Nata sotto la gestione De Tomaso, ha avuto una carriera controversa ma lunga e molti modelli derivati, tutti dal cuore sovralimentato

La Biturbo è uno dei capitoli più interessanti della storia, piuttosto travagliata, di Maserati: dalla sua nascita, avvenuta nel 1914, la casa modenese è passata attraverso molte fasi oscure, diversi cambi di proprietà e vari tentativi di rinascita, l'ultimo dei quali oggi, con Stellantis, sembra finalmente quello buono. Ma c'è stato un momento più drammatico degli altri che ci ha regalato una famiglia di modelli a loro modo indimenticabili.

La genesi della Biturbo risale al periodo della gestione di Alejandro De Tomaso, che voleva introdurre nella gamma del Tridente una coupé falle forme compatta dalle elevate prestazioni, ma con un prezzo non troppo esclusivo. Così è stato: prodotta dal 1981 in oltre 50 tra varianti e derivate, la Biturbo è stata il modello di punta di Maserati per circa 20 anni, malgrado i molti problemi che la vettura ha sofferto nel tempo, inclusa una capacità produttiva non all'altezza delle richieste.

La tecnica della Biturbo

La Biturbo è stata sviluppata su un corpo vettura di lunghezza prossima ai 4,20 metri, con sospensioni anteriori McPherson e bracci longitudinali posteriori, trazione sulle ruote posteriori e differenziale autobloccante Torsen. Vero protagonista era però il motore, un 6 cilindri a V a 90° con cilindrata di soli 2 litri, per evitare la tassazione maggiorata riservata alle vetture di cubatura maggiore, ma che sui modelli per l'esportazione è stata elevata a 2,5 e poi 2,8 litri.

Maserati 222

Questo propulsore, derivato da quello della Merak, aveva però un albero a camme in testa per bancata e tre valvole per cilindro (due di aspirazione e una di scarico) mentre la sovralimentazione, chiave delle prestazioni elevate, era assicurata da due piccoli turbocompressori IHI, soluzione all’avanguardia all’epoca, con cui sviluppava nelle prime versioni 180 CV.

Maserati Biturbo (2)

Una linea piacente

I tempi sono sempre stati un tallone d'Achille per quest'auto: dopo l’annuncio al Salone di Torino del 1980, che ha suscitato grande curiosità e attesa, è stato necessario aspettare la fine dell'anno successivo per la presentazione ufficiale, avvenuta nel dicembre 1981 con commercializzazione avviata nel 1982.

Il design, opera di Pierangelo Andreani, ha riscosso un buon successo grazie alle linee tese e spigolose, aggressive e dinamiche, mentre gli interni, spaziosi in considerazione delle misure esterne, sfoggiavano pelle e legno anche se la qualità delle finiture non è stata sempre all'altezza delle aspettative.

Maserati Biturbo (4)

L'intento di renderla accessibile è riuscito soltanto in parte: il prezzo iniziale di 22 milioni di lire, che ha fatto subito lievitare gli ordini, è stato aumentato di quasi il 20% a poche settimane dal lancio introducendo opzioni obbligatore, scontentando molti clienti e raffreddando l'entusiasmo. Così come hanno fatto alcuni difetti costruttivi riconducibili alla messa a punto non accurata dovuta a sua volta alla fretta di andare in produzione. 

Maserati Biturbo (7)

Le evoluzioni

La Biturbo è rimasta "indirettamente" in produzione per oltre 20 anni attraverso le sue varie evoluzioni, che hanno assunto nel tempo nomi differenti ma conservavano la stessa impostazioni. La prima generazione della Biturbo per l’Italia, introdotta nel 1982, aveva dunque un motore a carburatori da 2 litri e 180 CV: nel 1986 ha debuttato la Biturbo i, con alimentazione a iniezione e 187 CV di potenza.

Nel 1983 è arrivata la Biturbo S, più grintosa già nel look contraddistinto dalla fascia colorata a contrasto sulla fiancata e dalle due inconfondibili prese d’aria Naca sul cofano. Grazie all'intercooler aggiunto al sistema di sovralimentazione la potenza saliva a 205 CV, 220 per il modello a iniezione Biturbo Si del 1986.

Maserati Biturbo S (1)

Il 1988 ha visto l'arrivo della Biturbo 222, con 220 CV di potenza, affiancata poi dalla Biturbo 2.24V con testata a quattro valvole per cilindro e 245 CV di potenza. Dal 1991 è stato introdotto il catalizzatore per ridurre le emissioni e sulla 2.24 la potenza è calata a 240 CV. Nei listini del 1985 è invece comparsa la Biturbo 420, versione a 4 porte con il passo allungato di 10 cm ma con la meccanica del modello base.

Nel 1988, alla 420 è succeduta la 422, oggetto di un leggero restyling estetico e con meccanica derivata dalla potente 420 Si da 220 CV. Dal 1990, la Biturbo 422 ha ricevuto il motore con testata a quattro valvole da 245 CV.

maserati_420_si

Le versioni aperte

Maserati ha commercializzato anche due versioni decapottabili della Biturbo a partire dal 1984. La principale differenza rispetto alla versione chiusa, oltre al tetto naturalmente, era il passo ridotto da 2.514 a 2.400 millimetri, mentre la meccanica restava la stessa. Il modello, inizialmente battezzato Biturbo Spyder, è poi diventato semplicemente Spyder con la terza serie.

maserati_biturbo_spyder_2

Le altre Biturbo

La lista degli altri modelli derivati dalla Biturbo inizia dalla 228, versione allungata sempre a 2 porte, destinata a fronteggiare la concorrenza tedesca, e prosegue con quelle dalle prestazioni come la Karif del 1988, con motore 2,8 litri e passo accorciato, e la Shamal, dal disegno molto aggressivo e con motore V8 da 326 CV. Nel 1990 è arrivata la Maserati Racing, la Biturbo più sportiva di sempre, sulla quale il 6 cilindri da 2 litri è arrivato a 283 CV mentre la linea è stata resa più aggressiva.

Maserati Karif (2)

A chiudere l’esperienza ha pensato la Ghibli II del 1992, che riprendeva il nome della storica due posti Anni '70 e adottava il V6 2 litri da 306 CV con una linea profondamente rivista caratterizzata da carreggiate molto ampie. Ultimo atto, la Ghibli più cattiva di tutte, la Ghibli Cup del 1995 su cui il V6 è stato portato a 330 CV e che è stata costruita in sole 60 le unità. La produzione della Ghibli è terminata nel '97 e con essa, la stirpe delle Biturbo.

Fotogallery: La Maserati Biturbo, la famiglia al completo