E’ un salottino di Ginevra, un soggiorno, anzi un monolocale. Gli sfottò che corrono fra gli addetti ai lavori sull'ultima edizione del Salone di Ginevra si sprecano.

La facile ironia per come si è ridotto (fisicamente) quello che un tempo era il Salone dell’Auto più prestigioso del mondo è contagiosa. Come lo è malinconia che si prova nel vedere 10 marchi (malcontati) occupare un padiglione scarso del Palexpo.

Immaginare un futuro per un Salone così è difficile, il che ha riaperto la discussione (fuorviante a parer mio) sul format “Salone” che non funziona più, che è démodé, che non interessa il pubblico, eccetera.

Io penso che sia più interessante ribaltare la prospettiva e chiedersi se il problema non sia tanto del “Salone” quanto di chi a questo Salone non c’è voluto andare. E cioè di quella stragrande maggioranza di costruttori che dietro la giustificazione - razionalmente ineccepibile - “i Saloni costano troppo, dobbiamo concentrare i nostri investimenti su altro!”, mascherano lo smarrimento per una rivoluzione spaventosa.

Salone di Ginevra 2024, lo stand Renault

Salone di Ginevra 2024, lo stand Renault

E quando ci si spaventa cosa si fa? Ci si contrae, si evita il confronto diretto, si preferisce stare da soli nel fare le cose (grandi eventi compresi). Cioè si fa quello che interessa, opportunisticamente, nel breve periodo. La reazione è istintiva e vale tanto per le persone quanto per le aziende, seppur multinazionali.

E’ così che l’industria dell’auto si sta chiudendo sempre più a riccio e lo stanno facendo in particolare modo i costruttori europei. Il Salone di Ginevra è la manifestazione plastica di questo trend, un ognuno per se e Dio per tutti molto pericoloso perché rischia di indebolire ulteriormente un settore.

Salone di Ginevra 2024, Ferrari Dino GT

Salone di Ginevra 2024, Ferrari Dino GT nel reparto Classic

Salone di Ginevra 2024

Salone di Ginevra 2024

Aggiungo che lo “stare da soli” alimenta l’autoreferenzialità che era già un vizio dilagante nel management di chi costruisce auto e che oggi è ulteriormente favorito dalla disintermediazione delle piattaforme digitali. Tutto sembra possibile, controllabile, gestibile e influenzabile. Basta pagare. Peccato che questa sia l’anticamera per perdere il contatto con la realtà, che esattamente quello che raccomandiamo di non fare ai nostri figli quando li vediamo chiusi nel loro mondo con il telefono in mano.

Da Ginevra sono tornato preoccupato per questo. Perché vedendo con i miei occhi il Salone vuoto ho capito che in questo settore c’è ancora scarsa consapevolezza di come si affrontano le rivoluzioni complesse e cioè facendo sistema, l’uno affianco all’altro. Si, anche con degli stand, che saranno pure vecchi concettualmente, ma sono fisici e aiutano a stare uniti.

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