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Auto aziendali, stretta fringe benefit si paga oltre il 50% in più

Il Decreto Omnibus introduce una maggiorazione del 50% della tassazione per le auto aziendali oltre il quinto anno di immatricolazione

Stangata sui fringe benefit per le auto aziendali
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

La tassazione sulle auto aziendali sta per cambiarel. Il Decreto Omnibus è entrato nella fase parlamentare dopo il via libera della Ragioneria generale dello Stato, come riporta il Corriere della Sera. Il testo, approvato dal Consiglio dei ministri il 10 giugno 2026 come quarto correttivo dei decreti attuativi della delega fiscale, dovrà ora passare al vaglio delle commissioni competenti prima di tornare all'esame del governo, con ogni probabilità dopo la pausa estiva.

Secondo quanto ricostruito da altri organi di stampa specializzata, il provvedimento corrisponde all'Atto del Governo numero 430, trasmesso alle Camere il 21 luglio per l'acquisizione dei pareri parlamentari: alla data del 29 luglio non risulta quindi ancora definitivamente in vigore. La misura più rilevante riguarda la tassazione delle auto aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti, con una maggiorazione della base imponibile che può arrivare al 50% per i veicoli più datati. Il provvedimento interviene inoltre su welfare aziendale, riassegnazione dei mezzi e tempistiche per la detrazione dell'IVA.

La maggiorazione del 50% dopo il quinto anno

Il decreto modifica l'articolo 51, comma 4, del Tuir, introducendo una maggiorazione del 50% del valore imponibile utilizzato per calcolare il fringe benefit sui veicoli aziendali che superano il quinto anno dalla prima immatricolazione.

Secondo quanto specificato la maggiorazione non si traduce in una nuova aliquota fiscale autonoma, ma agisce sul valore convenzionale ACI che viene sommato al reddito imponibile del dipendente. La soglia scatterebbe dal 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di prima immatricolazione.

Volkswagen Tiguan Edition 20 (2026)

La penalizzazione si applica indipendentemente dal tipo di alimentazione

Foto di: Volkswagen

La penalizzazione si applica indipendentemente dal tipo di alimentazione: restano coinvolte non solo le vetture a benzina e diesel, ma anche quelle elettriche, perché il criterio adottato riguarda esclusivamente l'età del mezzo e non le emissioni. L'obiettivo dichiarato, spiega il Corriere, è incentivare il rinnovo delle flotte aziendali.

Un esempio pratico

Per comprendere l'effetto della norma, nel caso di un'auto a benzina con un valore convenzionale ACI di 6mila euro l'anno, calcolato sulla percorrenza forfettaria di 15mila km annui prevista dalle tabelle ACI 2026.

Benficio Valore imponibile
Fringe benefit entro il quinto anno 3.000 €
Fringe benefit oltre il quinto anno (+50%) 4.500 €

L'aumento di 1.500 euro della base imponibile si riflette sia sull'Irpef sia sui contributi a carico del dipendente. L'effetto è invece più contenuto per i veicoli elettrici, per i quali la percentuale di partenza applicata al valore ACI resta più bassa.

Gli optional non censiti e le altre correzioni

Per gli accessori non presenti nelle tabelle ACI e non acquistati direttamente dal lavoratore, come sistemi di navigazione o cerchi in lega, il decreto introduce una maggiorazione forfettaria del 5% del valore del fringe benefit, come indicato anche da FiscoeTasse.

Il provvedimento risolve, inoltre, alcuni nodi interpretativi emersi dopo la legge di bilancio 2025: viene confermata la possibilità di riassegnare le vetture ordinate nel 2024 e consegnate ai dipendenti dopo il primo luglio 2025 senza applicare il più oneroso criterio del "valore normale".

Volkswagen Tiguan Edition 20 (2026)

Il decreto introduce una maggiorazione forfettaria del 5% del valore del fringe benefit sugli accessori non compresi nelle tabelle ACI

Foto di: Volkswagen

Welfare aziendale e coperture finanziarie

Il decreto interviene anche sulla disciplina dei familiari a carico legata ai piani di welfare aziendale, eliminando il requisito della convivenza o della percezione di assegni alimentari per l'accesso ad alcune agevolazioni fiscali. La modifica si applicherà a partire dal periodo d'imposta in corso al 20 dicembre 2025.

Le coperture finanziarie del provvedimento arrivano in parte da tre interventi fiscali — il riallineamento dei valori contabili e fiscali, l'innalzamento dall'11 al 20% della ritenuta sui dividendi versati ai fondi pensione europei e l'affrancamento delle partecipazioni in Paesi black list — e in parte, per circa 1,12 milioni di euro l'anno tra il 2028 e il 2040, dal fondo destinato all'attuazione della riforma fiscale.