Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, torna a parlare della transizione nel mondo dell'auto per ribadire l’allarme già lanciato nei mesi scorsi: “Con questa furia per l’elettrico ideologica, etica, rischiamo l’autogol”.

Le alternative da accompagnare all'elettrificazione le indica lui stesso in un’intervista al Corriere della Sera: in Italia “abbiamo brevetti fra i più avanzati nei biocarburanti”, mentre “l’auto ibrida, che ora non piace, può avere un ruolo”, soprattutto “in assenza di una rete adeguata di colonnine di ricarica”. La posizione del Governo appare dunque netta: “Siamo per il principio di emissioni zero, ma sulla base della neutralità tecnologica”.

Pericolo dalla Cina

Il discorso, per il ministro, vale nonostante sia l’Unione europea che la Cop26 in Scozia non abbiano formalmente "imposto" la conversione all’auto elettrica, ma solo un più generico addio ai motori con impatto sul clima. Secondo Giorgetti, però, “l’imposizione è chiara”. E ricorda: “Quando alla Cop26 di Glasgow c’è stata la dichiarazione sull’ineluttabilità dell’elettrico, solo la Germania e noi abbiamo votato contro”.

Il titolare del Mise è perciò d’accordo con il ceo di Stellantis, che aveva definito la rivoluzione elettrica come una scelta politica, non pienamente appoggiata dalla filiera: “La penso come Tavares – specifica il ministro –. Va abbattuta la CO2, sì. Ma manca una valutazione industriale, sulla sovranità tecnologica e l’autonomia strategica dell’Europa”.

“In tutta questa febbre per l’auto elettrica – aggiunge –, chi fornisce le materie prime è la Cina. È lì il controllo di gran parte del litio, cobalto, silicio. Significa mettere il primo settore manifatturiero d’Europa in mano ad altri, lontano da noi. Possibile che nessuno ci pensi?”.

Ingresso e spina di ricarica rapida Phoenix Contact CHARX (CCS Combo 2)

Della stessa linea è il segretario della Lega, Matteo Salvini, che parla a “Non stop news” su RTL 102.5: “Io sono per il ritorno alla produzione dell’energia nucleare. La producono in Francia e anche nella verde Finlandia. Non possiamo rimanere a piedi. Tutelare l’ambiente con eolico ecc, ma occorre buon senso anche per le auto. È una follia pensare di non produrre più le macchine a benzina e diesel e favorire la Cina”.

Cosa bisogna fare

Per evitare di avvantaggiare ancora il Dragone, Giorgetti dà la sua ricetta, che comprende una serie di mosse: “In primo luogo dobbiamo reintrodurre incentivi per attivare il mercato di tutti i veicoli ecocompatibili, non solo elettrici. Poi siamo molto vicini, questione di pochi giorni, alla firma per la Gigafactory di Termoli, dove Stellantis farà le batterie”.

“Ma – continua – la nuova filiera elettrica richiederà comunque metà della manodopera oggi impiegata da quella tradizionale. Le imprese dell’automotive vanno aiutate a riconvertirsi, rendendo disponibili gli accordi di programma e i contratti di sviluppo. Ma sono strumenti troppo lenti, burocratici. Questo settore va finanziato massicciamente, lo abbiamo già chiesto al ministero dell’Economia”.

Cosa servono di preciso? “Incentivi ad aggregarsi, ingresso nelle filiere a monte e a valle dell’elettrico. Per esempio, nel riciclo delle batterie. O nella produzione di bus verdi in Italia, altrimenti i 4 miliardi che abbiamo su questo nel Pnrr finiremo per spedirli in Cina”.

Gli occhi a questo punto sono puntati sul prossimo Consiglio dei ministri di giovedì. Qualche novità per l'auto potrebbe arrivare già in quella sede?