In questi giorni si stanno definendo i rapporti commerciali tra i due Paesi. Le automobili giapponesi sono al centro del discorso

I dazi doganali sono uno di quegli argomenti su cui di solito non ci si sofferma, fin tanto che non riguardano da vicino, magari durante un viaggio. In Europa il mercato è regolato dal libero scambio e quando compriamo un'automobile non dobbiamo preoccuparci di pagare un extra-costo. Ma non è ovunque così.

Per esempio, tra Giappone e Stati Uniti ci sono da molti anni una serie di limitazioni e alcune riguardano anche le auto. Queste ultime sono figlie degli anni Settanta, quando il mercato americano venne letteralmente invaso dai prodotti nipponici, che erano superiori praticamente in tutto ai corrispettivi a stelle e strisce. A oggi chi importa auto e pezzi di ricambio dal Giappone paga il 2,5% di tasse, una tariffa che potrebbe cambiare, in peggio.

Toyota RAV4 Adventure Lead

Giapponesi d'America

Per questo, negli ultimi giorni i costruttori di auto giapponesi si sono mostrati tutti molti scettici sulle nuove intese riguardanti il commercio internazionale, definite dai governi di Stati Uniti e Giappone, a margine dell'assemblea generale dell'ONU a New York. La stampa nipponica concorda unanimemente, sul fatto che l'accordo annunciato dal Presidente Trump favorisca solo i produttori agricoli americani, che potranno esportare fino a 7 miliardi di prodotti di prodotti all'anno.

Lo stesso accordo, d'altro canto, non offrirebbe garanzie esplicite sul fatto che i dazi per le Case auto giapponesi che esportano negli USA non vengano aumentati. Non tutte le auto che portano sul cofano un brand nipponico, infatti, sono prodotte nel Sol Levante, anzi: quasi tutti i costruttori hanno stabilimenti negli Stati Uniti.

Subaru Impreza WRX STI S209

Oltre 50 miliardi

Anche un decimale percentuale farebbe la differenza, visto che si parla di un giro di affari di 51 miliardi di dollari, che peraltro rappresenta un terzo di tutto il Made in Japan venduto negli Stati Uniti.

Akyo Toyoda, che oltre a essere il presidente della Toyota è anche il capo dell'associazione dei costruttori - la Jama - ha spronato il suo Governo a fare di più per aumentare la competitività delle imprese. In questa fase, infatti, il Giappone si trova ad affrontare sfide inedite, come il rialzo dell'IVA.