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Così la componentistica italiana guarda all'auto elettrificata

L’indagine dell’ANFIA mette in chiaro i numeri, i progetti e il progressivo calo del volume di affari con Stellantis/Iveco

L'indagine dell'ANFIA 2023

Segnali positivi dall’industria della componentistica italiana. È quanto emerge dall’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana e dall’indagine svolta dall’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) e dalla Camera di commercio di Torino.

I risultati sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa tenuta all’Auditorium del MAUTO e parlano di una crescita del fatturato del 9% (per un totale di 55,9 miliardi di euro) per tutto il settore nel corso del 2022. E per il futuro? Tra gli obiettivi di breve e lungo periodo c’è l’idea di passare alla produzione di componentistica elettrica o adatta a veicoli a idrogeno.  Intanto, per il 2023 si prevede una crescita del 19,3% con 1,8 milioni di autoveicoli immatricolati (previsioni ANFIA).

La situazione

Le variazioni positive del fatturato automotive hanno interessato tutti i segmenti della filiera, dagli specialisti del motorsport ai subfornitori, passando dal settore delle lavorazioni, tutti con un aumento superiore al 10%.

Il Piemonte resta il territorio con il maggior numero di imprese insediate (il 33,6%), a cui seguono la Lombardia (il 26,9%) e l’Emilia-Romagna (il 10,6%) che, nel complesso, coprono più del 70% del totale. Tra l’altro, alle imprese con sede in Piemonte è riconducibile il 34% circa sia del fatturato sia degli addetti del settore.

Nel complesso, le imprese che hanno dichiarato un fatturato in crescita sono risultate il 72%, a fronte del 22% che ha registrato una riduzione e il 6% che ha rilevato ricavi sostanzialmente invariati rispetto al 2021.

L'Osservatorio ha anche messo in luce il progressivo calo del volume di affari con Stellantis/Iveco. La quota di imprese che ha dichiarato di avere Stellantis e/o Iveco nel proprio portafoglio clienti è scesa dal 72,9% del 2021 al 68,4% (in Piemonte il 76,6%). Anche la percentuale degli operatori che hanno generato da vendite a Stellantis e/o Iveco è diminuita oltre il 50% del volume di affari, passando dal 39,6% del 2021 al 33,3% del 2022.

La quota di fatturato medio generato da vendite a Stellantis e Iveco complessivamente considerati è quindi in netto decremento (il 35,5% contro il 40,7% del 2021), mentre è in crescita l’incidenza (64,5%, era 59,3% nel 2022) del fatturato derivante da vendite a costruttori o fornitori di altri assemblatori.

I timori delle imprese e i progetti futuri

Tra le imprese di tutta la filiera cresce la preoccupazione per l’arrivo sempre più massiccio di Costruttori cinesi in Europa. Nel sondaggio svolto da ANFIA, il 36% delle aziende vede in questo scenario una possibile minaccia, mentre il 16% ne individua un’opportunità e il 48% non esprime un giudizio, manifestando le incertezze nel valutare allo stato attuale le conseguenze sull’industria europea.

Tra gli obiettivi di breve e lungo periodo, come dicevamo, c’è l’idea di passare alla produzione di componentistica elettrica o adatta a veicoli a idrogeno. Secondo ANFIA, il 32% del totale delle imprese potrebbe prevedere di mantenere una quota di componentistica relativa a motori a combustione interna per clienti extra Ue, mentre il 29,3% potrebbe modificare (in parte o del tutto) i propri prodotti o servizi, orientandoli all’elettrico o idrogeno.

La conferenza stampa tenuta all’Auditorium del MAUTO

Proseguendo col sondaggio, il 16,4% dei componentisti valuta un’uscita dal settore automotive, mentre il 42,8% non prevede di apportare trasformazioni nel prossimo periodo. Da notare come attualmente il 73,4% opera nel settore dei veicoli con motori benzina e diesel, mentre il 35,4% è attivo per i powertrain elettrici e ibridi (i fuel cells sono al 20,7%).

In generale, il tema della sostenibilità ambientale è sempre più presente nelle aziende, con l’80% delle imprese che ha già adottato degli interventi specifici o intende farlo nei prossimi 12 mesi.

Le richieste delle aziende

Le imprese chiedono alle istituzioni interventi in vari ambiti per aumentare redditività e produttività.

Tra questi, l’intervento più richiesto è la riduzione dei costi dell’energia (il 75,3% delle imprese), che resta di assoluta priorità anche per il futuro (l’84,0%), così come le policy dirette alla digitalizzazione del sistema imprenditoriale - che raccolgono un’alta valutazione in termini sia di efficacia passata (il 70,2%), sia di attese (il 76,5%) e ai finanziamenti per le attività di R&S (rispettivamente il 56,8% e il 75,5%).