Qual è il modello che ha lanciato la moda dei SUV? Badate bene, non il primo SUV in assoluto o quello che ha fatto il boom di vendite, ma quello che ha sdoganato definitivamente questa tipologia di modello spingendo tutti i costruttori (anche quelli ancora "titubanti") a metterne almeno uno a listino.

Ebbene, con ogni probabilità quel primato spetta a Porsche Cayenne: nel 2002, quando viene presentato, non è certo il primo SUV alto di gamma, anzi, BMW X5 e Mercedes ML sono già in circolazione da circa cinque anni, ma dimostra in modo lampante che nemmeno un costruttore di nicchia può più ignorare la portata del fenomeno e, quindi, che più nessuno potrà.

Una fabbrica tutta per lei

Per il marchio, naturalmente, questo modello significa da subito molto più dell'ennesima occasione di dimostrare la sua capacità progettuale: con Cayenne, a cui poco dopo fa seguito la berlina Panamera, Porsche debutta in una fetta di mercato dai grandi numeri, tanto che per la produzione viene addirittura costruito uno stabilimento tutto nuovo a Lipsia.

In realtà, inizialmente la fabbrica si occupa semplicemente di installare gli interni ed effettuare la rifinitura, cosa che accade un po' lì e un po' a Osnabruck, nell'ex stabilimento Karmann di proprietà di Volkswagen, mentre le scocche, i gruppi meccanici e i componenti del telaio arrivano da Bratislava, dove poi si trasferirà definitivamente l'intera linea lasciando a Lipsia Panamera e poi Macan.

 I primi 20 anni di Porsche Cayenne
Cayenne con il resto della gamma Porsche nel 2002

Il motivo è semplice: Porsche Cayenne nasce da un progetto comune a Volkswagen e Audi, su un pianale da cui hanno preso vita anche Touareg, arrivato quasi in contemporanea, e Audi Q7.

Sulle prime, tuttavia, il pubblico non trova granché da ridire sulla condivisione di parti: sia perché lo stesso Touareg appare da subito un modello di un certo rango, capace di alzare davvero l'immagine del marchio, sia perché Cayenne è comunque molto, molto Porsche.

 I primi 20 anni di Porsche Cayenne
Una fase dei collaudi offroad della versione S

Prestazioni estreme

Lunga poco meno di 4,80 metri, la prima generazione di Cayenne trasferisce sorprendentemente bene il design di marca sui volumi massicci e verticali propri di un SUV: gli interni sfoggiano l'inconfondibile strumentazione a 5 elementi circolari e il blocchetto d'avviamento a sinistra del volante, già sufficienti a creare l'atmosfera.

E poi ci sono i motori: le due versioni di lancio, S e Turbo, condividono un V8 da 4,5 litri, il motore più grande dai tempi della 928, con 340 CV nella prima versione, aspirata, e 450 nella seconda (saranno 500 sulla Turbo S), che offre di serie il cambio automatico a 6 rapporti e le sospensioni pneumatiche, opzionali per la S.

Velocissima su strada, Cayenne ha una trasmissione versatile in grado di regalare un'elevata capacità di disimpegno anche nel fuoristrada di difficoltà medio-alta, dotata di riduttore e di blocchi ai differenziali centrale e posteriore nonché di un'elettronica messa a punto per tutti gli utilizzi.

 I primi 20 anni di Porsche Cayenne

Gli altri motori

Il successo immediato incoraggia la Casa ad ampliare l'offerta. Nel 2004 fa il suo esordio il modello base chiamato semplicemente "Cayenne", con motore 3.2 V6 da 250 CV e un allestimento simile a quello della S, appena un po' meno sontuoso nelle finiture. La cosa non piace, specie da chi ci vede un tentativo di rendere il marchio troppo abbordabile o considera i 6 cilindri un'esclusiva della 911.

Il successivo restyling 2007 viene scambiato da più parti per una seconda generazione perché al di là di un frontale più aggressivo e un po' più carico, porta innovazioni tecnologiche e di gamma: i V8 passano a 4,8 litri e all'iniezione diretta, la S sale a 385 CV, Turbo e Turbo S balzano a 520 e 550 CV, il 3.2 base lascia il posto a un 3.6 FSI da 290 CV e arriva il primo turbodiesel, lo stesso V6 di 3 litri di origine VW/Audi montato su Touareg e Q7, da 240 CV. Arriva anche la GTS, una S potenziata con assetto specifico e un abbigliamento che prende in prestito alcuni elementi della Turbo.

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La seconda generazione di Cayenne, presentata nel 2009

Cura dimagrante

La seconda generazione vera e propria debutta nel tardo 2009, anche se va in vendita diversi mesi più tardi, e si può dire che cambi tutto: in omaggio alla ricerca dell'efficienza, si alleggerisce nella linea e nella sostanza, assumendo forme più levigate e affusolate, perde 200 kg e rinuncia alla complessa trasmissione con blocchi ai differenziali in favore di una più adatta all'utilizzo stradale (prevalente).

Questo modello diventa celebre perché ospita soluzioni per certi versi estreme: confermati i V6 e V8 a benzina e il V6 turbodiesel (con 245 e poi 260 CV), accoglie infatti il suo primo e unico V8 turbodiesel da 4 litri e ben 385 CV sul modello chiamato S Diesel.

Dall'altro lato, il listino si arricchisce dapprima di una S Hybrid realizzata intorno a un motore 3.0 V6 dotato di compressore (una identica è proposta anche sulla seconda generazione di Touareg), poi dell'evoluta E-Hybrid plug-in con batteria ricaricabile che aumenta la potenza totale da 380 a 416 CV e migliora l'autonomia nella marcia elettrica.

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La versione Turbo S E-Hybrid della terza generazione

La consacrazione

La terza generazione, del 2017, potrebbe quasi rischiare di passare inosservata. il design è affinato nei dettagli, senza stravolgere le forme plastiche, ma si distingue per la fanaleria posteriore a tutta larghezza.

Questa abbandona definitivamente i diesel spinge sulle soluzioni ibride, tagliando gradatamente cilindri e cilindrate per lasciare campo libero a V6 sovralimentati, al naturale o ibridi, e al top al moderno V8 biturbo di 4 litri diffuso anche su modelli Audi, Bentley e persino Lamborghini (Urus nasce dalla medesima piattaforma) che dal 2022 diventa anch'esso ibrido, dando vita alla Cayenne Turbo più potente di sempre, ben 700 CV, e al tempo stesso alla più "green".

 I primi 20 anni di Porsche Cayenne
Da sinistra, Cayenne GTS 2007 e Cayenne Coupé GTS 2021

Dal 2018, inoltre, il modello si sdoppia con Cayenne Coupé, dalla linea del posteriore più sportiva e aggressiva, sebbene non più affascinante dell'altra.

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