Quanti pezzi italiani montano le auto comprate dagli americani
Con i dazi di Trump sono a rischio 1,25 miliardi di euro di esportazioni di componentistica italiana e anche i posti di lavoro
Che cos'è un'auto Made in Usa? Il sogno di Trump di avere più America nelle auto americane grazie ai dazi si scontra con la realtà globalizzata di un settore che vede le componenti base di una vettura arrivare sulle linee di montaggio da ogni parte del mondo.
Basta guardare a due vere icone dell'auto Usa come la Ford Mustang o il Tesla Cybertruck. La sportiva americana è fatta solo per il 41% in Usa e Canada (non solo Usa quindi), mentre il pick-up elettrico di Musk arriva al 65% di parti statunitensi e canadesi. Per assurdo è più americana una Kia EV6 che per l'80% delle sue parti è "Made in Usa & Canada".
Una Ford Mustang in configurazione Shelby GT500
Il chiacchierassimo Tesla Cybertruck per il 40% è fatto di componenti non americane
La Kia EV6 è "più americana" di altre auto americane grazie all'80% di componenti locali
Il resto delle componenti sono importate negli Usa da altri Paesi come Messico, Cina, Giappone e Corea del Sud, ma anche dall'Italia che nel 2024 ha registrato un export di parti auto verso gli Stati Uniti per un valore di 1,25 miliardi di euro. E questo è solo il primo problema per l'Italia che nel settore dei fornitori rischia di subire seri danni dal 25% di dazi in vigore dal 3 maggio 2025.
Il secondo problema sono le auto tedesche che vengono esportate negli Usa e che dal 3 aprile 2025 subiscono un ulteriore dazio del 25% (oltre al giù esistente 2,5%) come tutte le altre vetture europee. Parliamo di 450.000 auto Made in Germany importate negli Usa nel solo 2024, per un valore di circa 25,6 miliardi di dollari (quasi 23,2 miliardi di euro al cambio attuale).
Una BMW Serie 5 Touring prodotta in Germania a Dingolfing
Considerando che l'Italia fornisce alla Germania quasi il 10% delle componenti utilizzate dall'industria tedesca dell'auto, per un valore di 5,2 miliardi di euro, è facile immaginare quanto possano essere pesanti le ricadute dirette e indirette sull'intera filiera del nostro paese.
- 273.000 lavoratori italiani in balia dei dazi di Trump
- "Una minaccia alla resilienza economica e industriale del mondo occidentale"
- Dazi del 25% sull'importazione negli Usa, ma solo per certe componenti auto
- Le parti auto italiane più richieste negli Usa
- Teme di meno chi ha "spalle larghe" e fabbriche negli Usa
- Quale futuro per i fornitori più piccoli?
273.000 lavoratori italiani in balia dei dazi di Trump
Questo significa che i dazi del 25% che entreranno in vigore il 3 maggio 2025 andranno a colpire tutta la filiera italiana dell'auto, compresa quella delle aziende che producono parti e componenti di auto. Vediamo in che modo e quali sono i pezzi che attraversano l'Atlantico per finire sulle auto americane.
La componentistica auto occupa in Italia 273.000 persone
Come detto, nel 2024 l'Italia ha esportato negli Stati Uniti componenti per auto per un valore di 1,25 miliardi di euro, una cifra che rappresenta il 5,1% delle esportazioni di componenti italiane nel mondo pari a 24,6 miliardi di euro. Parliamo di un settore che nel nostro Paese coinvolge ben 5.451 imprese e 273.000 lavoratori, con 9,5 miliardi di euro in salari e stipendi.
Un rallentamento o uno stop definitivo alle esportazioni di parti per auto negli Usa rappresenterebbe per l'industria italiana delle componenti per auto un danno importante, ancorché non ancora quantificabile esattamente nella sua entità.
"Una minaccia alla resilienza economica e industriale del mondo occidentale"
A livello continentale la Clepa (l'associazione europea dei fornitori di componenti per auto) ha già sollevato la gravità del problema per voce del suo presidente, Matthias Zink, che dice:
"È una misura sbagliata e dannosa per tutti, compresi gli stessi Stati Uniti. La produzione automobilistica moderna non è confinata entro i confini nazionali. I componenti attraversano spesso più volte le frontiere prima dell'assemblaggio finale, sia negli Stati Uniti che nell'Unione Europea. Le catene del valore transatlantiche nel settore automobilistico sono oggi profondamente intrecciate.
L'Italia esporta negli Usa 1,25 miliardi di euro di componenti auto
Questi dazi protezionistici rischiano di spezzare una partnership commerciale costruita nel corso di decenni, che sostiene migliaia di aziende e posti di lavoro in Europa e in Nord America. Dazi di questa portata interromperanno il flusso delle merci, aumenteranno i costi di produzione e, in ultima analisi, renderanno le auto più costose per i consumatori, compresi quelli statunitensi. Lo ripeto: questo non è solo un problema europeo. È una minaccia alla resilienza economica e industriale del mondo occidentale."
Dazi del 25% sull'importazione negli Usa, ma solo per certe componenti auto
Le componenti auto importate negli Usa, a partire dal prossimo 3 maggio, subiranno un dazio doganale del 25%, ma solo se rientrano in una lunghissima lista di parti che trovate nel documento ufficiale di 4.398 pagine scaricabile qui sotto.
Chi fosse curioso di scoprire quali sono queste parti auto colpite dal nuovo balzello e quali invece sono esenti dai dazi può "spulciare" i singoli codici e decrittarli usando il sito dell'Harmonized Tariff Schedule.
Le viti italiane sono nelle auto di tutto il mondo: qui le viti testata di Brugola
Vi possiamo comunque anticipare che ci sono quasi tutte le componenti che dall'Italia attraversano l'Atlantico per finire nelle catene di montaggio americane, compresi pneumatici, freni, molle, cerniere, pompe, iniettori e tanto altro. Qui sotto ne trovate un primo elenco non esaustivo stilato da Automotive News.
Propulsori, motori e trasmissioni
- Motori a pistoni alternativi o rotativi ad accensione comandata
- Motori a pistoni ad accensione spontanea (diesel)
- Pompe di iniezione per motori ad accensione spontanea
- Filtri dell'olio o del carburante
- Alberi di trasmissione
- Motori elettrici
- Convertitori catalitici o filtri antiparticolato
- Turbocompressori e compressori volumetrici
- Batterie al piombo
- Generatori
- Frizioni
- Batterie agli ioni di litio
- Candele di accensione
- Bobine di accensione
- Scatole del cambio
- Volani magnetici
- Radiatori
Elementi delle sospensioni
- Molle a balestra
- Componenti dei sistemi di sospensione e ammortizzatori
Guida e sterzo
- Pneumatici nuovi
- Pneumatici ricostruiti
- Camere d'aria di gomma
- Ruote stradali
- Tubi dei freni
- Assali
- Volanti
- Controllo delle vibrazioni
Elementi di sicurezza
- Vetri di sicurezza
- Specchietti retrovisori
- Serrature
- Dispositivi di illuminazione
- Sbrinatori e disappannatori
- Lampeggiatori
- Airbag
- Tergicristalli
- Cinture di sicurezza
- Paraurti
- Parabrezza
Varie
- Filo isolato
- Condizionatori d'aria
- Martinetti per il sollevamento dei veicoli
- Telecamere
- Sedili
- Radio
- Comandi numerici
- Tachimetri
- Apparecchi di segnalazione acustica
Le parti auto italiane più richieste negli Usa
Ma quali sono nel dettaglio le componenti auto prodotte in Italia ed esportate negli Stati Uniti? Al primo posto in termini di valore troviamo le parti meccaniche con 804,9 milioni di euro, seguite da motori (213 milioni), pneumatici (127,1 milioni), parti elettriche (110,5 milioni) e infotainment (0.4 milioni).
| Componenti | Esportazioni Italia-Usa |
| Parti meccaniche | 804,9 milioni di euro |
| Motori | 213 milioni di euro |
| Pneumatici | 127,1 milioni di euro |
| Parti elettriche | 110,5 milioni di euro |
| Infotainment | 0.4 milioni di euro |
Fonte dati: Anfia
Teme di meno chi ha "spalle larghe" e fabbriche negli Usa
Tra le principali aziende italiane attive nella filiera della componentistica per auto si possono ricordare grandi realtà come Brembo, Brugola, Dell'Orto, Marelli, Pirelli, ma anche Sapa e Sogefi.
Pirelli, uno dei colossi italiani
Gli impianti frenanti Brembo sono famosi in tutto il mondo
Alcune di queste hanno un giro d'affari davvero notevole, con fatturati anche da miliardi di euro, spesso con stabilimenti anche negli Stati Uniti.
Le principali aziende italiane del settore componentistica auto
| Azienda | Fatturato 2024 |
Stabilimenti americani |
Prodotti |
| Pirelli (ChemChina) |
6,77 miliardi di euro | Usa, Argentina, Brasile (2), Messico, Venezuela | Pneumatici |
| Brembo | 3,84 miliardi di euro | Usa (3), Brasile, Messico | Impianti frenanti |
| Marelli Holdings (KKR) |
1,20 miliardi di euro | Usa, Argentina, Brasile, Messico | Illuminazione, climatizzazione, sospensioni, componenti elettriche, componenti elettroniche |
| Sogefi Group (CIR Group) |
1,02 miliardi di euro | Usa, Canada, Messico | Sospensioni, gestione aria, raffreddamento motori |
| Sapa Group | 360 milioni di euro | Brasile | Stampaggio a iniezione con brevetto One-Shot |
| Landi Renzo | 272,4 milioni di euro | Usa, Argentina, Brasile, Canada, Colombia | Impianti a Gpl, metano, sistemi a idrogeno |
| Brugola OEB | 185 milioni di euro | Usa | Viti critiche motori e componenti speciali |
| Sparco | 156 milioni di euro | Usa | Sedili, parti in carbonio |
| Dell'Orto | 74,1 milioni di euro (2023) |
- | sensori, valvole, gestione termica, iniezione, meccatronica |
Queste sono le aziende della filiera auto che potrebbero resistere meglio ai nuovi dazi, perché in grado di assorbire meglio le conseguenze di questa nuova guerra commerciale che vuole smontare il sistema della produzione globale per creare una produzione il più possibile locale.
Iniettori per motori a idrogeno di Marelli
Un impianto produttivo Landi Renzo
Quale futuro per i fornitori più piccoli?
Ma i player più piccoli ad alta specializzazione, quelli con fatturati e ricavi ridotti e con pochi o nessuno stabilimento negli Usa, rischiano di dover ridurre i ricavi, licenziare parte dei dipendenti o valutare fusioni con aziende con le "spalle larghe". Alcuni potrebbero invece avere la forza per aprire filiali e fabbriche negli Stati Uniti, ma i tempi per farlo non possono essere rapidi.
Se i negoziati in corso non porteranno a una rimodulazione dei dazi, nei prossimi mesi la filiera della componentistica rischia uno sconvolgimento senza precedenti, con effetti a catena sull'intera industria e – inevitabilmente – sul portafoglio dei consumatori. Perché quando c'è uno shock di sistema, il conto lo paghiamo tutti. Europei e americani.
Fonte: Anfia
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