Leggendo i titoli di questi giorni sembra di essere di fronte a un bollettino di guerra: Volvo rallenta la produzione e Goteborg, Volkswagen lo fa a Wolfsburg, Seat a Martorell, Stellantis e Ford applicano misure analoghe in Francia e Germania e Toyota riduce la produzione globale del 40%. Tutto per la mancanza di chip. Ma quando si tornerà alla normalità?

Una fotografia degli scenari futuri la dà il ministro dell’Economia di Taiwan Wang Mei-hua, che come riportato da Reuters ha dichiarato che le aziende del Paese asiatico si stanno impegnando a fondo per rispondere alle esigenze di mercato e che se continueranno a lavorare in questo modo “il rapporto tra domanda e offerta in fatto di chip per auto potrà raggiungere un equilibrio entro gli ultimi tre mesi dell’anno”.

E Taiwan può davvero mettere la parola fine alla carenza di approvvigionamenti, essendo di gran lunga il principale produttore di chip al mondo con colossi come la TSMC (Taiwan Semiconductor Manufacturing Corporation), la United Microelectronics Corporation o MediaTek.

L'ostacolo Cina

Le dichiarazioni del Ministro arrivano in un momento delicato per Taiwan, perché a Taipei la presenza militare e l’ingerenza politica cinesi si fanno sempre più aggressive. Questo ha ovviamente degli effetti sulla vita economica dell’isola, che se da una parte spinge per collaborare con partner con “mentalità più affini” (parole del Ministro) come le democrazie europee e gli Usa, dall’altra potrebbe trovarsi costretta a diventare un’appendice produttiva della Cina.

Le istituzioni taiwanesi ci tengono dunque a far capire a partner commerciali importanti come America e Europa che l’industria locale si impegnerà a fare la propria parte nel provare a superare la crisi dei chip. In effetti, i rapporti commerciali tra Taiwan e Usa siano proficui. Di recente, infatti, diversi senatori democratici in Michigan e Ohio hanno richiesto ufficialmente l’aiuto di Taiwan nel superamento del “chip crunch”.

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Un cauto ottimismo

Secondo la Taiwan Semiconductor Manufacturing, la più grande azienda produttrice al mondo di chip con oltre il 50% di quota di mercato globale, la crisi potrebbe gradualmente risolversi a partire da subito, anche se dalle previsioni si evince che la produzione potrebbe tornare realmente alla normalità all’inizio del prossimo anno.

Questo perché la capacità produttiva dei semiconduttori, metalli indispensabili alla realizzazione di chip, potrebbe incontrare qualche difficoltà ancora per qualche mese. Previsioni, queste, più pessimiste di quelle del governo taiwanese, ma che portano alla stessa conclusione: la prossima risoluzione della crisi.

In ogni caso, per raggiungere l’obiettivo le aziende avranno il supporto economico e politico del governo: “Taiwan continuerà a lavorare per costruire una catena di approvvigionamento sicura, affidabile e resiliente e per implementare i rapporti commerciali. L’obiettivo è tornare presto alla normalità e riprendersi dai danni fatti dalla pandemia.” ha dichiarato il Ministro Wang.