Perché Chery costruisce auto cinesi in Spagna e non in Italia (per ora)
Charlie Zhang racconta i piani di Chery: dalla fabbrica in Spagna ai contatti con il Governo italiano, fino ai rumors su Maserati
In Europa tutti “temono” le auto cinesi, ma molti le comprano. E, soprattutto, la stragrande maggioranza dei Governi nazionali sembrano disposti a firmare carte false per convincere un costruttore ad aprire una fabbrica sul proprio territorio. Basta ricordare le dichiarazioni del Governo italiano che da almeno due anni professa la necessità di avere almeno un secondo Costruttore nazionale - oltre a Stellantis - per tornare a produrre oltre 1 milione di auto l'anno in Italia.
Fare auto, però, è complicato a causa della competizione fortissima che c’è sul mercato. La politica può semplificare o incentivare, ma poi entrano in gioco fattori tecnici spesso strutturali, che non si possono risolvere con una legge o comunque in pochi mesi. Come, ad esempio, il costo dell’energia.
Durante il mio ultimo viaggio in Cina ho incontrato Charlie Zhang, vicepresidente di Chery che sta seguendo lo sviluppo dei marchi Omoda e Jaecoo in Europa da due anni in occasione di un incontro con la stampa italiana organizzato a Wuhu presso il quartier generale di Chery International.
Abbiamo approfondito l’argomento, partendo dai contatti con l’Italia per aprire uno stabilimento nonché dai rumors su un eventuale acquisizione di Maserati per poi indagare i piani di espansione europei e internazionali del Gruppo cinese che nel 2024 ha raggiungo le 2,6 milioni di auto vendute, conquistando l’11° posto globale fra i costruttori, grazie in particolare all’export.
L’Europa ha imposto tariffe provvisorie sulle auto elettriche cinesi. Abbiamo anche sentito che potrebbero ripartire le trattative per rimuovere i dazi, magari sostituendoli con altri strumenti. Qual è il vostro punto di vista?
Sì, è vero, la Commissione Europea ha introdotto dazi provvisori sulle auto elettriche cinesi. Ma sappiamo anche che ci potrebbero essere nuovi negoziati tra Cina e Unione Europea per trovare soluzioni alternative, magari meccanismi diversi. Spero davvero che si possa arrivare a una buona soluzione.
In ogni caso, per quanto riguarda Chery, forse lo sapete già: abbiamo una fabbrica a Barcellona. Stiamo lavorando alla modifica dell’impianto, e contiamo di avviare una produzione locale su vasta scala entro la fine di quest’anno.
Produrremo anche auto elettriche. In questo modo, Chery diventerà il primo costruttore cinese a produrre automobili direttamente in Europa.
Quali criteri seguite per scegliere dove produrre? Per esempio, perché avete scelto la Spagna?
Sì, naturalmente ci sono diversi criteri, diversi fattori chiave da considerare. Il costo del lavoro è uno dei fattori importanti. Ma anche la presenza di una filiera locale di fornitori è fondamentale. La Spagna, infatti, ha un vero e proprio cluster di fornitori per l’industria automobilistica. È il secondo Paese in Europa per produzione di automobili.
Ha anche una forza lavoro ben formata ed efficiente. Quando abbiamo visto l’opportunità, l’abbiamo colta. Abbiamo finalizzato l’acquisizione dell’impianto all’inizio dello scorso anno, e ora siamo in una buona posizione per svilupparlo.
Quindi guardate anche all’ecosistema industriale
Esatto, guardiamo all’intero ecosistema, non solo al singolo stabilimento.
Glielo chiedo perché in Italia si parla molto dei costi energetici, che sono un problema per tutti i costruttori. Anche il responsabile europeo di Stellantis, Jean Philippe Imparato, lo ha sottolineato più volte. Quanto pesa il costo dell’energia nelle vostre valutazioni?
Il costo dell’energia è sicuramente uno dei fattori chiave. Perché l’energia rientra nei costi operativi: se l’energia costa molto, anche i nostri costi operativi aumentano molto.
Questo rende il business più difficile. Detto questo, l’Italia è un Paese con una fortissima tradizione nell’industria automobilistica. Un tempo Fiat produceva oltre due milioni di veicoli all’anno in Italia, oggi siamo intorno al mezzo milione.
Sono stato molte volte in Italia, personalmente mi piace moltissimo il vostro Paese. È il terzo mercato europeo continentale, dopo Germania e Francia, con circa 1,5 milioni di auto vendute all’anno: un mercato molto grande.
L’Italia ha fondamenta solide nell’automotive: Touring, Pininfarina… abbiamo collaborato molto in passato. Siamo molto interessati a cogliere eventuali opportunità in Italia.
Ho incontrato il Ministro Urso a Roma, e gli ho confermato che Chery è interessata a esplorare possibili progetti.
Lo scorso ottobre, si parlava della possibilità di aprire un centro di ricerca a Torino. Il progetto è ancora in corso?
Sì, il progetto è ancora in fase di valutazione. Abbiamo già un centro R&D a Francoforte e ne stiamo aprendo uno nuovo a Barcellona, collegato alla fabbrica. È importante avere ricerca e sviluppo vicino alla produzione locale, per i test di prodotto, l’integrazione dei componenti locali, le validazioni.
Torino ha una grande tradizione automobilistica e un bacino di ingegneri altamente qualificati. Sicuramente è una delle opzioni che stiamo seriamente considerando.
Negli ultimi mesi sono circolate voci su un vostro interesse per Maserati. Può dirci qualcosa?
Non posso commentare speculazioni o rumors. Come ho detto, se emergeranno opportunità concrete, naturalmente le valuteremo. Per noi il valore del brand e l’heritage europeo sono elementi ancora molto importanti.
In queste ore avete presentato la nuova Omoda 3, il vostro SUV più compatto. Vedremo in futuro modelli ancora più piccoli, sia per Omoda sia per Jaecoo?
Sì, la risposta è sì in entrambi i casi. L'Omoda 3 è un’auto molto bella, con un design rinnovato: il linguaggio stilistico è più definito, l’identità di marca più forte. Sarà disponibile con diverse motorizzazioni: termico, ibrido HEV, elettrico BEV e ibrido plug-in PHEV. Crediamo che la Omoda 3 diventerà uno dei nostri modelli di maggior volume.
E sappiamo bene quanto sia importante in Europa il segmento B, cioè le auto sotto i 4 metri. Stiamo lavorando a uno studio di fattibilità per sviluppare modelli ancora più compatti, sotto i 4 metri. Penso che nei prossimi anni vedrete qualcosa di nuovo.
La presentazione dell'Omoda 3 a Wuhu
Su quale dei due marchi?
Su entrambi. A seconda delle strategie, potrebbero esserci versioni diverse basate su piattaforme differenti.
In Europa con chi vi confrontate principalmente? Qual è il vostro riferimento competitivo?
La nostra strategia è semplice: vogliamo soddisfare i bisogni dei clienti. Naturalmente facciamo analisi di mercato, organizziamo focus group per ogni segmento. Ma il nostro obiettivo non è copiare i concorrenti.
Chiediamo sempre: cosa desiderano i clienti? Cosa vogliono? Cosa non gli piace? In ogni segmento di mercato, ci concentriamo prima di tutto sulle esigenze dei clienti. Quindi il nostro sviluppo di nuovi modelli e il nostro lancio di prodotto si basano sulle aspettative dei consumatori, non sui movimenti della concorrenza.
Siamo un’azienda customer-centric, orientata completamente al cliente, non un’azienda che si limita a “inseguire” gli altri marchi.
Avremo il marchio Icar in Europa? E perché create così tanti nuovi brand?
Sì, confermo: Icar arriverà in Europa nel 2026. Abbiamo presentato il concept V23, molto promettente. Ci saranno anche varianti pickup basate su questo modello. Quanto ai nuovi brand: In Cina abbiamo Chery, Exeed, Jaecoo, Luxeed, Icar… Ogni brand ha una sua identità di design, tecnologie specifiche, target diversi (giovani, generalisti, premium). Abbiamo già sviluppato i prodotti.
L'iCar (o iCaur) V23 esposta all'ultimo Salone di Shanghai
Ora dobbiamo anche venderli nei vari mercati globali, adattandoli ai diversi tipi di clientela. L’Europa è molto variegata: 27 Paesi, culture e preferenze differenti. Per questo servono più brand e linee di prodotto diverse. Un po’ come una cucina centrale, con tanti ingredienti a disposizione per creare i piatti giusti per ogni mercato…
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