Sul mercato dal 1979, continua a piacere, a vendere e a rinnovarsi. Senza mai tradire le origini, che rivediamo insieme qui

La Mercedes Classe G debutta il 4 febbraio del 1979 a Tolone, in Francia, davanti al pubblico delle grandi occasioni. Probabilmente, però, né i presenti né gli uomini della Mercedes si immaginano che nel 2019 saremmo stati qui ancora a parlare di lei. E che qualcuno, anzi, tanti per il genere molto particolare di auto, la comprassero ancora in ogni angolo del mondo. Eppure è proprio questo che succede ed è questo che convince la Casa tedesca a continuare a innovare il prodotto. O sarà forse in virtù del fatto che Mercedes non ha mai abbandonato la G a sé stessa che il pubblico continua ad amarla e le norme (sulla sicurezza e sull’inquinamento) non la mettono fuori gioco come successo a tante altre macchine? In attesa di capire se è nato prima l’uovo o la gallina, ripercorriamo un po’ la storia di questo oggetto di culto.

Una gestazione lunga

1979, dicevamo. In realtà l’idea di Classe G, pensate, inizia a prendere forma nelle teste dei manager nel 1969. Le aziende coinvolte sono l’allora Daimler-Benz AG e l’austriaca Steyr-Daimler-Puch AG. La prima produce l’Unimog, la seconda il Haflinger e Pinzgauer; tutti mezzi con straordinarie doti offroad; entrambe sentono però la necessità di qualcosa di meno estremo, capace cioè di offrire comfort e guidabilità accettabili anche su strada.

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Nel 1971 i manager delle due società iniziano a parlare di una collaborazione e nel 1973 è pronto il primo modellino in legno. Nel 1974 il prototipo inizia a macinare km e, nel 1975, i punti cardine del progetto sono definiti; a partire da questi ultimi, il geniale Bruno Sacco, capo designer di Mercedes, le cuce un vestito essenziale ma inconfondibile, classico ma immortale.

Nel 1973 è pronto il primo modellino in legno. Nel 1974 il prototipo inizia a macinare km e, nel 1975, i punti cardine del progetto sono definiti.

Nel 1979 arriva sul mercato la versione 460 a trazione posteriore e integrale inseribile, differenziale centrale bloccabile al 100% di serie, mentre quelli bloccabili per avantreno e retrotreno sono un optional. La trasmissione mantiene questo schema fino al 1985. Il tutto, ma è quasi superfluo dirlo, innestato su un indistruttibile telaio a longheroni e traverse.

Il quadro storico

Per capire la portata della Classe G per un marchio come Mercedes, in termini di marketing, è utile fare un ripasso di com’è composta la gamma della Casa tedesca nel 1979. A listino ci sono: 200/230/250/300/etc. con carrozzerie berlina, coupé e station wagon (da qui nascerà poi la Classe E), la S/SE/SEL (origine della famiglia Classe S di oggi) e la SL. Fine.

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La 190? E’ un’idea ancora molto appannata nella testa dei progettisti. Oggi la gamma della Stella è attorno ai 20 modelli e dal 1979 a oggi, i modelli di cui sopra sono passati attraverso varie generazioni e infiniti restyling. In questi 40 anni, inoltre, le automobili hanno iniziato prima a mettere una pezza agli errori del guidatore (se l’ESP diventa per tutti gran parte del merito è proprio di Mercedes), successivamente a prevederli e prevenirli.

Insomma, dal 1979 a oggi il mondo dell’auto (e non solo) è passato attraverso (almeno) una rivoluzione, ma la Classe G resiste; rinnovata, adeguata ai tempi, ma identica a sé stessa in ciò che conta di più: nello spirito.

Ha scortato i soldati e anche Giovanni Paolo II

Grazie alle sue doti di robustezza e di superamento di ogni tipo di ostacolo, subito gli eserciti mettono gli occhi sulla Gelandewagen (ecco il significato della lettera G): se ne assicurano le prestazioni l'esercito olandese, canadese, francese (con marchio Peugeot) e tanti altri.

La Classe G ha contribuito in modo decisivo alle fortune delle casse della Stella, oltre che alla sua immagine nel mondo: dal 1980, dopo l'attentato a Papa Giovanni Paolo II, la “papamobile” diventa la Classe G230 blindata. La Mercedes protegge il Papa: una promozione impareggiabile. 

Mercedes G-Class, foto storiche

Da 72 a 585 CV

Va ovunque con 72 CV. Non si tratta di un errore. Nel 1979 la Classe G si accontenta di un motore - base - da 72 CV. Oggi al top arriva a 585 CV, ma in passato la “folle” G65 V12 AMG SW ha toccato quota 612 CV, per 5,3 secondi nello 0-100 km/h. Ovviamente, al di là degli ovvi progressi portati dall’evoluzione di telaio e gomme, tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l’ausilio dell’elettronica.

La potenza è nulla senza controllo

Di trazione integrale vi ho detto qualcosa prima, ma gli appassionati vorranno sapere qualcosa in più. Per esempio che, in occasione del primo importante aggiornamento tecnico, quello del 1989, in Mercedes decidono di estendere la gamma a un modello per uso quasi esclusivamente professionale: ecco la 463.

Con essa arriva una nuova trazione integrale permanente con tre differenziali bloccabili (quello centrale al 100%), l'ABS (optional) e gli interni vengono rifiniti più in stile Mercedes, con un inserto in legno e sedili più confortevoli. Una filosofia perseguita fino ai giorni nostri, in cui la tedesca è indistruttibile nella meccanica e regale nell’abitacolo.

Mercedes G-Class, foto storiche

A proposito di giorni nostri, la nuova Classe G, sul mercato da circa un anno, ha avuto il coraggio addirittura di passare all’alluminio per alcune parti della scocca e della carrozzeria, per un dimagrimento di ben 170 kg.

Fotogallery: Mercedes G-Class, foto storiche