La crisi dei chip fa nuove vittime, questa volta però non tra i costruttori di auto ma tra chi i semiconduttori li produce e vende. Il Governo Cinese ha infatti multato 3 società della Repubblica Popolare (Shanghai Chengsheng Industrial, Shanghai Cheter e Shenzhen Yuchang Technologies) accusate di aver alzato indiscriminatamente i prezzi.

Secondo quanto riportato da Automotive News la la multa si aggira intorno ai 2,5 milioni di yuan (pari a circa 328 milioni di euro) ed è volta a scoraggiare altre aziende a percorrere la stessa strada, aiutando così le Case auto in grave difficoltà per la mancanza di chip e costrette a ridurre, se non a stoppare, la produzione di veicoli.

Nuovo stop per Toyota

Intanto arrivano notizie non certo confortanti da Toyota: stando a un annuncio ufficiale il colosso giapponese prevede di tagliare la produzione di novembre di 70.000 unità, mentre a ottobre saranno 330.000 (di cui 150.000 nel solo Giappone) le auto in meno prodotte.

Le stime produttive delle 3 Ellissi cambiano così ulteriormente rispetto a quanto annunciato ad agosto, quando si pensava che l'anno fiscale 2021 (che nel Paese del Sol Levante termina il 31 marzo 2022) si sarebbe chiuso con 9,3 milioni di auto prodotte. Ora si parla di 9 milioni e le previsioni degli analisti non lasciano ben sperare.

La colpa del taglio alla produzione è dovuta non solo alla crisi dei chip, ma anche a focolai di COVID-19 nelle fabbriche del sud-est asiatico, con Malesia e Vietnam in cima alla triste classifica dei contagi.

Investimenti all'orizzonte

Una crisi quella dei chip che secondo molti durerà anche per tutto il 2022, anche perché gli investimenti annunciati da big del settore (Intel, con la possibilità di aprire anche in Italia, Bosch e il colosso Taiwan Semiconductor Manufacturing Co.) non riusciranno a fare miracoli nel breve periodo.

Così le fabbriche rallentano i ritmi, le tempistiche per avere un'auto nuova si dilatano e alcuni modelli devono rinunciare a optional che dei chip hanno bisogno per funzionare.