"Il brutto non vende": le sfide del design italiano secondo Pininfarina
Dal Made in Italy alle startup cinesi: Silvio Angori, CEO di Pininfarina, spiega perché il design è strategico per l’industria globale
Le auto sembrano sempre più uguali, soprattutto elettriche: linee pulite, interni minimal, marchi spesso sconosciuti. Eppure il design resta decisivo. Ne è convinto Silvio Angori, CEO di Pininfarina, che da quasi un secolo firma alcune delle vetture più iconiche al mondo.
Il futuro dell’auto, quindi, non si gioca solo tra batterie e software, ma anche sul terreno del design. Secondo il manager, la bellezza non è un dettaglio: è ciò che può determinare il successo o il fallimento di miliardi di investimenti. Ne abbiamo parlato in un'interessantissima intervista: buona visione!
L’estetica non basta più: il design deve essere strategia
Nel racconto di chi guida Pininfarina, emerge con chiarezza una visione tanto visionaria quanto concreta: «Il design non basta, serve un sistema che lo preservi e valorizzi». Non si tratta più soltanto di creare forme memorabili, ma di proteggere un patrimonio industriale costruito su curiosità, cultura e passione.
Pininfarina Battista Novantacinque
Silvio Angori ha studiato fisica teorica, ma oggi guida un atelier che parte dall’estetica e arriva alla tecnologia: l’intelligenza artificiale è uno strumento, non un sostituto. Serve per ottimizzare, non per sostituire – perché, sottolinea, «dall’umanità viene l’ispirazione». Angori ricorda che il design è un mestiere con una carica morale forte: migliorare la vita delle persone, non solo l’aspetto delle cose. La vera innovazione integra utilità, emozione e impatto positivo.
E nell’era dell’auto come esperienza, il design non è solo forma, ma HMI: Human-Machine Interaction. Non sorprende che l’abitacolo e l’interazione con il veicolo stiano diventando una parte centrale – non accessoria – del progetto.
Europa in ritardo, Cina in fretta: una doppia direzione
I giovani clienti cinesi, già digitali nel DNA, spingono verso una concezione diversa dell’auto, fertile per innovazioni che in Europa restano in attesa. Pininfarina oggi opera da ponte tra queste due velocità, mantenendo vivo il gusto italiano nelle proporzioni e nel savoir-faire. Ma Pininfarina non disegna solo vetture: architettura, prodotti, mobilità e anche comunicazione rientrano nelle sue attività quotidiane. E, così, il design diventa consulenza integrata, capace di attraversare settori con coerenza e con l'impostazione tipicamente italiana, ma con sguardo internazionale, del lavoro.
Pininfarina Battista Novantacinque
Il “bello” come investimento vitale, non estetica fine a sé stessa
Nel business dell’auto, un’auto brutta può mandare in fumo miliardi di investimenti. Qui, il bello non è lusso, ma strategia industriale: progettare per piacere è progettare per vendere, resistere, durare. Il nostro Paese, secondo Angori, pur ricco di tradizione e talento, soffre di assenza di sistema: manca una struttura che promuova, protegga e condivida il design come asset nazionale. E Pininfarina è impegnata su questo, spingendo affinché si riesca a fare sistema, non solo singole eccellenze.
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