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Renault, la sfida è rendere la sostenibilità desiderabile

Materiali riciclati, batterie recuperate e fabbriche ripensate: Renault punta sulla sostenibilità, ma il cliente spesso non la percepisce

Renault 5 E-Tech Electric 2024

Renault investe in plastiche riciclate, recupera metalli dalle batterie, ripensa le fabbriche, forma i vigili del fuoco e prova a ridurre l’impronta ambientale dell’auto lungo tutto il suo ciclo di vita. C’è però un problema: al cliente, almeno per ora, interessa relativamente poco.

A dirlo è Clea Martinet, Vice President Group Sustainability di Renault Group. Alla domanda su come si possa rendere la sostenibilità desiderabile quanto il design o le prestazioni, la risposta arriva senza formule di circostanza: "Se avessi la risposta sarei ben felice". Rendere decarbonizzazione e circolarità “seducenti”, spiega, è difficile. "Se vendessimo delle scarpe sarebbe forse diverso, ma un’auto non è un paio di scarpe".

Il punto è ancora più interessante perché arriva dai dati sulla clientela del Gruppo. Chi è sensibile ai temi ambientali, una volta acquistata un’auto elettrica, tende a considerare già assolto il proprio contributo. Materiali, processi industriali, riciclo e fine vita restano sullo sfondo. Secondo Martinet, solo una parte ridotta dei clienti si interessa davvero alla decarbonizzazione dei materiali o all’economia circolare che sta dietro a un veicolo.

Perché allora investirci?

Se la sostenibilità oggi vende poco, perché Renault continua a investirci? Perché, nella visione del Gruppo, il suo valore non si misura soltanto nella capacità di convincere un cliente in concessionaria.

Renault Twingo 2026

Renault Twingo 2026, gli interni

Foto di: Renault

Serve prima di tutto a costruire automobili e un sistema industriale meno vulnerabili: ridurre il consumo di energia e materie prime, recuperare materiali già utilizzati, limitare la dipendenza da risorse critiche, anticipare regolamenti futuri e rendere più sicuri i veicoli. Alcuni di questi vantaggi restano invisibili al momento dell’acquisto, ma possono incidere sul prodotto, sui suoi costi e sulla sua durata molto più di quanto suggerisca una percentuale di plastica riciclata.

È anche per questo che dal 2021 la funzione guidata da Clea Martinet è stata collocata vicino alle decisioni su prodotti e programmi. Per Renault la sostenibilità non è quindi un argomento da aggiungere alla comunicazione di un modello già progettato: entra nelle decisioni che vengono prese prima che quell’auto esista.

Clea Martinet, VP Group Sustainability di Renault
Foto di: Renault

La sostenibilità entra nell’auto

Sulla Renault 5 E-Tech Electric i materiali riciclati rappresentano il 26% del peso della vettura e il 19% delle plastiche utilizzate. Sulla nuova Clio la quota di materiali provenienti dall’economia circolare arriva al 34%, mentre Master raggiunge il 30,5%.

Dietro queste percentuali c’è anche The Future Is Neutral, la società del Gruppo dedicata alla circolarità. Renault dichiara oltre 250.000 veicoli ricondizionati in cinque anni e 30.000 batterie riparate. L’obiettivo è creare circuito nei quali ciò che esce da un’automobile possa rientrare nella produzione di un’altra, invece di ricominciare ogni volta da una materia prima vergine.

Renault Master E-Tech Electric - La prova

Nel Renault Master E-Tech Electric più del 30% del peso del veicolo proviene da materiali riciclati

Il vantaggio per chi compra l’auto, però, difficilmente sta nella percentuale scritta su una brochure. Sta anche nella possibilità di ridurre la dipendenza da materie prime, prezzi internazionali e filiere lontane.

Martinet porta un esempio eloquente: l’acciaio decarbonizzato può costare dal 15 al 20% in più rispetto a quello convenzionale. Una differenza pesante per un costruttore con margini nell’ordine del 5-7%.Renault prova quindi a prenotare grandi volumi, negoziare in anticipo e creare rapporti di lungo periodo con i fornitori. La sostenibilità assume così un significato meno romantico e molto industriale: resilienza.

Quando il vantaggio si vede davvero

C’è poi un terreno sul quale convincere il cliente diventa molto più semplice: la sicurezza. Renault inserisce il programma Human First nella stessa strategia di sostenibilità. Safety Score e Safety Coach lavorano sul comportamento del guidatore.

Rescue Code permette invece ai soccorritori di accedere, attraverso un QR code presente sul veicolo, alle informazioni sulla sua struttura. Dopo un incidente grave, conoscere subito dove e come intervenire può fare una differenza enorme: secondo Martinet, il sistema può dimezzare i tempi di presa in carico medica.

Renault 5, i crash test Euro NCAP

Renault 5, i crash test Euro NCAP - Sostenibilità e sicurezza vanno assieme soprattutto se si tratta di dispositivi antincendio

Foto di: Euro NCAP

Fireman Access nasce dalla collaborazione con i vigili del fuoco e permette di intervenire direttamente sulla batteria in caso d’incendio di un veicolo elettrico. Renault dichiara tempi di spegnimento fino a sei volte più rapidi e un consumo d’acqua dieci volte inferiore. In questo caso nessuno deve convincere il cliente ad amare la parola “sostenibilità”. Il vantaggio è comprensibile da solo.

Sostenibilità significa anche persone

La definizione adottata da Renault si spinge oltre CO2 e riciclo. Renault University accompagna i dipendenti nella trasformazione delle competenze richiesta dall’elettrificazione e dai nuovi processi industriali. Il programma CareMakers lavora, invece ,sull’accesso alla mobilità per persone escluse dai normali sistemi di credito.

Nel 2026 Renault indica circa 3.400 auto messe a disposizione attraverso formule di mobilità inclusiva e una rete di circa 300 officine solidali per offrire riparazioni a costi più accessibili. La stessa transizione che cambia prodotti e fabbriche viene quindi affrontata anche come questione sociale.

Il cliente cambierà idea?

Martinet evita di forzare la risposta. Oggi, ammette, il cliente probabilmente non è disposto a pagare di più per un’auto costruita in Europa con una quota maggiore di materiali riciclati. Ma il quadro potrebbe cambiare quando ambiente, disponibilità delle risorse e indipendenza industriale finiranno per apparire come parti dello stesso problema. "Tra questo e un cinese fatto di materiali vergini forse sceglierà il nostro europeo", ipotizza Martinet.

Renault Clio (2026), la prova su strada

Un'auto più sostenibile significa anche:un’auto più sicura, più efficiente, più riparabile e meno dipendente dalla scarsità delle materie prime.

Foto di: Renault

È qui che la sostenibilità potrebbe trovare una strada verso la desiderabilità. Non tentando di competere direttamente con una bella linea o con una grande prestazione, ma facendo percepire i propri effetti. Un’auto più sicura, più efficiente, più riparabile e meno dipendente dalla scarsità delle materie prime. Costruita dentro una filiera più resiliente. Il paradosso è che il cliente può continuare a ignorare la parola “sostenibilità” e, nello stesso momento, scegliere proprio i vantaggi che quella parola ha contribuito a creare.