BYD Atto 2 ibrida (2026), perché comprarla e perché no
È spaziosa, fa tanta strada in elettrico e consuma poco a batteria scarica. Qualche dettaglio però potrebbe essere migliorato
La BYD Atto 2 è un crossover compatto fuori, a misura di città, ma molto spazioso dentro e dotato di una tecnologia che molte concorrenti si sognano. La versione protagonista di questa prova si chiama DM-i - non è uno scioglilingua ma la sigla con cui la Casa identifica le motorizzazioni ibride plug-in - ma è possibile sceglierla anche 100% elettrica.
La sua particolarità è che si tratta di una ricaricabile particolare perché è in grado di fare tanta strada in elettrico sia quando la batteria è carica che quando è scarica. Qui sotto - e anche nel video qui sopra - vi dico come e perché oltre a raccontarvi come è fatta e quanto consuma.
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Dimensioni | Interni | Guida | Consumi | Prezzi
Pregi e difetti
Con questi contenuti, la BYD Atto 2 ibrida è un’opzione molto valida per chi cerca un’auto da poter usare sia in città che fuori senza dover spendere una fortuna. Può svolgere il ruolo sia di prima auto da famiglia, per una coppia al massimo con un figlio, che di seconda, e potrebbe far cambiare idea ai detrattori dell’ibrido plug-in dato che consuma poco anche a batteria scarica ed è dinamicamente equilibrata.
BYD Atto 2 DM-i (2026), il posteriore
Dimensioni, bagagliaio e spazio
Partiamo dalle dimensioni: la BYD Atto 2 è lunga poco più di 4,30 metri, più o meno come una Dacia Duster per darvi come riferimento un modello molto diffuso sulle nostre strade. Grazie alla forma squadrata dentro sfrutta molto bene lo spazio, con il bagagliaio che è nella media del segmento.
Si parte da 425 litri: il vano è abbastanza regolare nelle forme e il piano può essere regolato su due livelli per sfruttare meglio lo spazio in altezza, peccato solo che sotto non entri la grande cappelliera quando la si toglie. Per l’organizzazione generale ci sono degli anelli ma nessun gancio e gli schienali della seconda fila possono essere abbattuti in configurazione 60-40
BYD Atto 2 DM-i (2026), il dettaglio dei sedili
Salendo dietro si apprezzano subito i sedili che sono veramente morbidi. Lo spazio è sufficiente anche per i più alti, io supero il metro e 90 e mi avanza qualche centimetro sia per le ginocchia che per la testa. Volendo poi si può viaggiare anche in cinque dato che al centro la seduta non è rialzata e il pavimento è piatto. Non c’è il bracciolo e sul tunnel ci sono una bocchetta dell’aria e due prese USB di tipo C.
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Le misure |
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Fuori |
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Lunghezza |
4,33 metri |
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Larghezza |
1,83 metri |
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Altezza |
1,67 metri |
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Passo |
2,62 metri |
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Dentro |
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Bagagliaio |
425 / 1.335 litri |
Plancia e comandi
Entrando in abitacolo si apprezzano fin da subito le finiture e i rivestimenti morbidi nei punti giusti. La plancia per esempio è piacevole da toccare così come la zona del tunnel centrale dove si poggia il ginocchio, dettaglio spesso trascurato anche su auto più grandi e costose. In generale, quindi, si respira un’aria di qualità. Per quanto riguarda l'organizzazione poi ci sono pochissimi tasti fisici, se non fosse per quelli sul tunnel centrale da cui si gestiscono per esempio le modalità di guida.
BYD Atto 2 DM-i (2026), gli interni
La leva del cambio è sul piantone dello sterzo e questo comporta meno vincoli nell’organizzazione dello spazio. Sul tunnel ci sono due portabicchieri e un’ampia zona d’appoggio gommata con a sinistra la piastra ventilata per la ricarica ad induzione. Sotto poi c’è un’ampia vasca con una serie di prese di ricarica, mentre sono nella media il vano sotto il bracciolo, il cassetto davanti al sedile del passeggero e le tasche delle portiere.
Come va e quanto consuma
Con 4,30 metri di lunghezza, la BYD Atto 2 ha le dimensioni giuste per chi cerca un’auto da usare spesso in città e ogni tanto per i lunghi viaggi. La carrozzeria è squadrata, il che nel traffico è l’ideale perché le superfici vetrate sono ampie e regolari per cui si vede molto bene intorno. Per le manovre al millimetro poi ci sono i sensori e le telecamere: quella dietro è di serie, sull’allestimento superiore invece si aggiunge il sistema a 360° che ha un’ottima risoluzione.
Il vero punto di forza della Atto 2 in città però è il sistema ibrido che su questa versione top di gamma abbina un motore 1.5 a benzina a quattro cilindri a un elettrico per poco più di 210 CV di potenza totale. Ad alimentare il tutto c’è una batteria abbastanza grande, da 18 kWh, che quando è carica permette di fare parecchia strada in elettrico, quando è scarica invece riesce a supportare bene il termico tenendo bassi i consumi.
BYD Atto 2 DM-i (2026), la prova su strada
Questo perché non si scarica mai del tutto. Se si forza la marcia EV - si può fare attraverso un tasto sul tunnel centrale - la carica non scende mai sotto il 25% dato che una volta raggiunta si accende il termico. Da questo momento in poi i due motori lavorano insieme o in serie o in parallelo a seconda delle situazioni. Che vuol dire? Che quando si va tranquilli la motricità è garantita dal motore elettrico con il 1.5 che ricarica la batteria, quando si va più forte invece i due lavorano insieme spingendo le ruote.
Ma non finisce qui: se ci si vuole tenere un po’ di energia in vista, magari, di una zona a zero emissioni e non si ha tempo di fermarsi a una colonnina, è possibile dire all’auto di ricaricare la batteria fino a una data percentuale tra il 25 e il 75%. Sembra un discorso complicato ma è più facile a farsi che a dirsi.
Parlando di dinamica, ho trovato questa Atto 2 molto comoda. L’assetto è migliorato rispetto alle prime BYD arrivate sul mercato: è morbida, con i cerchi che non sono troppo grandi e permettono di assorbire bene le asperità che infatti non danno mai fastidio. È abbastanza molleggiato per cui quando si va più forte soffre un po’ i movimenti di cassa come il rollio in curva, ma in generale garantisce un ottimo livello di comfort.
BYD Atto 2 DM-i (2026), la prova su strada
Anche la spinta del motore poi è buona, ha anche una bella progressione e l’insonorizzazione è curata. Sono migliorabili invece il freno, non è molto modulabile nel passaggio tra frenata rigenerativa e meccanica, e lo sterzo. È leggerissimo per cui in città è veramente comodo perché si muove con un dito, ma non è preciso e alle alte velocità obbliga a correggere spesso la traiettoria.
Per quanto riguarda i consumi, a batteria carica siamo riusciti a percorrere circa 90 km senza mai accendere il motore a benzina con un consumo medio di 15 kWh/100 km. Tenete conto sempre che, come vi ho spiegato prima, dei 18 kWh di batteria solo il 75% è utilizzabile per la marcia in EV, con il rimanente 25% che permette al termico di consumare di meno lavorando in sinergia. A batteria scarica si riescono a fare 25 km/litro in città, circa 23 in extraurbano e poco meno di 13 in autostrada.
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Versione provata |
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Motore |
Benzina + elettrico (plug-in hybrid) |
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Potenza |
212 CV |
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Coppia |
300 Nm |
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Cambio |
Automatico a 6 marce |
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Trazione |
Automatico a variazione continua |
Prezzi e concorrenti
La BYD Atto 2 ibrida ha un prezzo di listino che parte da meno di 28.000 euro per la versione base Active, da circa 30.000 invece per la top di gamma Boost. Il prezzo è allineato a quello della versione 100% elettrica.
BYD Atto 2 (2026), il dettaglio del faro
La BYD Atto 2 DM-i ha delle concorrenti agguerrite, ma lei è l’unica ibrida plug-in. Ci sono per esempio la Dacia Duster, la MG ZS e la Jaecoo 5 che sono simili per dimensioni e prezzo e si possono avere a benzina, mild o full hybrid, ma non ricaricabili. Concentrandoci sempre sulle ibride, si possono valutare anche la Hyundai Kona, la Kia Niro e la Toyota C-HR che però costano di più. È simile per filosofia ma è più grande poi la Leapmotor B10.
Fotogallery: BYD Atto 2 DM-i, la prova su strada
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