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Pneumatici: cinque prove in pista per smontare i falsi miti

Assogomma porta in pista le prove, sotto la lente: pressione, scolpitura e data di produzione e i dati smentiscono le fake news

Falsi miti sulle gomme
Foto di: Assogomma

Immaginate di trovarvi davanti a due set di pneumatici identici per marca e misura, ma con date di fabbricazione distanti qualche anno. Quale montereste sulla vostra auto? Se la risposta è "quelli più freschi, per sicurezza", non siete soli — ma potreste avere torto. Ed è esattamente questa convinzione, radicata, ma non supportata da evidenze tecniche, che Assogomma ha voluto mettere alla prova sul circuito di Varano de' Melegari nell'ambito del programma "Pneumatici sotto controllo".

Cinque prove dinamiche, vetture strumentate, istruttori della scuderia De Adamich a bordo: un test sul campo, ripetibile e confrontabile, con dati acquisiti in tempo reale. L'obiettivo non era celebrare nessun prodotto, ma rispondere ad alcune domande concrete che ogni automobilista dovrebbe porsi: le gomme "vecchie" frenano peggio? Conta più la pressione o la scolpitura? Dove si montano le gomme migliori — davanti o dietro?

La data di produzione? Non è una data di scadenza

Partiamo dal mito più diffuso, alimentato da qualche rivenditore online che pubblicizza le proprie gomme con slogan come «qui si vendono gomme fresche». Il messaggio implicito è che uno pneumatico prodotto da poco sia intrinsecamente più sicuro di uno fabbricato uno, due o tre anni prima. I test lo smentiscono con dati alla mano.

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Foto di: Assogomma

Le prove di frenata su asciutto a 70 e 90 km/h — eseguite con due vetture equipaggiate con pneumatici Michelin della stessa misura (225/40 R19) ma di produzione diversa — hanno mostrato differenze nell'ordine di pochissimi centimetri, senza alcuna prevalenza sistematica a favore degli pneumatici più recenti. Lo stesso risultato si è ripetuto sul bagnato artificiale, a 50 e 70 km/h, con Pirelli 225/40 R19: le distanze di arresto erano praticamente sovrapponibili, con variazioni inferiori a ±10 cm, ben all'interno della naturale variabilità statistica delle prove.

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Foto di: Assogomma

Insomma, uno pneumatico correttamente conservato per mesi o anche per oltre tre anni si comporta in modo analogo a uno appena uscito di fabbrica. La spiegazione è tecnica: la data di fabbricazione — il codice DOT stampigliato sul fianco — è uno strumento di tracciabilità per il produttore, utile in caso di richiami. Non è, e non può essere, una data di scadenza. I pneumatici non scadono come il latte.

Ciò non significa che uno pneumatico duri per sempre: usura, stoccaggio scorretto, esposizione agli agenti atmosferici o ai raggi UV possono degradarlo nel tempo. Ma questi fattori si valutano visivamente e con la misurazione della scolpitura, non leggendo il codice DOT. Le raccomandazioni ETRTO su come conservare correttamente gli pneumatici sono liberamente consultabili sul sito pneumaticisottocontrollo.it.

Davanti o dietro? La risposta che può salvarti in curva

Tra le prove più significative c'è quella in curva su fondo bagnato, a velocità compresa tra 70 e 80 km/h. Qui si è testato uno scenario fin troppo comune nella realtà: un automobilista che, al momento di sostituire solo due pneumatici su quattro, non sa dove montarli — e spesso sceglie l'asse anteriore, perché "si sterza con le ruote davanti".

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Foto di: Assogomma

Il test con Goodyear ha reso evidente il problema: la vettura con le gomme in condizioni migliori al posteriore (battistrada nuovo sul retro, usurato a 2,5 mm davanti) ha affrontato la curva con stabilità. Quella con la configurazione opposta — gomme usurate al posteriore — ha mostrato un sovrasterzo evidente, arrivando a perdere aderenza.

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Foto di: Assogomma

Fisicamente, il motivo è semplice: le ruote posteriori non sterzano, ma sono fondamentali per mantenere la traiettoria in curva. Quando perdono grip, il retrotreno slitta verso l'esterno ed è molto più difficile da correggere rispetto al sottosterzo che si genera con le ruote anteriori usurate. La regola da ricordare è una sola: i pneumatici in condizioni migliori sempre al posteriore, indipendentemente dalla trazione del veicolo.

La pressione: piccolo dettaglio, grandi conseguenze

La terza area di indagine ha riguardato la pressione di gonfiaggio, forse il parametro più trascurato nella manutenzione ordinaria. Dopotutto, c'è il TPMS: perché controllare manualmente? Perché il TPMS interviene solo quando la pressione scende in modo significativo, non monitora le variazioni graduali che già influenzano sicurezza e consumi.

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Foto di: Assogomma

La prova di handling con Bridgestone — confrontando pneumatici a pressione corretta (2,4 bar davanti, 2,2 bar dietro) con un sotto-gonfiaggio di circa −0,3 bar — ha mostrato differenze nella prontezza dello sterzo e nella precisione di guida. Non sempre percepibili da un guidatore comune in condizioni di traffico normale, ma reali, e potenzialmente critiche in situazioni di emergenza. Il sistema TPMS, ricorda Assogomma, è "un utile supporto, non un sostituto della manutenzione periodica".

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Foto di: Assogomma

Ma è sulla prova dei consumi che i numeri diventano davvero eloquenti. Dieci giri omogenei con Continental 255/45 R20 a pressioni corrette, poi altri dieci con un sotto-gonfiaggio di 0,5 bar su tutti e quattro gli pneumatici: il carburante consumato è stato misurato con rabbocco preciso al termine di ciascuna sessione.

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Foto di: Assogomma

Risultato: con le pressioni insufficienti, la vettura ha consumato dal 12% al 15% di carburante in più a parità di distanza e stile di guida. Un dato che, proiettato su base annua per un automobilista medio, si traduce in decine di euro sprecati — oltre a un'usura più rapida degli pneumatici stessi e a un aumento delle emissioni di CO2

Perché è importante parlarne adesso

Iniziative come "Pneumatici sotto controllo" rispondono a un bisogno reale: la disinformazione sulle gomme circola liberamente online, spesso veicolata da chi ha interesse a vendere prodotti a rotazione più rapida. La data di fabbricazione è diventata un argomento di marketing, nonostante non abbia alcuna correlazione tecnica dimostrata con le prestazioni — purché la conservazione sia stata corretta.

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Pneumatici cinque prove in pista a Varano

Foto di: Assogomma

I costi dell'energia e dei carburanti, in forte crescita (anche per via delle tensioni geopolitiche internazionali, rendono ancora più urgente sensibilizzare i guidatori sui comportamenti virtuosi): controllare la pressione ogni mese, verificare lo stato della scolpitura, sapere dove montare le gomme migliori. Sono abitudini semplici, a costo zero o quasi che incidono però in modo diretto su sicurezza, economia di esercizio e impatto ambientale.

Riepilogo delle prove — Varano de' Melegari, 28 maggio 2026

(I dati analitici dettagliati sono allegati separatamente e scaricabili dopo la tabella)

Prova Obbiettivo Risultato

Frenata su asciutto

(70 e 90 km/h)

Confronto tra pneumatici recenti e meno recenti (Michelin, DriftBox) Distanze di arresto quasi identiche: differenza di pochi centimetri (±10 cm), senza prevalenza sistematica di un tipo sull'altro

Frenata su bagnato

(50 e 70 km/h)

Stesso confronto per data di produzione su fondo bagnato artificialmente (Pirelli, Driftbox) Differenze di ±10 cm: la data di fabbricazione non incide sui tempi di arresto con conservazione corretta

Curva su bagnato

(70–80 km/h)

Verificare dove montare i pneumatici migliori: asse anteriore o posteriore? (Goodyear) Gomme usurate al posteriore → sovrasterzo pericoloso. Gomme migliori al posteriore → stabilità ottimale

Handling con

pressioni differenti

Evidenziare gli effetti del sotto-gonfiaggio sulla guida (Bridgestone, −0,3 bar) Prontezza e precisione ridotte; il TPMS non sempre compensa la mancanza di manutenzione periodica

Consumo carburante

vs pressione

Quantificare l'impatto del sotto-gonfiaggio sui consumi (Continental, −0,5 bar su 10 giri) Consumo aumentato dal 12% al 15% con pressioni insufficienti. Gonfiaggio corretto = risparmio reale
Descrizione tecnica delle prove in pista
Varano de’ Melegari, 28 maggio 2026