Lo strano caso dello stop (ipotetico) delle accise in Basilicata
In Gazzetta Ufficiale è comparsa la richiesta da parte di alcuni cittadini lucani di togliere tutte le accise per chi abita in Basilicata. Ma è fattibile?
Il tema delle accise sui carburanti è sempre di stretta attualità e dal taglio varato dal Governo Draghi, pari a 30,5 centesimi/litro per benzina e gasolio, si è passati a una riduzione dello sconto voluto dall'esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Una manovra per mantenere il più basso possibile il prezzo alla pompa, che non sappiamo però se verrà rinnovata anche per il 2023. Il timore che è con l'anno nuovo un pieno all'auto costerà ancora di più.
Cosa fare allora? Per ora una particolare proposta è arrivata dall'associazione "Lucania Risvegliati" che propone una legge di iniziativa popolare chiamata "Esenzione totale delle accise sui prodotti energetici, quali, benzina, gasolio, gpl, gas metano, oli combustibili ed energia elettrica". Per tutti? No, unicamente per privati e aziende residenti o operanti in Basilicata da almeno 5 anni.
Zona franca
Di fatto la proposta dell'associazione è quella di rendere l'intera Basilicata una zona franca (al pari di Livigno) dove la tassazione è più favorevole. A differenza del comune lombardo però l'esenzione dalle accise riguarderebbe unicamente i residenti. Per capire i perché dietro questa richiesta abbiamo parlato con Franco Di Biase, tra gli 11 firmatari della proposta presentata alla Corte di Cassazione e pubblicata in Gazzetta Ufficiale.
Al di là della situazione attuale, con rincari su rincari, Di Biase ci ha spiegato che la richiesta di azzeramento delle accise proviene da una sorta di "risarcimento" per il via libera alle trivellazioni nella zona di Scanzano volute dal Governo Draghi.
"Ci sono molte zone franche in Italia. Perché anche la Basilicata non lo può essere" ci ha detto Di Biase.
Fattibile o no?
Ora la domanda è: una proposta del genere è attuabile o si scontra in qualche modo con i principi di eguaglianza della Costituzione? La risposta arriverà più avanti, per ora il comitato promotore ha 6 mesi per raccogliere le 50mila firme richieste per la legge di iniziativa popolare. Se la raccolta dovesse andare a buon fine spetterà al Parlamento discutere della legge.
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