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Altavilla (BYD): siamo una potenza tecnologica e i dazi non ci fermeranno

Il consulente speciale per l'Europa di BYD parla a tutto campo dalla presentazione del marchio Denza alla Milano Design Week

Denza Z9 GT - Prova su strada
Foto di: BYD

C’è poco da festeggiare. I venti di recessione, sollevati dall’annuncio dei nuovi dazi americani, spingono l’economia europea verso un’ennesima fase di instabilità. Eppure, la Milano Design Week ha aperto comunque i battenti — com’è giusto che sia — tra creatività, visioni e ambizioni industriali.

Tra queste, anche quelle di BYD che, proprio a Milano, ha svelato il nuovo brand Denza: l’anti-Audi (o BMW, o Mercedes, a seconda dei punti di vista), destinata a debuttare sulle strade di mezza Europa entro la fine dell’anno. E, semmai non fosse chiaro quanto siano serie le intenzioni, il marchio è stato presentato dai massimi vertici del colosso cinese, con Stella Li (Executive Vice-President) e Yu-Bo Li (Chief Science Officer) al fianco del management europeo guidato da Alfredo Altavilla.

È stato proprio Altavilla a definire Denza una “missione impossibile, possibile”, perché nella storia dell’auto nessuno è mai riuscito davvero a intaccare il dominio tedesco nel segmento premium. “Ma con BYD sarà diverso,” ha aggiunto, “per velocità, tecnologia e capacità di soddisfare i clienti”.

Ho intervistato Altavilla toccando anche altri e partendo dall’attualità più urgente, con le incertezze legate ai dazi e al rallentamento economico globale; della fragilità strutturale dell’industria automobilistica europea; del ruolo strategico che gli ibridi plug-in possono (ancora) avere nella transizione elettrica; e dell’ambizione, sempre più concreta, della Cina di occupare lo spazio lasciato libero da un’Europa che sembra aver perso la direzione.

Segue la trascrizione integrale della nostra chiacchierata.

Denza alla Milano Design Week 2025

Alfredo Altavilla alla Milano Design Week durante la presentazione del marchio Denza

Foto di: Motor1.com

Non possiamo non partire dal contesto economico-finanziario. Quanto è a rischio l’industria dell’auto europea secondo lei?

È molto a rischio, perché non si tratta soltanto delle tariffe sui prodotti finiti. Il vero problema sono le tariffe sui componenti, che cambiano radicalmente i calcoli di convenienza sulla localizzazione.

In questo momento l’industria è davvero cieca.

Manca la comprensione di quali saranno i prossimi passi e non si intravede un catalizzatore in grado di portare chiarezza. Anche solo decidere dove localizzare o se chiudere stabilimenti in certe aree per spostarsi in zone più favorevoli dal punto di vista doganale si scontra con l’incognita dei dazi sui componenti. È un momento davvero molto complicato.

Questo riguarda solo chi esporta negli Stati Uniti?

No, riguarda chiunque. Questo sistema di dazi incrociati è diventato un vero e proprio labirinto: non c’è più una geografia indenne da dazi. E questo rende difficilissimo prendere decisioni strategiche, soprattutto quelle di discontinuità produttiva. Manca un quadro di riferimento chiaro.

Un player cinese importante come BYD: che ripercussioni vede sulla vostra strategia? Siete più protetti, visto che non avete interessi diretti negli Stati Uniti...

Per noi cambia relativamente poco, perché non siamo presenti negli USA. Le tariffe del 100% erano già state imposte dall’amministrazione Biden. Abbiamo però intrapreso processi di localizzazione in Europa, dove inizieremo a produrre da ottobre, e in Brasile, dove partiamo tra pochissime settimane.
Avendo scelto fornitori locali, anche noi dobbiamo ora analizzare tutta la filiera per capire se, e in che misura, i nostri partner possono essere a loro volta colpiti dai dazi.

Queste tensioni commerciali potrebbero mettere in difficoltà la concorrenza europea e quindi favorire BYD e, dal 2026, Denza?

Guardi, secondo me siamo noi che mettiamo in difficoltà tutti, a prescindere dai dazi. La tecnologia di BYD e anche quella di Denza oggi sono decisamente superiori a quelle di molti marchi europei e americani.

Siamo, oggettivamente, una minaccia tecnologica.

Basti pensare a due numeri: BYD ha speso quasi 20 miliardi in ricerca e sviluppo lo scorso anno e conta 122 mila ingegneri. Se si confrontano questi dati con quelli dei principali competitor europei, si capisce da soli la portata della sfida.

Denza Z9 GT alla Milano Design Week 2025

Denza Z9 GT alla Milano Design Week 2025

Foto di: Motor1.com

Come stanno andando le vendite in Italia e in Europa?

Siamo molto soddisfatti. I numeri sono ancora piccoli: lo scorso mese avevamo una quota di mercato dell’1,1%, ma quello che ci conforta di più sono i riscontri da parte di clienti e concessionari: molto positivi. Siamo fiduciosi che, una volta attivato il volano della brand awareness, i risultati cresceranno rapidamente.

Lo vediamo già in mercati dove siamo partiti prima: nel Regno Unito, il mese scorso, abbiamo immatricolato quasi 5mila auto, lo stesso numero che abbiamo fatto in Turchia. In Germania, a marzo, la raccolta ordini è stata estremamente positiva. Insomma, il brand sta ingranando in molti Paesi europei e questo dimostra che la strategia commerciale sta funzionando.

Cosa "conquista" i vostri clienti? E cosa vi manca?

Quello che colpisce è sicuramente la tecnologia: non fine a sé stessa, ma utile a migliorare l’esperienza di guida, il comfort. Un altro punto di forza è la rete vendita e assistenza, che sta crescendo molto rapidamente. Dove dobbiamo migliorare? Nella conoscenza del marchio. Dobbiamo farci conoscere di più, è l’area dove c’è più margine di miglioramento. Ma è parte del lavoro da fare.

L'Europa incide in BYD per la progettazione delle auto? Come management avete voce in capitolo?

Assolutamente sì, ed è la parte più stimolante del mio lavoro. La leadership di BYD ascolta con grande attenzione le istanze del mercato europeo. Abbiamo già introdotto modifiche ai modelli in vendita e quelli nuovi che arriveranno a partire dalla fine del prossimo anno, saranno sempre più su misura per il nostro mercato.

BYD non si chiude a riccio dietro il “siamo abbastanza grandi da non aver bisogno di consigli”. La capacità di ascolto è notevole, non solo per l’Europa, ma anche per mercati come quello sudamericano, dove BYD è già molto rilevante. Tutti i mercati, se portano esigenze specifiche, vengono ascoltati e, quando possibile, soddisfatti.

BYD Sealion 7 (2024) messo alla prova

La BYD Sealion 7, uno degli ultimi modelli del brand cinese

Foto di: BYD

Veniamo al tema dell'elettrico, ancora molto divisivo. In Italia il mercato stenta. Come giudica la situazione attuale, tra dazi e dubbi sul Green Deal?

Il problema vero è l’incertezza. Come chiunque lavori nel settore, sono stufo di continue discussioni, riaperture di scenari, rinvii. Diteci quali sono le regole del gioco e poi mantenetele: l’industria troverà il modo di adattarsi. Quello che sta uccidendo il settore è l’indecisione.

Personalmente giudico il Green Deal una bestialità, per come è stato concepito.

Detto ciò, se le regole dicono che dal 2035 si potrà vendere solo elettrico, ne prenderemo atto. Ma significa fare i conti con decine di migliaia di posti di lavoro persi e un mercato non ancora pronto.
Noi abbiamo dato alcuni suggerimenti, come consentire la vendita di plug-in hybrid anche dopo il 2035.

Per ora però nessuno ci ha ascoltato. Si preferisce concentrarsi su banalità come “spalmare le multe in tre anni”. Personalmente non ho molta fiducia nella capacità dei nostri governanti europei di recepire le istanze giuste. Ma almeno diano regole certe e le mantengano nel tempo.

BYD Seal U DM-i (2025), la prova su strada

BYD Seal U DM-i - La super hybrid del Brand  

Foto di: Motor1.com

Solo così, secondo lei, l’auto elettrica potrà davvero diventare un’opzione per tanti...

Certo. Ma serve un’educazione del cliente e questa passa attraverso uno stadio intermedio: gli ibridi.
Condivido l’obiettivo di ridurre le emissioni, e credo che la tecnologia plug-in hybrid vada esattamente in quella direzione: abbassa le emissioni, non vincola il consumatore a un’infrastruttura di ricarica ancora insufficiente e tutela i posti di lavoro nella filiera del motore termico.

L'ibrido plug-in è una soluzione win-win.

Se qualcuno non lo capisce, o è in malafede o non dovrebbe stare dove sta.

Fotogallery: Denza alla Milano Design Week 2025