I cent’anni dell’atelier milanese che coniuga il gusto estetico con l’essenza delle corse. Ecco le sue auto più belle e vincenti

Quando uno come Enzo Ferrari dice "L’auto che vince è la più bella" c’è da dargli ragione. La linea delle vetture che tagliano per prime il traguardo lasciano il segno, rimanendo impresse nella memoria. È anche quello che pensa Ugo Zagato quando, nel lontano 1919, fonda a Milano la sua carrozzeria.

Inizialmente impegnata con grosse berline di lusso la carrozzeria Zagato si concentra presto sulle auto sportive. Contribuisce alle vittorie di case prestigiose, come Alfa Romeo e Aston Martin, nelle corse più famose. Attirando quindi l’ammirazione e anche gli assegni di facoltosi clienti desiderosi di emulare le gesta dei grandi piloti.

Fotogallery: Zagato, tutte le auto della sua storia

Gli inizi come garzone

Ugo Zagato comincia a prendere dimestichezza con la lavorazione dei metalli mentre è migrante, nei primi del '900, in Germania. Rientrato in Italia lavora presso diverse officine all’ombra della "Madunina", dove le scocche vengono allestite secondo canoni puramente funzionali, senza alcuna attenzione per lo stile. Zagato, quando l’Italia si getta nella Grande Guerra, viene arruolato al servizio del paese.

Ugo Zagato

Il fronte dove combatte non è quello dell’Isonzo ma al chiuso, nelle officine della Ansaldo, grande azienda specializzata nella realizzazione dei primi aerei da combattimento. Qui si costruisce un’ulteriore esperienza con l'aerodinamica e il contenimento del peso. Tutte cose che gli saranno utili gli anni successivi.

Dare un aspetto alle automobili

Negli Anni '10 è ancora normale, per le case automobilistiche, fornire al cliente solo il telaio nudo, munito giusto della meccanica. Sta poi al proprietario portare lo chassis al carrozziere per vestirlo secondo i suoi gusti. Ugo Zagato si infila in questo business e fin da subito si impegna a portare una ventata di modernità nel settore.

Zagato, tutte le auto della sua storia

Gli abitacoli in stile barocco neorinascimentale ormai sono feticci del passato. La nuova tendenza suggerisce parabrezza inclinati, fari affusolati e interni più sobri. Il tutto con un sapiente uso di alluminio e legno, garantendo così non solo eleganza ma, soprattutto, leggerezza e velocità.
La prima creazione a fregiarsi della famosa Z è su base Fiat 501, da lì l’azienda comincia la sua vertiginosa espansione, tanto da attirare l’interesse di una nascente industria con sede lì vicino.

L’epopea della 6C e le vittorie in pista

L’imprenditore Nicola Romeo, titolare dell’Alfa Romeo, e il progettista Vittorio Jano rimangono affascinati dalla bravura della Zagato. Negli anni '20 il Biscione del Portello stringe così una formidabile collaborazione con la Z rampante che inizia con la 6C 1500.

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Zagato contribuisce così ad una lunga serie di successi sportivi, senza i quali l’Alfa Romeo non può diventare quella che conosciamo oggi. Le successive 6C 1750 vincono la Mille Miglia nel 1928, 1929 e 1930 e Zagato diventa sinonimo di sportività.

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Nello stesso periodo la carrozzeria si cimenta anche su telai Fiat, Lancia, Bugatti e Maserati. Si crea un portafoglio clienti importante che comprende non solo uomini ricchi e potenti ma anche scuderie in cerca di vittoria, tra cui l’allora nascente Scuderia Ferrari.

Gli anni della guerra

Come tante altre aziende automobilistiche anche la Zagato, dopo l’entrata dell’Italia in guerra, è costretta a lasciare nei cassetti sogni e progetti ambiziosi, per concentrarsi sul grigio e deprimente sforzo bellico. Mentre è fornitrice di componenti per gli autocarri dell’Isotta Fraschini la sede dell’azienda è vittima del bombardamento che sfigura Milano nel 1943.

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Ugo Zagato non si perde d’animo e, in una sede temporanea, riprende alla meglio l’attività. Bisogna aspettare il 1946 per poter, finalmente, tornare ad occuparsi di auto veloci e belle.

La rinascita e il boom

Il primo modello dopo la guerra è la Fiat 1100 Panoramica, con cui Zagato inaugura una nuova e geniale idea: l’uso del plexiglass al posto del vetro per i cristalli, un materiale curvabile e, cosa più importante, più leggero. La formula della Panoramica viene subito replicata anche su base Maserati, Ferrari, Alfa ed MG.

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Sempre sotto il segno della Z nascono la Isotta Fraschini Monterosa, a motore posteriore, l’Alfa Romeo 159, la monoposto che nel 1951 si aggiudica il primo Campionato del Mondo di Formula Uno con Nino Farina, e serie limitate del calibro della Ferrari 250 GT Berlinetta "Tour de France". Negli anni della Dolce Vita cresce la richiesta di modelli prestanti e dalla linea mozzafiato. Il figlio di Ugo, Elio Zagato, contribuisce alla fama dell’azienda anche grazie alla sua scapestrata attività di pilota, vincendo sulle coupè e barchette allestite dalla stessa famiglia.

La Pista è la loro passerella

Capolavori come le Abarth 750 e 1000, le Alfa Romeo 1900 SS e Giulietta SZ, le Lancia Appia GT e Flaminia Sport e la Maserati A6G danno lezioni di agonismo, ma anche di stile, sulle piste di tutto il mondo. Con la sua reinterpretazione della DB4 GT dà inizio ad un'entusiasmante collaborazione con Aston Martin, che ancora oggi prosegue e fa battere il cuore agli appassionati.

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Tutti modelli che si contraddistinguono, dai lavori degli altri carrozzieri del tempo, per la doppia gobba sul tetto e i parafanghi bombati sopra le ruote. Segni che vengono subito identificati come marchio di fabbrica di Zagato. Fino a quando non viene ingaggiato un nuovo designer di talento.

Ercole Spada porta la "coda tronca"

Con l’arrivo di Ercole Spada la Zagato mette in pratica un nuovo segno distintivo sulle sue vetture: un caratteristico posteriore tranciato di netto, minimale e senza troppi fronzoli. Negli anni '60, come negli anni '30, il supporto del carrozziere milanese si rivela fondamentale per l’Alfa Romeo che, grazie alle Giulia TZ, domina nella categoria prototipi e contribuisce ad accrescere la sua fama di invincibilità dei tempi d’oro.

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Zagato, sotto la gestione di Elio, continua spensierata la sua attività, forte di una fama a livello mondiale, ma sul finire di quel decennio, cominciano a palesarsi le nubi della crisi energetica.

Anni '70, un brutto periodo per le belle macchine

L’aria pesante che si respira negli Anni '70, tra il terrorismo e le proteste di piazza, costringono molti benestanti rampolli ad imbrigliare il proprio interesse per le auto veloci e costose. Così alla Zagato allargano l’attività all’allestimento di versioni blindate di berline di grande serie, tristemente molto richieste durante gli anni di piombo.

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Inoltre mettono sul mercato la Zele, una microcar totalmente elettrica, pensata per combattere il traffico e la carenza di carburante. Nonostante ciò disegnatori e battilastra non rimangono a piangersi addosso e proseguono nella produzione delle Lancia Fulvia Sport, Lancia Beta Spider, Bristol 412 e Alfa Romeo GT Junior.

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Bentornata voglia di lusso

Passata la bufera diversi petrolhead possono tornare a sfoggiare e godersi i loro preziosi su ruote, senza essere visti male per strada. Sono gli anni delle Maserati Spider e Karif, su base Biturbo, dell’Aston Martin V8 Zagato e delle grintose Alfa Romeo SZ ed RZ. Queste ultime, costruite sul telaio dell’Alfa Romeo 75 e spinte dal mitico V6, gareggiano in un campionato monomarca tutto per loro.

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SZ ed RZ sono anche gli ultimi modelli che vengono prodotti prima che la Zagato decida di abbandonare l’attività da vera e propria industria, ormai difficile da sostenere, e tornare in una dimensione più piccola e artigianale.

Ritorno alle origini

Già da tempo i costruttori d’auto riescono a farsi tutto o quasi in casa e non sentono più la necessità di rivolgersi a carrozzieri esterni. Quindi, a partire dagli Anni '90, la Zagato, sotto la gestione di Andrea, figlio di Elio e nipote di Ugo, si focalizza su produzioni piccole, spesso anche da un solo esemplare, basate sul riallestimento di vetture di serie per conto di pochi ma esigenti clienti. Auto il cui habitat ideale non è più la pista ma il lungomare di una qualche esclusiva località di villeggiatura.

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È il caso di opere come le Nissan Bambù e Seta, originate dalla 300 ZX, la Lancia Hyena, trasformazione della Delta HF, e Ferrari 575 GT, rifacimento della 575M di Maranello. La tradizione di stupire il pubblico dei grandi saloni prosegue con pezzi unici come Ferrari FZ 93, Lamborghini Raptor, Spyker C12, Diatto Ottovù, Alfa Romeo TZ3 Stradale, Alfa Romeo TZ3 Corsa e Iso Rivolta GT.

Fra tradizione e rinnovamento

Prosegue, in grande stile, anche l’accoppiata vincente con Aston Martin, tramite le eleganti granturismo su base DB7, DB9 e Vanquish, che continuano a far girare la testa ai concorsi d’eleganza, insieme alle loro antenate e destinata a proseguire con la DBS GT.

Zagato, tutte le auto della sua storia

Lo studio milanese si reinventa anche come consulente per le Case e mette la sua creatività a disposizione anche di settori totalmente differenti da quello delle automobili. Basti pensare all’Eurotram di Milano, al prototipo della MV Agusta F4Z, ad alcuni mezzi da lavoro e a diversi oggetti di uso quotidiano.

Ricreare il passato

Sulla scia delle usanze odierne anche Zagato, come già di recente Jaguar, si è fatta prendere dalla mania per le "continuation series", ovvero riprendere la produzione di rinomati modelli del passato, usando le stesse tecniche di allora.

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È così che dall’atelier di Rho escono le repliche, fedeli ai progetti originali, delle Lancia Aprilia Sport Aereodinamica e della Porsche 356 Spider, i cui esemplari originali sono andati irrimediabilmente perduti, permettendo a pochi fortunati di tornare indietro nel tempo.