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Ferrari Luce, ecco perché l'hanno disegnata così

La prima Ferrari elettrica divide, ma il suo design nasce dalla scelta precisa di non imitare le Ferrari termiche

Ferrari Luce, ecco perché l'hanno disegnata così
Foto di: Motor1 Italia visual (AI-assisted)

Sui social la Ferrari Luce non sembra avere raccolto subito un consenso unanime. Era prevedibile: la prima Ferrari elettrica tocca corde sensibili, perché interviene su uno degli aspetti più identitari del marchio, cioè il rapporto tra meccanica, proporzioni e desiderio. Però sarebbe riduttivo giudicarla soltanto con lo stesso metro usato per una berlinetta V8, per una V12 anteriore o per una granturismo classica.

Ci sono almeno due Ferrari che, fino a pochi anni fa, molti appassionati avrebbero fatto fatica anche solo a immaginare: una Ferrari a quattro porte rialzata e una Ferrari elettrica. La prima è arrivata con la Purosangue, disegnata dal Centro Design Ferrari diretto da Flavio Manzoni, scegliendo una strada di continuità: aumentare spazio, accessibilità e versatilità, ma mantenere proporzioni e segni immediatamente riconoscibili come Ferrari.

Con la Luce, invece, il salto è più profondo: Ferrari non ha cercato di trasformare una propria sportiva termica in elettrica, ma ha costruito un oggetto diverso, nato da vincoli e possibilità completamente nuovi.

La bellezza cambia quando cambia la meccanica

Molta della bellezza Ferrari che abbiamo imparato a riconoscere è figlia di scelte meccaniche precise: un V12 anteriore porta con sé un cofano lungo e un abitacolo arretrato; una berlinetta a motore centrale genera una cellula compatta, raccolta, quasi compressa tra ruote, prese d’aria e coda. Nel tempo, quei vincoli tecnici sono diventati anche codici estetici.

 

Nel caso della Luce questi vincoli non esistono più, o meglio vengono sostituiti da altri: batteria nel pianale, un motore elettrico per ruota, cinque porte, cinque posti, abitacolo avanzato, grande attenzione alla resistenza aerodinamica e necessità di costruire una nuova forma di desiderabilità Ferrari.

È qui che il progetto evita il confronto diretto con le sportive termiche: non prova a sembrare una 12Cilindri, una SF90 o una Roma elettrica, perché sarebbe stata una strada poco interessante; prova invece a dare il via ad una categoria diversa.

Più cellula che carrozzeria

La chiave più interessante del progetto è la separazione, visiva e concettuale, tra due elementi: da una parte la grande cellula vetrata dell’abitacolo, dall’altra la carrozzeria in alluminio che la avvolge e la completa.

 

Marc Newson, nella presentazione della vettura, ha spiegato proprio questo punto: LoveFrom ha lavorato sulla “greenhouse”, cioè sulla serra vetrata, trasformandola in una sorta di abitacolo autonomo, una superficie nera e continua che parte il più avanti possibile e attraversa tutto il centro dell’auto fino alla coda.

La parola chiave, quindi, non è soltanto “purezza”, ma separazione controllata. Dentro c’è una cellula ovoidale, omogenea, quasi indipendente; fuori c’è una pelle tecnica in alluminio, fatta di ali, superfici aerodinamiche, passaggi d’aria e parti colorate.

Più che una carrozzeria tradizionale con l’abitacolo incastonato al centro, la Ferrari Luce sembra nascere da un volume interno luminoso, poi avvolto da un guscio esterno ad alta efficienza.

La forma a goccia

 

Questa impostazione permette di leggere meglio anche la forma generale dell’auto. La Luce non cerca la tensione classica del cofano lungo e dell’abitacolo arretrato, ma una continuità quasi aeronautica tra parabrezza, tetto e coda, costruendo una superficie a goccia che attraversa visivamente tutto il corpo vettura. La cellula centrale garantisce pulizia formale, mentre la carrozzeria esterna organizza i flussi e definisce il carattere dell’auto.

È forse questo il punto più sofisticato del design: la Luce non disegna semplicemente una nuova proporzione da elettrica, ma mette in scena il rapporto tra un nucleo abitabile e una carrozzeria-ala. Da una parte c’è un abitacolo luminoso e continuo, dall’altra un sistema di superfici tecniche che non decorano la forma, ma la rendono possibile.

Ferrari Luce

Un cofano che è un'ala sospesa, e che lascia spazio all'aria attraverso un abitacolo avanzato a goccia: raramente si è visto qualcosa di simile in un'auto di serie

Foto di: Ferrari

Il cofano non è più un cofano

La parte anteriore è forse la più nuova, e anche quella che richiede più tempo per essere capita. Da lontano, il piano nero frontale sembra quasi una bocca, o addirittura una mascherina, ma in realtà appartiene a un sistema aerodinamico molto più complesso. È curioso che la Ferrari apparentemente più “mascherata” sia proprio quella che non ha più bisogno di una mascherina nel senso classico.

Qui il cofano non è più davvero un cofano. Un elemento tradizionale dell’automobile viene reinterpretato fino a diventare un’ala, con una funzione aerodinamica diretta. L’ala sospesa anteriore, la captazione dell’aria e le aperture inferiori trasformano l’intera parte frontale in una superficie funzionale, più vicina a un profilo aerodinamico che a un volume tecnico destinato a coprire un motore o una parte meccanica.

Ferrari Luce

Da notare il trattamento dei tergi, in posizione verticale come nelle sport prototipo, che lascia liberi i flussi d'aria senza interruzioni.

Foto di: Ferrari

I tergicristalli come manifesto

Anche i tergicristalli raccontano bene questo modo di progettare. Di solito sono alloggiati in una cavità alla base del parabrezza, con una discontinuità evidente tra vetro e cofano; sulla Luce, invece, la volontà di mantenere una superficie ampia, continua e ininterrotta ha portato a ripensare anche un componente apparentemente secondario.

Per questo i tergi si dispongono in verticale, quasi come su certe sport prototipo: non sono un dettaglio eccentrico, ma la conseguenza di una forma che non voleva essere interrotta. È uno di quei particolari della Ferrari Luce che fanno capire come il progetto non sia nato aggiungendo stile a una base tecnica, ma lavorando passo dopo passo sul rapporto tra forma, funzione e aerodinamica.

Ferrari Luce

Se per un frontale vagamente antropomorfo i fari hanno un significato importante, nella Ferrari Luce il segno è minimo e totalmente integrato nel contesto, per non interrompere la continuità aerodinamica e formale

Foto di: Ferrari

Un nuovo volto Ferrari

Anche i fari anteriori si comportano in modo diverso dal solito. Non disegnano il volto dell’auto, non cercano lo sguardo aggressivo, non diventano firma grafica dominante. Sono quasi assorbiti nelle superfici, ridotti al minimo, come se il design avesse deciso di non interrompere la continuità tra carrozzeria, vetro e funzione aerodinamica.

È una Ferrari meno antropomorfa, meno “faccia”, più oggetto tecnico-formale. E qui si sente davvero il mondo LoveFrom: non tanto perché la Luce sembri un prodotto Apple trasformato in automobile, quanto perché adotta un principio simile a quello dei migliori oggetti elettronici contemporanei, dove la complessità tecnica viene nascosta dentro una forma apparentemente semplice, levigata, quasi inevitabile.

Ferrari Luce

La Ferrari Luce non è una coupé bassa e slanciata, perché ha proporzioni da fastback sportiva a 5 porte, 5 posti e ruote grandi; tuttavia, la linea di cintura è alta, la minigonna sagomata accorcia la parte verniciata, e le linee fluide non evocano la muscolatura ma piuttosto il passaggio del vento. Oltre ai cerchi a cinque razze, solo la presa nella porta anteriore è un chiaro "simbolo" di sportività.

Foto di: Ferrari

Una fiancata per alleggerire

Vista di lato, la Ferrari Luce rivela la sua natura più difficile da classificare. È lunga, ha cinque porte, cinque posti, un portellone vero e cerchi enormi, ma cerca in tutti i modi di non diventare una grande massa piena. Il tetto scuro, l’assenza visiva del montante centrale, le porte posteriori controvento e la minigonna alta, scavata e lavorata permettono di snellire l’insieme.

Qui Ferrari rinuncia volutamente a una certa muscolosità tradizionale. La fiancata non è fatta di spalle gonfie e tensioni da trazione posteriore meccanica, ma di passaggi d’aria, tagli funzionali e superfici che accompagnano il flusso. L’apertura verticale dietro la ruota anteriore è uno dei pochi segni forti: serve all’aerodinamica, ma diventa anche il dettaglio che ricorda che questa non è una grande berlina elettrica qualsiasi.

Anche le ruote contribuiscono in modo decisivo alla percezione della Luce. Le dimensioni sono estreme, con i 23” anteriori e i 24” posteriori che diventano uno degli elementi più forti del profilo laterale; non sono però soltanto una scelta scenografica, perché su un’auto elettrica ad alte prestazioni il rapporto tra ruota, flusso aerodinamico e raffreddamento diventa particolarmente delicato.

Ferrari Luce

Anche la coda è originale, con la parte aerodinamica e la fascia scura che contiene i doppi elementi circolari, prosecuzione ideale dell'abitacolo scuro a goccia.

Foto di: Ferrari

Una coda incorniciata dall’aria

La coda è forse la zona più Ferrari dell’intero progetto, ma anche qui il richiamo alla tradizione viene filtrato da una logica nuova. I fanali tondi rimandano alla 360 Modena e alla 458 Italia, ma non sono semplicemente appoggiati su un posteriore classico: sono inseriti in un fascione scuro, quasi sospeso dentro una cornice aerodinamica.

A prima vista può ricordare, in modo molto libero, una GT4Lusso che emerge da un guscio più grande e levigato; poi si capisce che la logica è diversa. Non c’è l’alettone esterno, non c’è il gesto sportivo dichiarato: c’è una carrozzeria che prova a chiudere la scia, a far respirare i flussi e a tenere insieme portellone, bagagliaio, abitabilità e prestazione aerodinamica.

L’ala posteriore integrata lavora sullo specchio di poppa e costruisce una sorta di coda tronca virtuale. La parte posteriore non conclude semplicemente il volume dell’auto, ma sembra avvolgerlo e lasciarlo respirare, come se la carrozzeria fosse insieme involucro e dispositivo aerodinamico.

Le chicche e i segreti dentro la Ferrari Luce

Gli interni uniscono aspetti derivati dal mondo dei device alla storia ferrari, dai sedili al volante, compresi i tasti fisici

Foto di: Ferrari

Interni tra elettronica e ritualità

L’abitacolo, già presentato e descritto da tempo, è il punto in cui la collaborazione con LoveFrom diventa più evidente, ma sarebbe riduttivo liquidarlo come “smartphone su ruote”. Certo, ci sono alluminio, vetro, angoli stondati, display piccoli e ben integrati, superfici pulite, un pannello centrale orientabile che sembra quasi un’evoluzione automobilistica del tablet; però c’è anche una forte volontà di recuperare fisicità, ritualità e memoria analogica.

I comandi meccanici, le palette magnetiche, la chiave da inserire, il Launch Control sul padiglione, il multigraph con lancette e interfaccia digitale riportano l’esperienza dentro un mondo più tattile che virtuale. Non è l’abitacolo dominato dal maxi schermo, come accade su molte elettriche contemporanee; è piuttosto un interno che prova a distinguere ciò che deve essere digitale da ciò che deve restare fisico.

Il volante, con la sua forma essenziale e quasi da Nardi anni Cinquanta, è forse uno dei dettagli più riusciti: non copia il passato, ma lo lascia affiorare. Lo stesso vale per i sedili, con lavorazioni a listelli o cannellature che richiamano certe Ferrari storiche senza cadere nel rétro decorativo.

Una Ferrari che allarga il perimetro

La Ferrari Luce non è una di quelle auto che conquistano tutti al primo sguardo, anche perché rinuncia ad alcuni codici rassicuranti del marchio: il cofano lungo, la coda muscolare, la drammaticità da supercar, la sensualità meccanica delle proporzioni tradizionali.

Ma questa distanza dalle Ferrari più conosciute non è necessariamente un limite: permette alla Luce di non finire nel confronto diretto con le sportive termiche, dove sarebbe sempre giudicata per sottrazione, e di proporsi invece come una nuova categoria di prodotto, più autonoma rispetto al resto della gamma.

È una Ferrari meno istintiva, forse meno immediata, ma anche una delle più importanti degli ultimi anni, perché usa l’elettrico non come semplice sostituzione della meccanica termica, ma come occasione per studiare forme, proporzioni e linguaggi nuovi. Dentro c’è una cellula vetrata, luminosa, quasi un uovo tecnologico; fuori c’è una carrozzeria che lavora come un’ala continua.

Può piacere o meno, e probabilmente continuerà a dividere, ma dal punto di vista del design è una dichiarazione chiara: l’elettrico, per Ferrari, non è soltanto un nuovo motore; è un nuovo modo di disegnare il desiderio.

Fotogallery: Ferrari Luce (2026)