Il responsabile dello stile ci spiega come si mette a punto un capolavoro come l’esemplare unico per il Salone di Ginevra

Disegnare una Bugatti può essere considerato il lavoro più bello del mondo. Achim Anscheidt lo sa e non fa nulla per nasconderlo, perché “ancora oggi mi pizzico per capire se tutto ciò sia reale”, ma essere il capo dello stile per un marchio così prestigioso ed esigente ha i suoi rovesci: dover trattare con i progettisti, ad esempio, che non possono venir trascurati quando si lavora ad hypercar da oltre 400 km/h con motori a quattro turbo.

Anscheidt ci ha parlato di questo ed altri argomenti nel corso di un’intervista al Salone di Ginevra 2019, dove il marchio francese (di proprietà del gruppo Volkswagen) ha presentato una fuoriserie in esemplare unico basata sulla Chiron a cui va stretta la definizione di auto: si chiama La Voiture Noire ed è una hypercar ispirata alla mitica Bugatti Type 57 SC Atlantic del 1936 commissionata da Ferdinand Piech, fino al 2015 gran capo del gruppo tedesco.

Bugatti La Voiture Noire, intervista al designer

Quali sfide nasconde un progetto così ambizioso?

"La difficoltà maggiore per un designer non è immaginare l’auto o trovare l’ispirazione. Tutto ruota intorno all’equilibrio da trovare con i colleghi ingegneri, perché la Chiron è un’auto talmente complessa che noi designer non possiamo semplicemente disegnarla: se lo facciamo i progettisti ci diranno no, no e ancora no, oppure che le temperature si alzerebbero troppo o che il motore perde efficenza. Un designer deve lavorare su queste basi."

"Tutto ruota intorno all’equilibrio"

L’auto esposta è definitiva o dev’essere ancora ultimata?

"Il risultato è molto vicino a quello finale, ma La Voiture Noire di Ginevra è un modello di stile. Ciò significa che potranno esserci lievi cambiamenti."

Bugatti La Voiture Noire, intervista al designer

A livello di stile c’è qualche dettaglio unico messo a punto per ragioni tecniche?

"La parte che più di ha impegnato è stata il raffreddamento del motore. Per andare in contro alle richieste degli ingegneri abbiamo aggiunto una struttura traforata nella parte posteriore, ma anche questo non era di sufficiente. Allora abbiamo alzato il fanale posteriore.

"Dalla coda defluisce una quantità maggiore d’aria, che permette al W16 di non surriscaldarsi nemmeno quando la La Voiture Noire va ad oltre 300 km/h."

A cosa si deve il nome La Voiture Noire?

"Bugatti costruì quattro Type 57 SC Atlantic dal 1936 al 1938, ma solo tre sono sopravvissute - in realtà gli esemplari originali sono due, perché uno fu ricostruito -. Di quella mancante si sono perse le tracce mentre tutto il materiale nello stabilimento di Molsheim veniva messo in salvo allo scoppio della II Guerra Mondiale. La quarta Atlantic doveva essere l’auto personale di Jean Bugatti, che però scomparve poco prima della guerra."

Bugatti La Voiture Noire, intervista al designer

Quando nasce l’idea di un’auto unica?

"Da tempo avevamo l’idea di lavorare intorno alla storia della Atlantic mancante, ma fino a pochi mesi fa ciò non è stato possibile. L’occasione si è presentata con un cambio di strategia, che ci porta a realizzare auto ancora più esclusive: passiamo così dai 500 esemplari della Chiron ai 40 della Divo e all’unica La Voiture Noire. Con questi modelli ci avviciniamo all’idea di alta sartoria che i clienti si aspettano da Bugatti."

In cosa cambia La Voiture Noir rispetto alla Divo?

"Non potrebbero essere più diverse, perché a nostro modo di vedere sono l’una l’opposto dell’altra. Con la Divo infatti abbiamo voluto puntare sulla velocità in curva e sulla guida in pista, mentre La Voiture Noir è una gran turismo per viaggiare dalle Alpi verso la Toscana o Roma senza rinunciare a un piccolo bagaglio."

"È un’auto più turistica della Divo, ma con le prestazioni, il fascino e l’eleganza tipiche del nostro marchio."

Fotogallery: Bugatti al Salone di Ginevra 2019

Fotogallery: Bugatti La Voiture Noir, intervista al designer