Ho guidato la Mercedes C 111, icona degli anni '70
Non è mai andata in vendita, ma ha fatto sognare generazioni di appassionati. Vi raccontiamo com'è guidare oggi la rara Mercedes C 111
Poche vetture contrassegnate dalla Stella a tre punte possono vantare una fama tanto leggendaria quanto la Mercedes-Benz C 111. Nata a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, questo bolide dalle linee avveniristiche continua ad affascinare generazioni di appassionati e collezionisti. Ma l’aspetto forse più sorprendente della sua storia è uno solo: nessuno è mai riuscito ad acquistarla, per quanto fosse disposto a sborsare cifre da capogiro.
Mentre icone intramontabili come la 300 SL "Ali di Gabbiano" o la più recente CLK GTR hanno finalmente trovato la via della produzione - seppur in tiratura limitatissima per pochi fortunati - per la C 111 il destino è stato ben diverso.
Durante tutta la sua carriera è rimasta fedele alla sua missione originaria: un laboratorio su ruote puro e senza compromessi, nato per sperimentare motori Wankel, materiali compositi e nuove soluzioni aerodinamiche. Un Progetto con la "P" maiuscola a cui il mercato di serie è stato negato per sempre, consacrandola nell'Olimpo dei sogni proibiti della storia dell'automobile.
Un laboratorio su ruote, non una sportiva qualunque
Quando debuttò al Salone di Francoforte del 1969, gli ingegneri non pensavano affatto alle vendite. Il pubblico, però, fu di diverso avviso: affascinato dalle linee avveniristiche e dalle portiere ad ali di gabbiano, scambiò il prototipo per la nuova super-sportiva di serie.
L'entusiasmo fu tale che, dopo il Salone di Ginevra dell'anno successivo, diversi facoltosi appassionati inviarono persino degli assegni in bianco a Stoccarda pur di prenotarne una. Mercedes, però, disse no a tutti: la C 111 doveva restare esclusivamente un progetto di ricerca.
Nonostante la sua inaccessibilità e la straordinaria rarità del mezzo, noi di Motor1.com abbiamo avuto l'opportunità eccezionale di metterci al volante. A raccontarci com'è guidare una vettura del genere è il nostro collega di Motor1 Germany, Christopher Otto.
Quasi come un’auto di serie
Salendo a bordo, la prima sorpresa arriva non appena si solleva l'iconica portiera ad ala di gabbiano: l’abitacolo appare incredibilmente rifinito, quasi fosse quello di un'auto già pronta per la concessionaria. Grandi strumenti circolari, comandi disposti con ordine e una posizione di guida da subito impeccabile ricordano molto più una Mercedes di serie che un laboratorio sperimentale.
Certo, la sua natura di prototipo emerge in alcuni dettagli decisamente pragmatici: la radio, ad esempio, è montata in verticale nella console centrale per mancanza di spazio, e qua e là si intravede ancora qualche cavo a vista. Nel complesso, però, la C 111 trasmette una sensazione di sorprendente maturità costruttiva, ben lontana dall'idea di un muletto assemblato in fretta e furia.
Mercedes C 111, la prova
D'altra parte, la cura per l'abitacolo era un requisito fondamentale del progetto. Gli ingegneri non volevano affatto realizzare un muletto spartano e scomodo, ma pretendevano che il prototipo offrisse fin da subito la stessa vivibilità e raffinatezza che ci si aspetta da una sportiva con la Stella.
Superato l’ampio sottoporta con un po' di agilità, ci si ritrova seduti molto in basso, ma sorprendentemente comodi. Lo spazio non manca nemmeno per chi è alto 1,87 metri, anche se conviene non superare questa soglia: quando si abbassa la portiera ad ala di gabbiano, il rischio di prendere una botta in testa è concreto.
Un V8 al posto del Wankel
Chi si aspetta di trovare il celebre Wankel a quattro rotori, però, rimarrà sorpreso: per il nostro test, Mercedes-Benz Classic ha messo a disposizione una delle varianti di confronto con motore V8, decisamente meno note.
Sebbene la Casa mantenga in efficienza anche un esemplare a motore rotativo, sotto il cofano di questo prototipo batte un 3.5 litri otto cilindri da 200 CV, nato all'epoca proprio per paragonare la tecnologia Wankel a un frazionamento tradizionale. Dall’esterno le due versioni si distinguono a stento; sotto la pelle, invece, incarnano due filosofie opposte, come un maratoneta e uno sprinter con la stessa maglia.
Al giro di chiave il V8 si avvia all'istante, mettendo in mostra il funzionamento tipico dei propulsori Mercedes di quegli anni: fluido, discreto e privo di velleità teatrali. Un'indole garbata che trova conferma nei primi metri di strada, o almeno finché non si comincia a fare i conti con la frizione, caratterizzata da un punto di stacco decisamente imprevedibile.
Mercedes C 111, gli interni
Il punto di stacco è immediato, praticamente al primo millimetro di corsa del pedale: un'impostazione che nei primi metri regala qualche inevitabile spegnimento. Dal team di Mercedes-Benz Classic arrivano infatti sguardi complici: la frizione è un’ipersensibile particolarità di questo esemplare che, per mancanza di ricambi originali, non può essere sostituita.
Presa la mano con il pedale, la C 111 regala però la sorpresa più grande: si guida in modo incredibilmente naturale. Il peso degli anni affiora soltanto in un comando dello sterzo piuttosto indiretto e nella corona del grande volante, che impone movimenti delle braccia decisamente più ampi rispetto agli standard moderni.
L’assetto è rigido e asciutto, ma senza mai risultare esasperato. Si tratta di una taratura che toglie subito l'idea di trovarsi al volante di un fragile ed intoccabile oggetto da museo.
Dopo appena pochi chilometri il timore reverenziale iniziale lascia spazio alla naturalezza. Ci si ritrova a guidare la C 111 con la stessa disinvoltura che si avrebbe su un'auto di serie, pur con la consapevolezza di stare portando a spasso una delle silhouette più affascinanti della storia.
Design senza tempo
A contribuire è anche il design, perché a oltre cinque decenni dal debutto la C 111 appare ancora sorprendentemente moderna. Con qualche intervento misurato su gruppi ottici e ruote, il progetto potrebbe tranquillamente passare per una concept car attuale.
Non stupisce quindi che attiri ancora molta attenzione: le persone si fermano, estraggono il telefono o alzano il pollice in segno di approvazione; e nell’area di Stoccarda, del resto, sanno benissimo che cosa sta passando davanti ai loro occhi.
Dal sogno Wankel all’auto dei record
La vera carriera della C 111 comincia però solo dopo il tramonto del motore Wankel. Consumi elevati, emissioni e dubbi mai risolti sulla durata dei rotori portano all'abbandono del progetto, spinto verso il declino definitivo dalla crisi petrolifera.
Nel 1976 Mercedes archivia la tecnologia rotativa, ma non il laboratorio su ruote. Quello stesso anno nasce la C 111-IID a gasolio, capace di conquistare ben 16 record mondiali in 60 ore sull'anello di Nardò. Successivamente arrivano l'ultra-aerodinamica C 111-III e infine la C 111-IV che, nel 1979, infrange il record di velocità su circuito sfiorando i 404 km/h. È la svolta definitiva: da mancata supercar di serie, la C 111 si consacra per sempre come un'inarrestabile cacciatrice di record.
Mercedes C 111
Più di un pezzo da museo
Quando parcheggio la C 111 davanti al Classic Center, la sensazione dominante è una sola: quest’auto è molto più di una bellissima scultura da museo. Rappresenta la testimonianza viscerale del coraggio con cui Mercedes, alla fine degli anni '60, ha saputo esplorare strade mai battute. Il motore Wankel è tramontato e molte soluzioni dell'epoca sono state superate o archiviate, ma l'eredità della C 111 è rimasta intatta.
Il punto sta tutto qui. Oggi nuovi costruttori emergono dal nulla e riescono a progettare ottime vetture nel giro di pochissimi anni, ma c'è una cosa che nessun investimento può comprare in tempi brevi: la storia. La C 111 dimostra che il patrimonio tecnologico di un marchio ha un valore inestimabile, e a Stoccarda lo sanno bene.
È per questo che i gioielli più preziosi della Stella non vengono solo custoditi sotto le teche di un museo, ma continuano a essere mantenuti vivi, pronti a macinare strada.
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