Gli sforamenti ai limiti fissati in Europa portano a sanzioni da miliardi di euro. Scopriamo chi paga di più e l'impatto sull'economia

La parola che fa più paura quest’anno ai produttori di auto è “multa”. Da una stima che si riferisce ai dati del 2018 fatta da Jato, potrebbero arrivare a 34 miliardi di euro quelle da pagare per aver superato i limiti di CO2: il fatturato del Gruppo Peugeot del primo semestre 2019. Se invece consideriamo un’altra stima di PA Consulting si potrebbe scendere a 14 miliardi di euro, che comunque è la metà di tutto il fatturato di Mazda dello scorso anno fiscale.

Tanti soldi che hanno impatto su bilanci e numeri delle Case automobilistiche mondiali, già indeboliti da altre spade di Damocle che aleggiano sul settore, come i dazi, la Brexit e, da ultimo, anche il Coronavirus. Ma vediamo insieme perché le multe sono così salate e chi sono i produttori che potrebbero pagarne di più.

Fotogallery: Emissioni CO2 auto e test di omologazione

L’Europa ha obiettivi più ambiziosi rispetto a Cina e USA

Le nuove regole sulle emissioni di CO2 sono un problema e avranno un impatto sui margini delle aziende, sia per il 2020 che per il 2021, in un momento in cui gli utili sulle auto elettriche non sono ancora sufficienti a ravvivare i bilanci.

Dopo il target di 130 g/km del 2015, fissato dalla Commissione Europea nel 2009, l’ulteriore calo del 27% da questo livello prevede di arrivare, entro la fine del 2021, a una media di emissioni pari a 95 g/km. Si tratta di una sfida enorme per i produttori di auto, specialmente rispetto a Cina e Stati Uniti, che hanno obiettivi inferiori.

Negli USA sono previsti 99 g/km entro il 2025 e nel Paese del Dragone il target per lo stesso anno è di 93 g/km mentre per l’Europa si punta a 81 g/km, un ulteriore 15% di miglioramento che diventerà il 37,5% entro il 2030, arrivando al risultato di 59,37 g/km.

Emissioni CO2 auto e test di omologazione

Questo ambizioso livello non è una sorpresa ed è perfettamente coerente con il nuovo Green Deal appena lanciato da Ursula Von der Leyen, Presidente della Commissione Europea. Il Vecchio Continente vuole diventare Carbon Neutral entro il 2050 e, per farlo, si estenderanno le severe regole partite dal settore auto, anche ad altri ambiti: chimica, acciaio, costruzioni, ma anche alimentare, tutti saranno coinvolti nel raggiungimento di quello che ormai è diventato il baluardo per la crescita sostenibile.

In America tra l’altro a novembre ci sono le elezioni Presidenziali e il candidato Michael Bloomberg ha appena lanciato il programma “Clean cars for all”, un piano molto articolato per la riduzione dei gas serra prodotti dai trasporti che, tra le altre cose, prevede di fornire aiuti alle società di taxi e di ride hailing per elettrificare le flotte entro il 2035.

 

Quali sono i produttori messi meglio in termini di emissioni?

In base ai dati dell’EEA, l’Agenzia Europea dell’Ambiente, riferiti al 2018 e alle elaborazioni di Jato, chi più, chi meno, tutti i produttori di auto hanno ancora della strada da fare per raggiungere il traguardo dei 95 g/km, che comunque dovrà essere raggiunto tenendo conto del peso dei veicoli.

La maggior parte dei produttori deve recuperare più del 20% in termini di efficienza: Volkswagen, Daimler, BMW, FCA, PSA, Hyundai, Kia, Ford Honda. Poco sotto il 20% sono Nissan, Renault e Volvo mentre l’unica con un numero a cifra singola è Toyota, intorno all’8%. Ci sono poi aziende che hanno già dichiarato di voler raggiungere la neutralità in termini di CO2 entro il 2050, a prescindere dalle scelte europee.

Emissioni CO2 auto e test di omologazione

Volkswagen ha dichiarato di voler diventare carbon neutral sia in termini di flotta, che di siti produttivi e i veicoli elettrici della linea ID saranno carbon neutral lungo tutto il loro ciclo di vita. Daimler si è impegnata ad alimentare tutte le fabbriche tedesche con energia “pulita” entro il 2022. Toyota infine ha pianificato di tagliare il 90% di emissioni di CO2 di tutti i nuovi veicoli entro il 2050 e avere le fabbriche a zero emissioni entro il 2050.

Tra il dire e il fare, le multe incombono

Il tempo passa inesorabile e i target sono sempre più vicini. Per raggiungerli, secondo una stima di FEV Consulting, le vendite delle auto elettriche dovrebbero triplicare al 6% entro il 2021 e gli ibridi ricaricabili arrivare al 5% di quota di mercato. Difficile si riesca.

I produttori stanno allora lavorando alacremente all’elettrificazione, ma anche per il 2020 ci saranno multe da pagare per chi non raggiunge gli obiettivi. Multe che la Commissione Europea ha fissato volontariamente e consapevolmente a livelli molto alti, perché sono create apposta per costringere le Case auto a costruire auto che non inquinano, piuttosto che essere incentiva a “pagare per inquinare”.

Emissioni CO2 auto e test di omologazione

Si tratta di un valore indicativo di 95 euro per ogni g/km di superamento rispetto al target (qui il calcolo esatto dei dati), per ogni auto registrata in Europa. Dai numeri di Jato del 2018, Volkswagen avrebbe potuto essere quella messa peggio, seguita a ruota dalla somma delle multe di PSA e FCA, che però nel frattempo hanno pensato proprio di unire le forze.

Cosa dicono le Case

Bisognerà aspettare i dati delle emissioni di CO2 del 2019 per fare nuove stime, intanto possiamo registrare le dichiarazioni di diverse Case che escludono di pagare multe nel corso di quest’anno.

È il caso di Hyundai. Andrea Crespi, nel corso della presentazione della i10, ha affermato che “non pagheremo multe, perché gli altri modelli della gamma Hyundai coprono tutti i tipi di alimentazione in modo completo. Nel 2020 l’80% della gamma sarà elettrificato e, di fatto, rinnoveremo quasi tutti i modelli”.

Anche Volkswagen è ottimista e, in occasione del lancio della Seat Leon, Axel Andorff era tranquillo quando ha dichiarato che “non pagheremo multe”. In Volvo, per raggiungere la soglia dei 95 g/km di CO2 bisognerà vendere il 20-22% in più di auto elettrificate rispetto al 2019, come spiega Michele Crisci durante la presentazione della nuova XC40 Recharge.

Emissioni CO2 auto e test di omologazione

Il vaccino dell’elettrificazione però non funziona per tutti e, a mali estremi, rimedi estremi, come per Suzuki che ha dovuto contingentare il numero di esemplari venduti nel 2020 della Suzuki Jimny poiché emette troppa CO2.

Insomma il mondo è in continuo divenire e, in attesa di vedere l’invasione di nuovi modelli “a norma”, c’è solo una certezza: l’unica che può stare tranquilla è Tesla che incassa anche 1,8 miliardi di euro per i prossimi tre anni da FCA, costretta a comprare crediti visto che ha rimandato troppo a lungo investimenti sull’elettrificazione.