Possibile che una Ferrari si possa dimenticare, anche se si tratta soltanto di un prototipo? In effetti, le più stravaganti e innovative concept car sfornate dai vari carrozzieri e, più recentemente, dal centro stile di Maranello, rimangono nell'immaginario collettivo per diversi anni.

A rischiare di cadere nel dimenticatoio sono piuttosto quelle che anticipano molto da vicino i futuri modelli di serie, le cui linee trovano un palcoscenico ben più efficace nella produzione. Ecco perché la concept Ferrari P5 del 1968 è ancora oggi molto celebrata mentre della P6, presentata nello stesso anno e considerata la madre delle successive BB, nessuno sembra ricordarsi.

Cuore da corsa

A differenza degli altri modelli e prototipi contraddistinti dalla lettera P, che rimanda alla parola Prototipi ma con riferimento alla categoria del motorsport più che all'idea di concept car, la P6 Berlinetta Speciale (questo il nome completo) era a tutti gli effetti un'auto di serie fatta e finita.

Le linee affusolate sono state tracciate per Pininfarina da Leonardo Fioravanti ed esploravano l'idea di una vettura stradale che tonasse il leggendario V12 di Maranello dietro l'abitacolo anziché davanti, come alcuni modelli contemporanei di successo tra cui Lamborghini Miura e De Tomaso Mangusta e come avrebbero fatto le loro eredi Countach e Pantera, la Maserati Bora ecc...

La Cosa, come è noto, non piaceva a Enzo Ferrari, che aveva sempre considerato poco sicuro aver e il motore alle spalle del posto guida e che proprio in quegli anni aveva consentito una deroga soltanto per il piccolo V6 "Dino" e le omonime vetture da corsa e stradali che lo montavano.

Ferrari P6 Berlinetta Speciale concept 1968

Quello della P6 era invece un V12 di 3 litri da 400 CV che avrebbe equipaggiato la 312 P da competizione l'anno seguente, e aveva ispirato a Fioravanti diverse soluzioni di design, dalle prese d'aria scavate nella parte superiore delle portiere alla griglia anteriore dalla quale un ulteriore flusso d'aria arrivava al motore tramite un tunnel che attraversava l'abitacolo.

Soltanto il posteriore appare, a guardarlo adesso, meno armonico del resto della vettura, per via della coda tronca, dei fanali incassati nella parte bassa e della massiccia sezione superiore che per fortuna nel passaggio alle future vetture di serie è stata rimodellata parecchio.

Ferrari P6 Berlinetta Speciale concept 1968

Un modello per molte

Non avendo avuto l'ok per il passaggio alla fase successiva, la P6 Berlinetta Speciale è stata temporaneamente messa da parte. Del resto, la carriera della 365 GT4 Daytona era appena all'inizio e che la sua erede sarebbe stata un'auto a motore posteriore forse non sembrava ancora plausibile. Tuttavia, negli anni seguenti la moda delle tuttodietro con prestazioni in crescendo ha gradualmente convinto anche Ferrari, dunque le soluzioni della concept sono tornate prepotentemente all'attenzione.

Ferrari P6 Berlinetta Speciale concept 1968

Fioravanti, autore anche dello stile definitivo, ha mantenuto per la 365 GT/4 BB, uscita nel 1974, una linea del frontale quasi invariata rispetto alla P6, chiudendo però le fiancata sulle quali solo successivamente sarebbero apparse prese d'aria tipo Naca nella parte bassa. Il motore "piatto", definito boxer anche se in realtà era un V12 di 180°, ha permesso di abbassare la linea del cofano e ottenere una coda più snella incorniciata da montanti spioventi. 

La soluzione delle prese d'aria che partono dalle portiere è però stata recuperata successivamente sulla 308 GTB, apparsa nel '76 e capostipite delle berlinette a 2 posti con motore V8 posteriore e conservata sulla successiva 328, sulla 288 GTO e sulla F40.

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