Alti e bassi del periodo più controverso di uno dei marchi più prestigiosi - e “maltrattati - nel mondo dell’auto

Chi il marchio Lancia se lo porta nel cuore, il cuore ce l’ha trafitto da una lancia, metaforicamente parlando. E’ difficile, anzi impossibile, trovare un altro brand con uno squilibrio tanto marcato fra la passione che ancora lo circonda, non solo in Italia, e il ruolo marginale a cui è stato relegato dalla storia e dalle scelte del management.

Pensate solo alle restomod che sempre più stanno prendendo piede: ben due sono dedicate proprio a Lancia: Delta Integrale (Amos) e Stratos (Manifattura Automobili Torino). Oggetti in tiratura limitatissima, proposti a prezzi stellari, eppure capaci di trovare clienti in giro per il mondo. Eppure, a oggi Lancia di fatto esiste solo grazie alla Ypsilon e solo (o quasi) in Italia: nel nostro mercato è ancora al secondo posto assoluto di vendite, dietro alla Fiat Panda.

Altre Lancia, non pervenute; e forse è un bene, pensando alla Flavia, la cabrio che di fatto è una Chrylser 200C rimarchiata. Ok, qui è meglio fermarsi, perché le urla di dolore dei “lancisti” si sentono fortissime e probabilmente siamo al punto più basso della Lancia “by Fiat”.

La gloria nei rally, il periodo d’oro

Dopo aver evocato brutti ricordi, passiamo a quello che è senza dubbio il picco più alto del mezzo secolo con Fiat, almeno nello sport: il dominio nei rally. A partire dagli anni Settanta e fino ai primi del Novanta, Lancia è protagonista assoluta. Prima la Stratos poi la Delta Integrale dominano i rally e portano il marchio alla gloria in tutto il mondo.

Lancia, i 50 anni con Fiat
Lancia, i 50 anni con Fiat

Stratos e Delta, basta il nome

A pensarci adesso che nel WRC non ci sono né Case né piloti italiani, quasi si fa fatica a crederci. Eppure, nel Campionato del Mondo Rally, il 1974, il 1975 e il 1976 vedono una sola auto vittoriosa: la Stratos, guidata dal Drago Sandro Munari, che è anche il primo pilota italiano a portarsi a casa la Coppa Fia per piloti, nel 1977.

Dopo una tale “overdose” di successi è difficile ripetersi. Invece la Delta fa di meglio: l’auto nasce nel 1979 sul pianale della Fiat Ritmo e nel 1980 è la prima e unica Lancia ad aggiudicarsi il premio di Auto dell’Anno.

E’ solo qualche anno dopo, precisamente nel 1987, che il suo mito inizia a svilupparsi, perché da quell’anno e fino al 1992 si mette in bacheca qualcosa come 9 titoli mondiali. Sì, 9: 3 Piloti e 6 Costruttori, con il pilota italiano Miki Biasion grande protagonista. 

La Thema (quella del 1984) come alternativa alle tedesche

La “meglio Lancia” del periodo Fiat non è solo agonismo: la già citata Delta anni Ottanta, anche e soprattutto con le versioni normali, è un successo nelle concessionarie. E poi c’è una macchina che, sebbene sia frutto di un progetto globale messo in piedi tra Torino e Trolhattan (Goteborg), casa di Saab, riesce a essere considerata una vera Lancia anche dagli esigenti appassionati del marchio.

Si chiama Lancia Thema, condivide molto con Alfa 164, Fiat Croma e Saab 9000, ma ha una sua spiccata identità. L’atmosfera che si respira nell’abitacolo è indubbiamente Lancia, grazie alle finiture curate (più che su Croma - incentrata sulla praticità - e 164, la sportiva del quartetto) e alle ampie possibilità di personalizzazione degli interni. La chicca? La Thema 8.32, con motore Ferrari.

C’è tutto quello che serve per farne un successo; pensate: all’epoca viene davvero presa in considerazione come alternativa alle tedesche BMW Serie 5 e Mercedes Classe E; l’Audi, con la pur ottima 100, in quegli anni insegue.

Lancia, i 50 anni con Fiat
Lancia, i 50 anni con Fiat

I punti “intermedi”

Fra gli “alti” Stratos, Delta e Thema e i “bassi” come la Flavia su base Chrysler 200C ci sono anche “punti intermedi”: la già citata Ypsilon, per esempio, che dal 1995 a oggi è una certezza delle parti alte delle classifiche di vendita, sebbene solo ed esclusivamente in Italia.

Altra auto “intermedia”, venduta se non altro almeno in Italia, è la Delta del 2008, stretta parente della Fiat Bravo, ma con passo allungato e interni di qualità superiore. Tornando ai “bassi”, uno è senza dubbio la Thesis, del 2002. Il progetto non è nemmeno così male: ci sono soluzioni interessanti nel design d’interni e nelle sospensioni e i materiali usati per l’abitacolo sono più che buoni.

Lancia, i 50 anni con Fiat

Le vendite non decollano per via delle forme fin troppo originali e dei motori non all’altezza della concorrenza tedesca. Non va meglio alla sua erede (sebbene non diretta), ovvero la Thema, nata da un “rebadging” della Chrysler 300.

Anche in questo caso, la macchina non ha le tecnologie per competere con Audi A6, BMW Serie 5 e Mercedes Classe E; quando poi arriva il Governo Monti e, con esso, il superbollo e i controlli incrociati dell’Agenzia delle Entrate, il motore 3 litri della Thema è decisamente fuori mercato.

Senza Fiat, la storia sarebbe finita anche prima

Detto dei “demeriti” di Fiat nella gestione di Lancia, bisogna anche riconoscere che l’azienda, quando viene comprata dagli Agnelli, non ha più la famiglia dei fondatori al comando e Pesenti, che l’ha comprata, se ne vuole liberare per perseguire altri obiettivi. Insomma, senza Fiat, probabilmente, non ci sarebbero stati nemmeno i meravigliosi anni Settanta/Ottanta/Novanta di Lancia.

Insomma, senza Fiat, probabilmente, non ci sarebbero stati nemmeno i meravigliosi anni Settanta/Ottanta/Novanta di Lancia.

I problemi iniziano già a metà Anni Cinquanta

Ma facciamo un piccolo passo indietro: nel 1955 nasce l’ultima Lancia “vera e propria”, prima cioè che il timone dell’azienda passi a qualcuno di esterno alla famiglia: si tratta della meravigliosa Aurelia B24, una delle più belle spider di tutti i tempo.

Nello stesso anno, però, a causa dell’indebitamento troppo elevato, Gianni Lancia è costretto a cedere le quote di maggioranza alla famiglia Pesenti. Una mossa che non impedisce a Lancia di regalare al mondo altre “perle”, come la Flaminia del 1957 o la Flavia del 1960, prima auto italiana di serie a trazione anteriore. Che dire poi della Fulvia?

Anno 1963, altro pezzo di storia dell’auto, che nel 1965 si arricchisce del vero gioiello di famiglia, la versione coupé. I volumi di vendita continuano a crescere, viene aperto lo stabilimento di Chivasso. Nel 1969, altro cambio di proprietà: Fiat acquisisce il controllo della Lancia. Poco dopo nasce la Beta e, nel 1974, la già citata Stratos. E qui, potete tornare in alto, se ne avete voglia.

Fotogallery: Lancia, i suoi primi 50 anni con Fiat