Tutte le Ferrari da corsa che hanno ispirato la nuova "Icona"
Scopriamo le auto da corsa che hanno ispirato la nuova Ferrari SP3 Daytona, famose per la loro vittoria in parata
La spettacolare Ferrari Daytona SP3 stupisce il mondo e tutti gli appassionati presenti alle Finali Mondiali del Mugello con linee mozzafiato e prestazioni degne di affiancarla agli altri due modelli presenti nella gamma Icona della Casa di Maranello, le Monza SP1 e SP2.
Stupiscono gli 870 CV sviluppati dal suo motore V12 aspirato piazzato in posizione centrale-posteriore nel telaio in carbonio con tecnologie da Formula 1, ma allo stesso tempo sorprende lo stile tra il nostalgico e il futuribile che scaturisce da ogni linea di carrozzeria di questa nuova Daytona SP3. La domanda di molti è: da dove ha preso ispirazione il team del Centro Stile Ferrari guidato da Flavio Manzoni? Ve lo raccontiamo qui, ripercorrendo la storia e scoprendo i bolidi di quella trionfale vittoria alla 24 Ore di Daytona del 1967.
Ferrari Daytona SP3, nel nome tutta la sua storia
Come dice chiaramente anche il nome della Ferrari Daytona SP3, le ispiratrici di questo nuovo gioiello modenese sono proprio le auto da competizione degli Anni '60, in particolare agli Sport Prototipi che hanno ottenuto la storica vittoria in parata alla 24 Ore di Daytona '67, le gloriose Ferrari 330 P4, 330 P3/4 e 412 P.
Prima di raccontare dell'impresa delle Rosse occorre citare l'antefatto che portò le tre Ferrari a dominare la gara americana. Tutto nasce dalla rivalità nelle corse scaturita dal mancato accordo per l'acquisto dell'azienda Ferrari da parte di Ford, sfumato nel 1963 sfociato in un'accesa battaglia per il dominio del Mondiale Sport.
Dal 1963 al 1965 Ferrari inanella tre vittorie assolute alla 24 Ore di Le Mans, ma nel 1966 arriva il momento del trionfo in terra francese delle più potenti Ford GT40 che vincono anche il campionato. Il 1967 si apre proprio con la 24 Ore di Daytona, in Florida, dove la Ferrari guidata dal direttore sportivo Franco Lini schiera tre vetture, tutte evoluzioni delle prima 330 P3 e poi del modello 330 P4 progettato da Mauro Forghieri per il nuovo campionato.
Le auto che l'hanno ispirata
La Ferrari 330 P4, un po' l'antenata stilistica e meccanica della Ferrari Daytona SP3, sfrutta nella sfida a Ford due importanti vantaggi: l'aerodinamica sofisticata della coupé messa a punto nelle gallerie del vento di Pininfarina e del Politecnico di Stoccarda, in Germania e il motore V12 aspirato di 4 litri, distribuzione bialbero, tre valvole per cilindro, iniezione indiretta Lucas e 450 CV con cui Ludovico Scarfiotti ha vinto a Monza il GP d'Italia del 1966. Anche il cambio, realizzato internamente da Ferrari e le sospensioni sono nuove, mentre la minor resistenza all'aria, la deportanza maggiorata e il frontale radente l'asfalto ne fanno una vettura più competitiva della precedente Ferrari 330 P3.
L'altra vettura iscritta da Ferrari è una 330 P3/4 Spyder, evoluzione della P3 aggiornata alle specifiche della P4 per carrozzeria, sospensioni, ruote e motore tre valvole e iniezione da 450 CV. La terza protagonista dell'impresa di Daytona è una Ferrari 412 P, versione coupé "clienti" della P3/4 iscritta dal North American Racing Team (Nart) che monta il propulsore a due valvole per cilindro dell'anno precedente con carburatori Weber e potenza di 420 CV.
Il famoso arrivo in parata
Durante la lunga gara di Daytona del 1967 le Ferrari, partite in terza, quarta e sesta posizione, girano veloci e regolari, mentre le Ford GT40 Mk II di sette litri si fermano una dopo l'altra per problemi al motore o al cambio. Visto l'ampio margine sulle avversarie, il geniale Franco Lini decide di chiudere la gara in maniera spettacolare e ordina ai suoi piloti di affiancarsi in vista della linea d'arrivo.
La foto delle tre Ferrari, una spider e due coupé, che tagliano il traguardo in parata e affiancate sulla soprelevata di Daytona fa il giro del mondo e segna una sorta di rivincita di Enzo Ferrari nei confronti di Henry Ford II, un punto a favore del piccolo costruttore emiliano contro il colosso americano.
A vincere è, ovviamente, solo una delle tre Ferrari, in particolare la 330 P3/4 Spyder guidata dall'italiano Lorenzo Bandini e dal neozelandese Chris Amon, con una media finale di 170,088 km/h. Seconda con tre giri di distacco è la Ferrari 330 P4 Coupé condotta dal britannico Mike Parkes e dall'italiano Ludovico Scarfiotti, mentre terza e con ventinove giri di distacco è la Ferrari 412 P Coupé dell'equipaggio Pedro Rodriguez (Messico) e Jean Guichet (Francia).
Il podio della 24 Ore di Daytona 1967
| Posizione | Modello | Numero di gara | Numero di telaio | Piloti |
| Prima | Ferrari 330 P3/4 Spyder | 23 | 0846 | Lorenzo Bandini - Chris Amon |
| Seconda | Ferrari 330 P4 Coupé | 24 | 0856 | Mike Parkes - Ludovico Scarfiotti |
| Terza |
Ferrari 412 P Coupé |
26 | 0844 | Pedro Rodriguez - Jean Guichet |
Prima di lei la Ferrari P4/5 by Pininfarina
Una curiosità finale: la vettura vincitrice, o almeno un 80% di parti originali rimaste dopo la distruzione dell'auto alla Le Mans '67, è stata usata da David Piper per creare una sua replica personale con telaio 0900/Piper e poi acquistata da James Glickenhaus che l'ha riportata allo stato di origine del telaio 0846.
Non contento del suo acquisto e meticoloso restauro, il regista, collezionista e costruttore americano ha voluto farsi costruire da Pininfarina un'erede moderna e aggiornata della sua P3/4, la Ferrari P4/5 by Pininfarina del 2006 riconosciuta dalla stessa Casa di Maranello.
Quest'ultima progenitrice della nuova Ferrari Daytona SP3 è in realtà una Ferrari Enzo modificata e ristilizzata in maniera impeccabile dal carrozziere torinese, un esemplare unico dei Progetti Speciali Pininfarina che per prima è riuscita a reinterpretare le forme della mitiche 330 P4, P3/4 e 412 P.
Il design della Daytona SP3 spiegato con Flavio Manzoni
Fotogallery: Ferrari 330 P3, P4, P3/4, 412 P e P4/5
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