Parigi, Giugiaro: "Alfa e Fiat coraggiose, ma mi ha colpito una cinese..."
Il designer commenta i concept e le novità di questo Salone di Parigi 2026, non senza qualche sorpresa
Al Salone di Parigi abbiamo visto tantissime novità. Alcune di queste sono "concrete", cioè destinate ad arrivare su strada nel giro di pochi mesi. Altre, invece, sono dei cosiddetti manifesti, cioè progetti di studio attraverso i quali i brand presentano le proprie intenzioni e le soluzioni che intendono adottare, sia da un punto di vista tecnologico che stilistico.
Per commentare quest'ultimo punto ho fatto due chiacchiere con Fabrizio Giugiaro, designer e fondatore dello studio di stile GFG Style insieme al padre, Giorgetto. Ecco le sue impressioni a caldo, sul finire della prima giornata di Salone.
CHI È
Fabrizio Giugiaro è un designer e imprenditore italiano, figlio di Giorgetto Giugiaro, tra i più celebri progettisti automobilistici al mondo. Dopo aver maturato una lunga esperienza nel design industriale e automobilistico, ha fondato GFG Style insieme al padre, società specializzata nella progettazione di auto e concept car. Il suo lavoro unisce ricerca stilistica, innovazione tecnologica e attenzione alle nuove tendenze della mobilità.
Stellantis ha portato tanti concept, presentati come manifesti. Che impressione ha avuto?
La moltitudine è un buon segno. Spesso le concept sono poi diventate realtà, quindi questo è un test per vedere che ritorno c’è da parte del pubblico. Alfa è coraggiosissima: secondo me è la direzione giusta, cioè sparigliare rispetto a quello che sono le berline tradizionali. La Cuorerosso mi piace molto, forse ha un po’ tanti elementi per un’Alfa, che potrebbe essere più pura, ma è un laboratorio per il futuro e la direzione è sicuramente quella giusta.
Alfa Romeo Cuorerosso per Giugiaro ha "forse" un po' troppi elementi
Riuscite anche quelle di Peugeot e Citroën, con la 2 CV. C’è un ritorno verso le icone che sono forti contro le bellissime vetture cinesi che però non hanno un’anima.
Torna anche la Multipla, con un nome leggermente rivisto e un concetto diverso…
Secondo me solo il nome, perché questo è un oggetto molto grande [la Multiplay, ndr] che vedo un po' lontano da quello che è l'immaginario di Fiat con vetture rigorose, molto tirate. Questo è un bel giocattolone con linee ardite. Per me, la Fiat è qualcosa più vicino alla Multiplina che non alla Multiplay. Super intelligente, per quattro, pochi centimetri: la Multiplina è davvero interessante.
"Super intelligente, per quattro, pochi centimetri: la Multiplina è davvero interessante".
Quando giocare con nomi e forme storiche diventa eccessivo?
Il problema è se un’auto è fatta male, se scimmiotta le forme e non ne coglie l’anima, modernizzandola. Un’ottimo esempio di operazione riuscita è la Renault 5. Non fosse stata elettrica l’avrei già comprata. Utilizzare quello che noi abbiamo sviluppato in cento anni di storia in Italia, come l'Alfa Romeo, e trarne il cuore, è un bell’esempio.
Il linguaggio della nostalgia non rischia di non riuscire a intercettare le nuove generazioni?
Credo che già oggi alcune generazioni non conoscano certe vetture, ma il problema sorge quando un’auto deve essere giustificata. Un oggetto deve essere bello, e se poi ha un passato allora questo vive in chi lo ricorda. Per i giovani, si tratta solo di vedere una bella macchina, che poi ha pure una storia dietro. Il problema è fare delle belle macchine.
"Ci sono bellissime macchine che non hanno passato ma sono ugualmente oggetti belli".
Ci sono delle bellissime macchine cinesi moderne, sembrano arrivate da Guerre Stellari, non hanno un passato ma sono oggetti belli. Noi, invece, possiamo giocare anche con l’heritage. Se lo facesse un cinese, sarebbe ridicolo. E noi, in Europa, che dobbiamo affrontare un sistema aggressivo come quello cinese, abbiamo qualche arma in più.
Il Tesla Cybercab visto dal vivo
Ci era stato detto che le piattaforme elettriche avrebbero dato carta bianca ai designer. Succede o siamo troppo legati a schemi consolidati?
Mio padre negli anni Settanta disse: “se anche il motore diventerà grosso come un pugno, la gente vorrà comunque il cofano lungo”. Non si esce da certi schemi: la bellezza di un'auto sta nelle ruote grandi, nel muso lungo, eccetera. Poi certo, per lo spazio il powertrain elettrico dà dei vantaggi, ma già vedendo il Cybercab di Tesla, lungo più di 4 metri ma per soli due occupanti e senza volante, capisci che è un oggetto edonistico, il contrario di prodotto da servizio pubblico. Però è bello, o perlomeno fa discutere.
Li Auto al Salone di Parigi 2026
L'auto che l’ha colpita di più in questo Parigi 2026?
Devo dire, alcune vetture cinesi. Le europee sono una più bella dell'altra, però c’è la Li Auto Mega Home che mi sembra pazzesca. Sembra uscita da un film del futuro, purissima, con poche linee. È un monovolume con la sua logica: mi piace l'idea che sfrutti lo spazio in maniera totale. Va contro quanto ha prodotto Stellantis, cioè non ha un’anima o una storia, è totalmente rigorosa. Ma che bell’oggetto!
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