Ford Mustang (1968), la prova del mito americano diventato leggenda
Star del cinema, icona dell'auto e sogno di milioni di appassionati: abbiamo provato una Mustang Fastback del 1968 tutta restaurata
Ci sono auto che rappresentano un’epoca e altre che riescono a diventare vere e proprie icone della cultura automobilistica. La Ford Mustang appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.
L’esemplare protagonista della nostra prova è qualcosa di ancora più speciale: una Fastback del 1968 completamente restaurata, curata nei minimi dettagli e migliorata sotto diversi aspetti tecnici, mantenendo però intatto il fascino originale che l’ha resa celebre.
Dalla carrozzeria verniciata nella stessa tonalità della Mustang di Bullitt al V8 potenziato fino a 280 CV, questa muscle car rappresenta un perfetto equilibrio tra autenticità storica e piacere di guida moderno. Salire a bordo significa immergersi immediatamente nell’America degli anni '60, tra cromature scintillanti, strumenti analogici e il rombo inconfondibile di un grande e possente V8.
Ford Mustang Fastback (1968), gli esterni
Nel 1967, Ford introdusse degli importanti cambiamenti rispetto al modello originario presentato nel 1964. La Casa americana decise di intervenire sia sul piano estetico sia su quello tecnico, dando vita a una vettura più muscolosa e aggressiva. La carrozzeria venne allargata di circa 5 cm, una modifica introdotta non soltanto per migliorare la presenza scenica dell’auto, ma anche per consentire l’installazione di propulsori V8 di cilindrata maggiore.
Anche nell'esemplare del 1968 si ritrovano questi aggiornamenti. Guardandolo frontalmente emerge subito la nuova calandra, più ampia e imponente rispetto alle prime Mustang. Le proporzioni risultano perfettamente bilanciate e il lungo cofano motore comunica immediatamente la vocazione prestazionale della vettura. L'andamento inclinato del lunotto è poi una caratteristica tipica della carrozzeria Fastback, più slanciata rispetto alla classica berlina a tre volumi.
Questo esemplare, poi, è stato restaurato con una cura quasi maniacale e ogni dettaglio contribuisce a restituire l’impressione di trovarsi davanti a un’auto appena uscita dalla catena di montaggio.
La verniciatura Dark Highland Green merita una menzione speciale. Si tratta della stessa tonalità resa immortale dalla Mustang guidata da Steve McQueen nel film Bullitt, una scelta che enfatizza ulteriormente il carattere cinematografico della vettura.
I paraurti cromati valorizzano ulteriormente l’eleganza della coupé statunitense, mentre i cerchi da 15" abbinati agli pneumatici BF Goodrich da 225 mm all’anteriore e 235 mm al posteriore contribuiscono a creare un look autenticamente muscle car.
Nella parte posteriore si notano invece i gruppi ottici concavi, una delle principali novità introdotte proprio nel 1967. Un dettaglio apparentemente semplice ma che resta tutt'oggi uno degli aspetti maggiormente riconoscibili della Mustang, tanto che si ritrova pure nella generazione più recente.
Ford Mustang Fastback (1968), gli interni
Aprendo la portiera si viene accolti da un abitacolo che conserva fedelmente lo spirito originale dell’epoca. Il restauro è stato volutamente conservativo e ha preservato tutti gli elementi che rendono unica questa Mustang.
Ford Mustang Fastback (1968), la plancia
La plancia è dominata dalla caratteristica struttura a doppia gobba che ancora oggi ispira il design delle Mustang moderne. Davanti al conducente trova posto una strumentazione completamente analogica con tachimetro, indicatore della pressione dell’olio, temperatura dell’acqua e tutte le informazioni essenziali. Le grafiche sono semplici e leggibili, mentre gli strumenti trasmettono quella sensazione meccanica ormai rara sulle automobili contemporanee.
Particolarmente affascinanti sono gli interruttori cromati che impreziosiscono la console e i comandi della climatizzazione. Ogni azionamento restituisce una piacevole sensazione tattile che contribuisce all’esperienza complessiva.
Il volante in legno rappresenta uno dei punti focali dell’abitacolo. La corona sottile e le razze metalliche evocano immediatamente il mondo delle muscle car degli anni '60. Accanto al guidatore trova posto la leva del cambio manuale a quattro rapporti, elemento fondamentale per instaurare un rapporto diretto con la meccanica.
I sedili rivestiti in vinile mantengono l’aspetto originale e offrono una seduta confortevole per l’epoca. La configurazione è quella classica 2+2: i posti anteriori risultano sufficientemente spaziosi, mentre quelli posteriori sono più sacrificati. Ford aveva comunque previsto alcune attenzioni per il comfort dei passeggeri posteriori, come le bocchette dedicate per la ventilazione.
Interessante anche la versatilità del bagagliaio. Abbattendo la panchetta posteriore si ottiene infatti uno spazio di carico sorprendentemente ampio, una caratteristica che rendeva la Fastback più pratica rispetto a quanto si potrebbe immaginare osservandone la silhouette sportiva.
Ford Mustang Fastback (1968), la guida
Basta girare la chiave per capire immediatamente il motivo per cui la Mustang è diventata una leggenda. Il V8 prende vita con un borbottio profondo e coinvolgente che si trasforma rapidamente in un rombo pieno e metallico. È una colonna sonora autentica, capace da sola di riportare indietro nel tempo.
Rispetto alla configurazione originale, questo esemplare beneficia di una serie di interventi meccanici che hanno incrementato sensibilmente le prestazioni. Grazie a modifiche che interessano albero a camme, pistoni e carburatore, la potenza è salita dagli originari circa 220 CV fino a circa 280 CV.
Ford Mustang Fastback (1968), il motore
L’erogazione è vigorosa superati i 3.000 giri, con l'otto cilindri che inonda l'abitacolo col suo sound e la sua progressione. Il suono del V8 è talmente forte che bisogna resettare i propri sensi per godersi appieno l'accelerazione della Mustang, capace di urlare fino ai 7.000 giri.
La Mustang del 1968 introdusse poi anche importanti miglioramenti al telaio. Ford adottò molle più rigide, una barra antirollio anteriore maggiorata e una messa a punto più orientata alla guida sportiva. Interventi che permisero di contenere meglio il rollio e migliorare la precisione nelle curve.
Ford Mustang Fastback (1968), un dettaglio del 5.0 V8
Naturalmente gli standard dinamici restano quelli di una muscle car classica. Lo sterzo non ha la precisione chirurgica delle sportive moderne, ma restituisce una sensazione autentica e coinvolgente. L’assetto è rigido al posteriore, mentre l'anteriore appare leggero.
Avvallamenti e buche si avvertono nitidamente e in piena accelerazione portano l'auto a scomporsi un po'. Ovviamente non ci sono controlli elettronici di sorta e occorre quindi tanto buon senso nel "leggere" le condizioni dell'asfalto e provare ad anticipare il comportamento dell'auto.
Ford Mustang Fastback (1968), il cambio
Alla guida ci si sente protagonisti di un film americano, accompagnati dal rombo del V8 e da una posizione di guida che regala una visuale privilegiata sul lungo cofano anteriore.
È un’esperienza emozionale prima ancora che prestazionale, capace di trasformare ogni percorso in un viaggio attraverso la storia dell'automobile, stampando un sorriso a chi si ritrova al volante, senza contare gli innumerevoli segni di apprezzamento da parte delle persone e degli altri automobilisti.
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