Il 25 settembre è la data segnata in rosso sul calendario. Un appuntamento, quello delle prossime elezioni politiche, che su Motor1.com vogliamo seguire da vicino per conoscere meglio le posizioni dei maggiori partiti su auto e mobilità.

Comincia quindi la nostra indagine, che parte – seguendo rigorosamente l’ordine di arrivo delle risposte – dal Movimento 5 Stelle. A parlare è il senatore Agostino Santillo, coordinatore del comitato Infrastrutture e Mobilità Sostenibili del M5S.

Investimenti nella lotta al traffico e all’inquinamento in città rappresentano il cuore del programma pentastellato, che ha, tra le altre cose, una certezza: “Sostenere la diffusione dei veicoli elettrici non significa dichiarare guerra alla filiera dell’auto”.

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Il Movimento 5 Stelle come immagina la mobilità del futuro?

“Il Movimento 5 Stelle è convinto che nel futuro prossimo la mobilità debba essere più collettiva, più condivisa, più sostenibile e ovviamente più efficiente. Per raggiungere questi obiettivi, la nostra proposta poggia su due pilastri concettuali: intermodalità e interconnessione. Una visione che sin qui nel nostro Paese è mancata. Pertanto i primi interventi vanno fatti sulle infrastrutture: troppi asset nel nostro Paese non sono ancora interconnessi.

Rete stradale, alta velocità ferroviaria, scali portuali e aeroportuali rappresentano mondi in troppi casi a sé stanti. E c’è troppa differenza tra le diverse aree del Paese, con un Meridione che paga un gap a livello di grandi opere ancora eclatante, anche se grazie ai fondi del Pnrr arrivati con il Governo Conte II stiamo invertendo la rotta. Non parliamo poi del trasporto pubblico locale, vale a dire il ‘cuore’ della mobilità quotidiana di milioni di italiani: servizi, mezzi e infrastrutture sono troppo arretrati.

Se l’avvento dell’alta velocità ha rappresentato un’epocale rivoluzione infrastrutturale, che ha visto crescere di 46.000 unità al giorno il numero di passeggeri, va detto però che sui treni locali dal 2009 ad oggi si è registrato un calo del 47%. Ecco, dobbiamo essere chiari: negli spostamenti della loro routine quotidiana, gli italiani tendono a prediligere troppo i mezzi privati. E ci ritroviamo così un traffico stradale fuori controllo nelle aree metropolitane e un’escalation di emissioni inquinanti un po’ ovunque.

Per il Movimento 5 Stelle è giunto il momento di invertire questo trend. Magari partendo dalle merci: vogliamo creare le condizioni perché dal trasporto su gomma se ne sposti una quantità massiccia su treni e e navi”.

Quali azioni volete intraprendere per minimizzare l’impatto ambientale dei trasporti? La Germania ha testato gli abbonamenti low-cost ai mezzi pubblici, mentre la Francia il maxi-incentivo per rottamare l’auto e passare alla bici elettrica. La ricetta italiana quale potrebbe essere?

“Sicuramente abbiamo guardato con grande interesse alle misure messe in atto negli altri Paesi. Gli sgravi tedeschi sugli abbonamenti però sono iper-provvisori e legati al caro-carburante di questi mesi: da noi sono necessari provvedimenti strutturali. Per incentivare il trasporto pubblico locale in Italia, bisogna migliorare il servizio e renderlo più rapido ed efficiente, con mezzi e reti all’avanguardia.

La ricetta del Movimento 5 Stelle per una mobilità sostenibile parte sicuramente da lì, ma è ben più composita. Prima di tutto, passa per una ‘cura del ferro’ vera, con investimenti nel trasporto ferroviario sostenibile, cioè interamente elettrificato e alimentato con fonti di energia rinnovabile. Pensate a quanta energia si potrebbe ricavare mettendo pannelli fotovoltaici in tutte le stazioni italiane: è un processo questo che va fatto partire con investimenti ad hoc.

Le infrastrutture in ambito urbano, poi, possono dare un grande contributo al decongestionamento del traffico cittadino, ed è di fondamentale importanza potenziare le linee metropolitane e tranviarie già in esercizio, puntando fortemente all’utilizzo del tram-treno: un sistema che prevede l’incremento del numero delle banchine e non delle stazioni.

Dall’altra parte, va ripensata anche la mobilità dei mezzi privati. Dare impulso al car sharing e al car pooling è corretto ed è una parte cruciale del nostro programma, ma non basta. C’è da svecchiare il parco mezzi più ‘anziano’ d’Europa, con incentivi alla vendita di mezzi elettrici e con nuovi impulsi anche all’idrogeno verde.

Seat MÓ: il monopattino e lo scooter

Parallelamente, c’è da sostenere la mobilità dolce: noi del Movimento 5 Stelle veniamo presi in giro per essere ‘quelli dei monopattini’, ma francamente ne andiamo fieri. Chi si muove in bici o monopattino va aiutato con sgravi e soprattutto con percorsi dedicati, non denigrato. In questa legislatura abbiamo previsto dei bonus specifici che secondo noi vanno rifinanziati, e non sbeffeggiati come continuano a fare altre forze politiche”.

La filiera auto ha da sempre un ruolo centrale nel tessuto produttivo italiano. In che modo si può supportare il settore in questa delicata fase di transizione?

“Noi abbiamo prestato in questi anni massima attenzione al settore dell’automotive, vera pietra angolare della nostra industria, che purtroppo però vive una fase storica non facile proprio per gli scenari che stanno mutando. Transizione 4.0, misura rivolta proprio al mondo dell’industria e potenziata al massimo dal ministro Patuanelli nel Conte II, è stato il primo grande tassello per la riconversione dei processi produttivi.

Attenzione: sostenere la diffusione dei veicoli elettrici non significa dichiarare guerra alla filiera dell’auto. Anzi, può rappresentare un’opportunità, specialmente se riusciremo a dare nuova linfa agli studi per nuove tecnologie, come l’idrogeno verde, e ci decideremo a fare adeguati investimenti sulle infrastrutture necessarie per aumentare la circolazione di veicoli elettrici, a partire dalle fantomatiche e troppo scarse colonnine elettriche.

Il nocciolo del nostro programma è lì: dare sostegni alle fasce più deboli per l’acquisto dei veicoli elettrici e favorire il retrofit dei veicoli favorendone la riconversione, quindi dare incentivi alle aziende per svecchiare il loro parco auto, infine far sì che tutti possano contribuire a rinnovare il parco mezzi in circolazione nel Paese, dalle auto ai motocicli”.

Jeep Compass, la linea di montaggio a Melfi

Ritenete valido l’attuale schema di incentivi all’acquisto delle auto o sarebbero necessari dei correttivi? E sempre a proposito di incentivi, in questo caso non monetari, a vostro avviso la politica ha fatto abbastanza fino a oggi per la diffusione delle colonnine di ricarica per i veicoli elettrici?

“L’ecobonus che ha visto la luce col Governo Conte II è stato sicuramente il primo vero incentivo ‘strong’ all’acquisto di auto elettriche. Ma si può fare sempre di più. Sulle colonnine elettriche siamo palesemente troppo indietro, per tutta una serie di motivi. Negli italiani va ancora radicata la cultura dell’auto elettrica: ci sono ancora troppe diffidenze. Sta di fatto che finora sulle colonnine si è fatto troppo poco, e come Movimento 5 Stelle troppo spesso ci siamo ritrovati a predicare nel deserto.

Nei prossimi anni le due cose dovranno viaggiare a braccetto e di pari passo: vanno rafforzati i vari bonus ed incentivi all’acquisto e bisogna stanziare nuove risorse per creare una vera e propria rete per le colonnine di ricarica. Senza questi due investimenti paralleli, la riconversione non può partire”.

Colonnine di ricarica elettrica Giulio Barbieri

La Commissione Ue e l’Europarlamento puntano a fermare nel 2035 la vendita di nuove auto con motore endotermico. Qual è la vostra posizione su questa misura? Siete d’accordo che sia tempo per l’all-in sull’elettrico?

“Ad oggi la tecnologia elettrica è l’unica in grado di ottenere una riduzione delle emissioni di gas serra e delle emissioni di particolato. Però la sola sostituzione di una tecnologia con un’altra, anche se a minore impatto, non sarà comunque sufficiente a garantire una migliore qualità della vita della gente: specialmente nelle grandi città bisogna far di tutto per diminuire le auto in circolazione e quindi per decongestionare il traffico.

Il percorso è inesorabile: abbiamo il dovere di spostarci inquinando meno, quindi in maniera collettiva e sempre di più con mezzi a emissioni zero. Il 2035 è dopodomani, ma una data l’Ue doveva fissarla, altrimenti questa transizione non c’è modo di accelerarla. I prossimi ministri dei Trasporti e dello Sviluppo Economico dovranno subito affrontare questa grande sfida. Noi del Movimento 5 Stelle siamo pronti”.