Flotte connesse, solo il 27% usa davvero i dati raccolti
Le aziende investono nell’elettrico ma faticano ancora a trasformare le informazioni dei veicoli in vantaggio operativo
Le flotte aziendali italiane stanno vivendo una trasformazione sempre più profonda, spinta dalla diffusione dei veicoli elettrici e ibridi plug-in. Tuttavia, mentre la transizione energetica sembra ormai avviata, l’utilizzo strategico dei dati generati dai veicoli connessi resta ancora limitato.
È quanto emerge dalla ricerca presentata durante “Drive the Change: Fleet & Mobility Management”, iniziativa organizzata da LabSumo e dall’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, con il patrocinio delle associazioni Aniasa, Best Mobility e UNRAE. L’indagine, realizzata insieme a Best Mobility, associazione che riunisce fleet e mobility manager, ha coinvolto 101 responsabili di flotte aziendali per un totale di oltre 68.000 veicoli analizzati.
L’elettrico avanza nelle strategie aziendali
La diffusione delle alimentazioni elettrificate continua a guadagnare terreno nelle flotte italiane. Secondo lo studio, l’89% delle aziende dispone già di almeno un veicolo elettrico o ibrido plug-in, mentre il 73% prevede di incrementarne ulteriormente la presenza entro i prossimi dodici mesi. Nonostante i modelli con motore benzina o diesel rappresentino ancora il 64% del parco circolante aziendale, la direzione intrapresa appare ormai consolidata e destinata a rafforzarsi anche nei prossimi anni.
A sostenere questo cambiamento contribuiscono diversi fattori. Tra i più rilevanti figurano le nuove regole sui fringe benefit, indicate dal 70% degli intervistati, insieme agli obiettivi di riduzione dell’impatto ambientale e alla volontà di migliorare l’immagine aziendale. Restano però numerose criticità.
Le imprese segnalano soprattutto la distribuzione ancora disomogenea delle infrastrutture di ricarica sul territorio nazionale, l’autonomia delle batterie ritenuta insufficiente per alcune attività e l’aumento dei costi energetici. Pesano inoltre i tempi di ricarica e la frequente indisponibilità delle colonnine, spesso occupate o temporaneamente fuori servizio.
Connettività e intelligenza artificiale, il ritardo da colmare
Se l’elettrificazione procede spedita, la gestione digitale delle flotte mostra ancora margini di crescita significativi. Soltanto il 27% delle aziende utilizza infatti i dati raccolti dai veicoli connessi attraverso sistemi telematici avanzati, mentre appena il 30% riesce a trasformare queste informazioni in strumenti concreti per supportare le decisioni operative e strategiche. Le tecnologie più diffuse restano i sistemi di assistenza alla guida ADAS, le piattaforme di infotainment e i servizi di diagnostica e manutenzione da remoto.
L’intelligenza artificiale sta comunque iniziando a trovare spazio nel settore. Un’azienda su cinque ha già adottato o sta valutando soluzioni basate sull’AI, mentre un ulteriore 30% prevede investimenti entro due anni. Le applicazioni riguardano soprattutto l’analisi delle prestazioni operative, il monitoraggio dei consumi energetici e la manutenzione predittiva.
Come ha spiegato il presidente di Best Mobility, Federico Antonio Di Paola, “il settore della gestione delle flotte aziendali sta vivendo una fase di profonda trasformazione, alimentata dai dati generati dai veicoli connessi, dalla crescente digitalizzazione e dalla transizione verso le motorizzazioni elettriche e ibride”. Una trasformazione che, secondo Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio Connected Vehicle & Mobility del Politecnico di Milano, porterà il Fleet Management oltre il semplice rinnovo dei veicoli, verso un ecosistema in cui connettività e intelligenza artificiale avranno un ruolo centrale nella creazione di valore per le imprese.
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