BMW M, com'è nata ce lo ha raccontato il suo fondatore
Motor1 US ha intervistato Jochen Neerpasch, il "padre" di BMW Motorsport
Nonostante fosse profondamente coinvolto nel mondo degli sport motoristici come pilota e manager, Jochen Neerpasch non si unì a BMW con l’intento di creare una semplice squadra corse: il suo obiettivo era costruire qualcosa di ben più ambizioso.
I nostri colleghi di Motor1 US hanno incontrato il fondatore di BMW M durante l’edizione di quest’anno della 24 Ore di Daytona. Un'occasione molto particolare perché si è celebrato il 50esimo anniversario dell’ingresso del team ufficiale BMW M negli Stati Uniti. Ecco che cosa ha raccontato Neerpasch.
Un tuffo nel passato fino agli anni '70
Neerpasch entrò in BMW nel 1972 per fondare la divisione Motorsport. Venne scelto da BMW dopo aver ricoperto ruoli di successo in Ford, dove aveva diretto le operazioni europee della casa automobilistica.
"A quel tempo, non avevo bisogno di cambiare lavoro: alla Ford di Colonia stavamo ottenendo ottimi risultati e io ero felice - ci ha detto Neerpasch -. Tuttavia, proposi al consiglio di amministrazione di BMW di creare una divisione che non si occupasse solo di corse, ma che utilizzasse le competenze acquisite nelle competizioni per sviluppare auto da strada ad alte prestazioni. L’idea era di avere un’azienda che si concentrasse sia sulle corse che sull’ingegneria per le auto stradali".
BMW Motorsport GmbH iniziò con il motore di Formula 2, basato sul quattro cilindri M10 utilizzato nella BMW 2002, che ottenne un enorme successo. La celebre 3.0 CSL, secondo BMW, fu originariamente sviluppata da Alpina e lanciata nel 1971, ma poi fu ulteriormente sviluppata e portata in pista da Motorsport.
La BMW 3.0 CSL del 1973
Il primo progetto stradale di Motorsport fu la modifica della BMW Serie 5 di prima generazione, che venne dotata di alcune caratteristiche derivate dalla CSL. Durante la metà e la fine degli anni Settanta, BMW Motorsport iniziò a modificare la Serie 5 E12 su richiesta dei clienti, creando la 530 Motorsport Limited Edition (MLE) per omologare un’auto da corsa destinata al mercato sudafricano. Questo culminò nella M535i del 1979, che utilizzava componenti provenienti dalla 635CSi, tra cui una versione del motore della CSL.
"Fu un’operazione molto complessa", ha detto Neerpasch riguardo a queste versioni speciali della Serie 5. "All’epoca, la linea di produzione non era affatto flessibile, quindi dovevamo prendere auto già complete e modificarle. Un altro problema era che, se rimuovevamo il motore originale, non potevamo riportarlo in fabbrica perché per loro era considerato un motore usato, quindi dovevamo vendere le auto tramite i concessionari".
Dalla pista alla strada
"Il nostro obiettivo - ha aggiunto - era avere una divisione che si occupasse tanto di corse quanto dello sviluppo di auto da strada". Nello stesso periodo, Neerpasch avviò lo sviluppo di una sportiva su misura, la M1, per razionalizzare i costi. Questo modello sostituiva la 3.0 CSL come auto da corsa di BMW M.
La BMW M1 del 1978
"Se guardiamo alla 3.0 CSL, era una vettura stradale standard che abbiamo trasformato in un’auto da corsa e il lavoro svolto fu enorme", ricorda Neerpasch. "La versione di serie costava circa 50.000 marchi tedeschi (circa 25.572 euro oggi), mentre quella da corsa raggiungeva i 400.000 marchi (205mila euro circa di oggi). Questo fu il motivo per cui ottenemmo l’approvazione dal consiglio per costruire una vettura da corsa destinata anche alla strada, ovvero la M1".
Neerpasch racconta che, all’epoca, la M1 stradale costava circa 100.000 marchi (52mila euro circa), mentre la versione da corsa del Gruppo 4, impiegata nella celebre serie ProCar, costava solo 50.000 marchi in più. "Era molto più economico correre con una macchina del genere", dice Neerpasch.
Non che la M1 fosse economica. Una Porsche 911 Turbo costava 78.500 marchi nel 1978 (40mila euro circa), lo stesso anno del debutto della M1. Per BMW fu una grande sfida riuscire a vendere la M1, e quando vennero prodotte sufficienti unità per omologare la versione del Gruppo 4, la classe di competizione era già quasi defunta.
Le BMW M oggi
Nonostante un inizio difficile per la divisione BMW M nel segmento delle auto stradali, la Serie 5 Motorsport e la M1 posero le basi per una storia di enorme successo. Senza di esse, non ci sarebbero state la M3 e la M5.
La BMW M5 Touring del 2024
Nel 2024, BMW M ha venduto oltre 200.000 veicoli. Certo, questa cifra include modelli "M Performance" come la M340i, oltre alle vere e proprie BMW M come la M3, ma resta comunque un dato impressionante se si considera che 50 anni fa, l’intera BMW aveva venduto circa 200.000 auto in totale.
La reazione di Neerpasch quando ha appreso questo dato? "Fantastico".
Fotogallery: BMW M3 2024
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