Nel 1970, al Salone di Tokyo, compare un prototipo che sembra davvero uscito da una pellicola di fantascienza. Si chiama Mazda RX500 ed è il risultato di accurate ricerche svolte dalla casa giapponese sulla riduzione del peso (ha la carrozzeria in plastica) e sul comportamento alle velocità superiori ai 200 km/h (territorio delle supercar).

Come la maggior parte delle concept car, il suo destino non è quello di trasformarsi direttamente in una vettura di serie, quanto di sperimentare soluzioni e tecnologie e capire quanto in là si possano spingere. Ponendo, magari, le basi per un'erede della Cosmo. Tuttavia, come molto spesso accade, le sue forme accendono anche la fantasia, in particolar modo quella di un produttore di giocattoli. Ma andiamo con ordine.

Linea avveniristica e aerodinamica

Le linee singolari della RX500 non sono definite con la volontà di stupire, ma obbediscono unicamente alla ricerca dell'efficienza.

Il corpo vettura è ideato per garantire la minima resistenza all’aria e il maggior carico aerodinamico possibile, per un comportamento esemplare anche alla massima velocità che tocca quota 240 km/h di punta, facilmente raggiungibili grazie alla estrema leggerezza dell’auto, solo 850 kg di massa risultato raggiunto col telaio in tubi e la carrozzeria in plastica rinforzata da fibra di vetro.

Mazda RX500
Mazda RX500

Per realizzare la RX500, Mazda analizza in galleria del vento varie proposte di linee aerodinamiche e i risultati migliori sono quelli di Shigenori Fukuda; contrariamente a quello che si può pensare, la forma migliore è quella allungata e tronca, cosa che fa somigliare il prototipo a una shooting brake.

Il frontale è appuntito e corto, il parabrezza avvolgente, ma a spiccare è il posteriore, spigoloso e squadrato, da astronave piuttosto che da auto: la vettura è bassissima, poco più di un metro da terra, l’abitacolo dai montanti nascosti sembra essere composto soltanto dal grande parabrezza e le portiere sono "a farfalla" per meglio accedere all’abitacolo a due posti.

Dietro, due semicofani che si aprono ad ala di gabbiano, come sulla De Tomaso Mangusta, danno accesso alla meccanica con motore posteriore centrale. In coda, oltre al lunotto "grigliato" e verticale con linee quasi da furgone, spiccano le elaborate luci.

Mazda RX500
Mazda RX500
Mazda RX500

Illuminazione rivoluzionaria

Mazda propone una nuova soluzione per le fanalerie che oltre ai soliti colori utilizzavano anche il giallo, il rosso e il verde per "colloquiare" con l’esterno.

Per comprendere l'estrema modernità di questa trovata basti sapere che le luci dei freni si accendono progressivamente, per meglio attirare l’attenzione di chi segue: una novità destinata ad arrivare sulle strade solo alcune decine di anni più tardi con le frecce "a scorrimento" ed i fanali OLED.

Mazda RX500
Mazda RX500

Wankel protagonista

Circa la meccanica, non ci sono dubbi: Mazda per questo prototipo ad alte prestazioni punta senza incertezze sul motore rotativo Wankel, suo cavallo di battaglia e sceglie una configurazione a due rotori con raffreddamento ad acqua, il tipo 10A.

La cilindrata totale è di di 982 cc, la potenza tocca i 250 CV con un regime di rotazione massimo altissimo per l’epoca, ben 15.000 giri al minuto. La potenza elevata unita alla massa estremamente ridotta rende la vettura davvero veloce.

Mazda RX500
Mazda RX500
Mazda RX500
Mazda RX500

Nessun seguito commerciale... o quasi

La Mazda RX500 è un’auto dai contenuti interessanti, dalle linee particolari e attraenti, ma purtroppo rimane un esemplare unico, troppo estrema per la produzione (affossata anche dalla crisi petrolifera) che taglia le ali al potente ma assetato Wankel.

Dopo il clamore iniziale, il prototipo finisce al Numaji Transportation Museum di Hiroshima, dove si mostrerà nei decenni a venire in un sobrio colore argento, anche se qualcuno ricorda che alla nascita era verde, mentre per il debutto al Salone di Tokyo è stata riverniciata in un giallo brillante.

Ci sarebbero le condizioni per un rapido avvio alla lunga lista delle concept car dimenticate, invece prima dell'oblio arriva un insperato sprazzo di notorietà grazie al produttore di giocattoli britannico Lesney, che proprio in questo periodo sta lanciando con il marchio Matchbox una linea di macchinine chiamata Superfast in risposta alla serie Hot Wheels della Mattel.

A caccia di vetture dalle forme non banali che possano attirare l'attenzione del pubblico di più piccoli, la Casa decide di riprodurre in piccola scala la RX500. La realizza, con il codice di catalogo MB66, in una livrea giallo-arancio e bianca, dotandola addirittura di un cofano posteriore apribile anche se in un solo pezzo e più semplice dell'originale. Al lancio e per diversi mesi successivi il modellino diventa l'articolo più richiesto di quella linea di giocattoli.

Fotogallery: Mazda RX500, dalla concept ai modellini