Tra vendite in calo e disinvestimenti delle Case, l’auto elettrica non se la passa proprio benissimo, tanto in Italia quanto in Europa e nel resto del mondo (Cina a parte). Se a questi problemi si aggiunge poi una dose di antipopolarità cavalcata dalla politica, ecco il mix perfetto per mettere i bastoni fra le ruote al settore.

Termometro del sentimento comune sono i programmi presentati da partiti e coalizioni in vista delle imminenti elezioni europee, studiati e riassunti da Motor1 attraverso una serie di interviste e articoli per uno Speciale sulla chiamata alle urne; un’indagine che scoperchia un filo conduttore delle varie proposte: la controtransizione.

Sorpresa: quasi tutti d’accordo

A eccezione infatti di Alleanza Verdi e Sinistra – che non ha risposto alle nostre domande –, Movimento 5 Stelle e Partito democratico, le principali forze politiche in campo si candidano all’Europarlamento per battersi contro lo stop nel Vecchio Continente alla vendita delle auto a benzina e diesel dal 2035.

Freccia nell’arco dei partiti è la clausola di revisione al 2026 del dossier approvato l’anno scorso, che consente alla nuova Commissione europea di rivalutare la sostenibilità ambientale degli e-fuel per autorizzarne eventualmente l’uso nei motori a combustione, mantenendoli così in vita anche dopo la metà del prossimo decennio.

I biocarburanti

Impianto produttivo di biocarburanti

e-fuel

Campioni di e-fuel

Una decisione che potrebbe fare scuola e aprire le porte ad altre alternative all’auto elettrica, come i biocarburanti, tanto cari alla politica italiana. E qui entrano in gioco i candidati a Strasburgo del nostro Paese.

Da Azione a Stati Uniti d’Europa, passando – in ordine alfabetico – per Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, il “no” al “tutto elettrico” mette d’accordo quasi tutti i partiti della Penisola, che di (leggermente) diverso percorrerebbero solo le strade per arrivare all’appuntamento con la mobilità del futuro.

I calendiani propongono di vincolare il bando ai veicoli endotermici all’installazione di un numero adeguato di punti per la ricarica; forzisti, meloniani e leghisti si dicono pronti a votare per cancellare il phase-out, mentre Stati Uniti d’Europa difende la “neutralità tecnologica”. E da ogni angolo arriva il placet ai carburanti alternativi.

Appello all’attenzione

La sensazione è che l’auto elettrica sia però capro espiatorio di un’Europa invisa a parte dell’elettorato, corteggiata e inseguita dalla politica per raccogliere più consensi possibile, in un Paese dove le zero emissioni sono già vittime dei ritardi degli incentivi (peraltro finiti in poche ore per le vetture full electric), oltre che di problemi annosi come prezzi alti, autonomia ridotta e scarsa diffusione delle colonnine.

Solo M5S e Pd si muovono controcorrente, coi pentastellati che denunciano i potenziali danni ambientali dei biocarburanti e i dem preoccupati dalla crisi climatica in atto, da fronteggiare non con una retromarcia, ma chiedendo più risorse all’Ue per la transizione.

“Promuovere investimenti sulle reti elettriche verso quelle più potenti e flessibili, così che ogni Paese possa essere in grado di pianificare colonnine sufficienti per la ricarica dei veicoli elettrici in previsione del termine previsto per il 2035 sul motore a combustione”, è invece l’unico riferimento alla filiera presente nel manifesto elettorale di AVS.

La speranza è che, dopo aver forse semplificato troppo un tema complesso, chi siederà nel Parlamento europeo avrà la lungimiranza di approfondire e trattare l’argomento con la giusta attenzione.