Land Rover Defender Octa (2026), non crederete a quando va forte (ovunque)
Rispetto alla V8 standard è più larga di quasi 7 cm e più potente. L'assetto è stato ritarato e l'elettronica messa a punto
La fisica, lo sappiamo, è retta da leggi che non possono essere infrante. I limiti, però, sono fatti per essere raggiunti e, a volte, superati: è questo il caso della Octa, versione sotto steroidi della Land Rover Defender che, grazie a capacità in fuoristrada invidiabili e al V8 sotto il cofano, conquista di diritto un posto alla ristrettissima tavola delle auto più inarrestabili del mondo.
Rispetto alla Defender standard mantiene gran parte del design, qualcosa di elettronica, quasi tutti gli interni e... basta, perché per il resto è stata rivista da cima a fondo dagli ingegneri inglesi. Come va? O, forse, dove non va? Ve ne parlo qui sotto.
La Defender più cattiva
La Octa è la rivisitazione più estrema e sofisticata della Defender, un progetto che parte da un’icona del fuoristrada per trasformarla in un SUV ad alte prestazioni che faccia da collante tra mondi apparentemente lontani. Il design, ovviamente, resta fedele all’impostazione originale (la Octa è proposta solo nella configurazione 110) ma viene reinterpretato con un linguaggio più muscolare. Se la lunghezza è pressoché identica, a cambiare in maniera significativa sono altezza e larghezza: la prima cresce di circa 2,8 centimetri, mentre la seconda aumenta di 6,8.
Land Rover Defender Octa (2026), il posteriore
Numeri che, tradotti visivamente, rendono l'auto più imponente, solida e piantata a terra. L’allargamento delle carreggiate ha richiesto un importante lavoro sulla carrozzeria, per cui i parafanghi sono sensibilmente più pronunciati e l'effetto visivo complessivo è più muscolare a prescindere da dove la si guardi. Il frontale è stato oggetto di interventi specifici, tra cui spicca una nuova, ampia e aggressiva presa d’aria centrale integrata nel paraurti progettata per rispondere alle maggiori esigenze di raffreddamento del V8.
Sempre davanti, in basso trovano posto uno skidplate completamente ridisegnato, realizzato in grafite e pensato per garantire una protezione extra nelle condizioni di utilizzo più estreme, e un gancio di traino fisso, ulteriore conferma della vocazione sportiva, sì, ma anche "fuoristradistica" del modello. I designer hanno ovviamente lavorato anche sul posteriore, con i quattro terminali di scarico squadrati integrati nel paraurti che fanno capire subito che non ci si trova dietro a una normale Defender.
Dentro c'è tanto carbonio
Entrando nell’abitacolo il salto è ancora più evidente, non tanto a livello qualitativo - già la Defender standard è fatta molto bene - quanto di finiture e ricercatezza. L'impostazione è la stessa, con il grande schermo centrale dell'infotainment in cui si concentra la maggior parte delle impostazioni dell'auto. Qui, a livello software sono state aggiunte una serie di schermate dedicate alle performance su strada, alla rilevazione dei tempi sul giro e alla taratura delle varie modalità di guida tra cui figura anche la nuova Octa che si richiama premendo uno speciale tasto sulla razza inferiore del volante.
Land Rover Defender Octa (2026), gli interni
Le differenze rispetto alle versioni “normali” però non si fermano alla sola tecnologia ma coinvolgono anche la percezione dello spazio e della guida. I sedili sono a guscio in fibra di carbonio forgiata e, oltre a sostenere meglio il corpo nelle accelerazioni, migliorano la posizione di guida. Questa rimane sempre piuttosto alta ma adesso è più regolabile rispetto a quella garantita dal sedile di serie. Materiale composito poi corre anche lungo tutta la consolle centrale e, a completare il quadro, dietro al volante ci sono nuove palette dall'effetto cristallo che si retroilluminano quando viene selezionata la modalità di guida più estrema.
Il V8 da 635 CV è pura goduria
Carbonio a parte, sul volante c'è un tasto a cui, quella volta che ero salito sulla Defender diesel, non avevo fatto caso. E infatti lì non c'era. Se avete letto qualche riga più sopra saprete che si tratta del selettore Octa che, se premuto per qualche secondo prima di accendere l'auto, la fa entrare in una sorta di "modalità sveglia-vicini", un'accensione a freddo forzata che, tenendo alti i giri del V8, vi farà godere e al tempo stesso odiare da chi avrebbe fatto a meno di sentirvi uscire dal garage.
Nonostante l'impostazione più sportiva data dalla posizione di guida più raccolta, la sensazione iniziale è esattamente quella che si immagina ancor prima di mettersi al volante. La Octa è enorme, con i centimetri extra dati dalle carreggiate allargate che si sentono tutti. La città, quindi, non è di certo il suo habitat ideale, anche se grazie all'elettronica e all'elasticità del motore si muove incredibilmente bene anche in contesti più sfidanti complici la seduta alta, le superfici vetrate ampie e a una miriade di sensori e telecamere che fanno capire al centimetro dove si mettono le ruote.
Land Rover Defender Octa (2026), la prova di Motor1.com
La stessa elettronica poi che permette alla Octa, nonostante la scheda tecnica quasi da sportiva, di essere tanto efficace anche lontano dall'asfalto. Il cervello elettronico della Defender si chiama Terrain Response e permette di adattare tutti gli elementi al terreno che si sta percorrendo, dalla sabbia, alla roccia, passando per il fango e la neve. Ognuno prevede una taratura specifica della sensibilità dell'acceleratore, dell'altezza da terra grazie alle sospensioni pneumatiche e dei controlli elettronici in modo da rendere la guida estremamente facile e rilassata a ogni guidatore dalla qualsivoglia abilità.
Il bello è che lei si arrampica, si arrampica sempre, a maggior ragione con gli pneumatici tassellati da fuoristrada che per 300 euro possono essere scelti al posto di quelli da strada. Selezionandoli dalla lista optional si perde qualcosa in termini di performance assoluta, la velocità di punta per esempio passa da 220 a circa 170 km/h, ma l'efficacia è massima se, come me, vedete la Defender come un mezzo non solo da strada.
Land Rover Defender Octa (2026), la prova di Motor1.com
A stupire è il comfort che riesce ad assicurare anche andando a 60 all'ora sulla ghiaia: in abitacolo arrivano poche vibrazioni, nessuno scossone, e la ripartizione dalla coppia è talmente efficace che non esistono buche o dossi a rallentarla o spaventarla. Se alcuni punti poi potrebbero sembrarvi troppo impervi, niente paura: basta sollevare la carrozzeria grazie alle sospensioni pneumatiche e guardare cosa passa sotto grazie alle telecamere a 360° e alla ricostruzione in digitale del fondo.
Nonostante le abilità fuori da comune, però, chi sceglie una Octa non penso lo faccia per avere un mezzo da buttare sulle rocce alla prima occasione rischiando di graffiare il prezioso carbonio. Il suo habitat ideale è la strada, magari non troppo tortuosa per dare la possibilità all'assetto di adattare bene la risposta non dovendo fare i conti con trasferimenti di carico troppo repentini che, considerando il baricentro alto e la taratura forzatamente morbida delle sospensioni, scoprono il fianco a un accentuato rollio in curva e al beccheggio in frenata.
Land Rover Defender Octa (2026), la prova di Motor1.com
Nel misto veloce, però, è incredibile: le bastano 4 secondi per scattare da 0 a 100, con il ruggito rauco del V8 a rendere paraddosale l'esperienza. Paradossale, sì, perché questa prestazione da altri SUV sportivi sul mercato te l'aspetti, da una dura e pura Defender invece un po' meno. Sotto il cofano giganteggia un 4.4 biturbo sviluppato in collaborazione con BMW da 635 CV e 700 Nm di coppia disponibili già a 1.800 giri/min, ma non è finita qui: dato che è mild hybrid, quando si richiede la massima potenza assicura un boost di ulteriori 22 kW e 180 Nm, come se quelli di prima non bastassero.
Condiviso con Monaco, però, non c'è solo il motore. Anche il cambio infatti è lo stesso, l'automatico ZF a 8 marce che è una garanzia in termini di fluidità, rapidità e incisività. Si può gestire in modalità manuale con le palette dietro al volante ma il livello di sintonia con il guidatore è tale che, in pratica, lascerete fare sempre tutto a lui.
Land Rover Defender Octa (2026), la prova di Motor1.com
Buttando giù l'acceleratore la Octa si avventa verso l'orizzonte: sul dritto è un treno con una progressione costante fino a ben oltre i limiti consentiti dalla legge; tra le curve anche, emerge qualche limite fisiologico ma il lavoro che i tecnici di Land Rover hanno fatto su questa Defender è oggettivamente sopraffino: la ripartizione della coppia è stata rivista e ora c'è un bilanciamento maggiore tra davanti e dietro. E, anzi, in alcune situazioni si scarica di più dietro, a vantaggio della precisione in inserimento curva e della velocità in uscita.
Tutto bello, bellissimo, se tra uno sparo e l'altro si ha la possibilità di buttarla in fuoristrada: su strada è tanto godibile a basse andature lasciandosi cullare dall'assetto morbido e dalla colonna sonora del V8, quando si va più forte invece bisogna fare sempre attenzione perché la massa in gioco è importante e non facilmente controllabile quando si supera il limite. Oltre a tutto questo, un motivo in più per andare tranquilli è il consumo, non propriamente da ibrida nonostante l'omologazione a libretto: in media si fanno circa 5 km/litro, che scendono a 3 quando si spinge e salgono a 9, invece, facendo tanta attenzione.
Fotogallery: Land Rover Defender Octa (2026), la prova di Motor1.com
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