a soluzioni spettacolari o a cambiamenti radicali. Le creazioni di Bruno Sacco non puntavano a sorprendere a ogni costo, ma a costruire forme capaci di resistere al tempo.
Ed è proprio questo il segno lasciato dal designer italiano: aver dimostrato che il vero progresso non nasce dalla rottura con il passato, ma dalla capacità di evolverlo con equilibrio.
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