E con lei la rinascita di Fiat nel segmento B sarebbe solo all'inizio. Le magie dell'economia di scala

La notizia della settimana è quella della proposta arrivata al Gruppo Renault da parte di FCA per dare vita a una fusione tra le due aziende. La risposta francese deve ancora arrivare e naturalmente da Elkann in giù sperano in un via libera alla trattativa che darebbe vita a un colosso dell’auto con economie di scala (le stime parlano di circa 5 miliardi di euro all'anno).

Il risparmio garantito dalla condivisione di tecnologie e piattaforme consentirebbe, tra l'altro, la rinascita di modelli altrimenti non sostenibili come – ad esempio – la Fiat Punto.

In molti non riescono ad accettare il fatto che il Lingotto abbia abbandonato un modello così iconico, dicendo addio al segmento B, storicamente quello che ha dato maggiori soddisfazioni alla Casa torinese. “O tempora, o mores!” direbbe qualcuno.

Sul perché sia giustificabile una scelta del genere abbiamo scritto approfonditamente in questo articolo e tra i punti a favore della nostra tesi parlavamo proprio di “economie di scala”, ovvero della necessità di poter “spalmare” su più modelli il costo di una piattaforma destinata ad un segmento in cui i margini di guadagno sono bassi per definizione. FCA da sola non ce l'avrebbe fatta ma, ora che all’orizzonte si profila una fusione con Renault, le cose potrebbero cambiare.

La Clio all’italiana

Proprio la Casa francese insegna che nel mercato c’è ancora posto per delle utilitarie: basta guardare ai risultati ottenuti dalla Renault Clio, seconda auto più venduta in Europa nel 2018 con 328.860 unità, di cui 51.628 in Italia (anche qui seconda, tra Fiat Panda e 500X). E la nuova generazione della compatta d’Oltralpe sarebbe la base ideale per riportare in vita una nuova Fiat Punto o, se preferita, una Fiat 500 a cinque porte.

Rendering Fiat Punto 2020

Un rilancio che potrebbe sfruttare la piattaforma (motori, componentistica e tecnologia) della nuova generazione della Clio, nata ibrida e – stando alle dichiarazioni della Losanga – capace di viaggiare per l’80% del tempo in elettrico quando ci si muove in città. Un’elettrificazione che in FCA stanno rincorrendo e che ha avuto le sue prime applicazioni sulle versioni plug-in di Jeep Renegade e Compass.

In questo modo per Fiat ci sarebbe un doppio vantaggio: utilizzare una piattaforma già esistente ed elettrificata. Operazione “win – win”, almeno sulla carta. Il successo di un’auto è dato anche da tanti altri fattori come prezzo, estetica, contenuti tecnologici etc…, ma la base sarebbe sicuramente buona.

Oltre la Punto

La possibile rinascita della Fiat Punto sarebbe però solo l’inizio di una nuova infornata di modelli che potrebbero vedere la luce grazie alla fusione con Renault. Pensiamo ad esempio alla Fiat 500 che, come dichiarato qualche tempo fa, con la nuova generazione dirà addio ai classici motori a scoppio per abbracciare una filosofia 100% elettrica. Anche in questo caso il know-how Renault potrebbe dare ben più di una mano.

Dai francesi potrebbe essere presa in prestito parte della tecnologia della Zoe, per trapiantarla sotto le forme della nuova 500. L’economia di scala tanto cara a Sergio Marchionne (e non solo a lui).

Do ut des

Lo scambio non sarebbe unidirezionale ed FCA potrebbe mettere sul piatto, ad esempio, la piattaforma di Jeep Renegade e Fiat 500X o (guardando a un futuro più lontano) l’esperienza maturata assieme a Google su tutto ciò che riguarda la guida autonoma, sperimentata dal colosso Mountain View a bordo delle Chrysler Pacifica.

Se tutto questo dovesse avverarsi non lo farà naturalmente nell’immediato: come già detto in FCA non esistono piani per una nuova generazione di Fiat Punto e nell’immediato quindi il segmento B rimarrebbe senza un presidio italiano. Lo stesso discorso vale per tutti gli altri modelli comuni e per i relativi benefici in termini economico.

FCA potrebbe anche mettere sul piatto i propri marchi premium come Alfa Romeo e Maserati, permettendo ai francesi di tornare in pompa magna nel terreno delle grandi berline (e SUV) col plus della trazione posteriore (o integrale) e motori che nulla hanno da invidiare alle tedesche. Si creerebbe così un'offerta a 360°, puntellando praticamente ogni segmento del mercato.

Parola di Marchionne

Per concludere non si può non ripensare alle parole del 2008 di Sergio Marchionne che, in piena bufera da crisi economica, disse "Dopo la crisi economica resteranno solo sei grandi gruppi". La tempistica è dilatata di molto, ma tra fusioni e alleanze stiamo assistendo alla creazione di grossi gruppi automobilistici, impensabili fino a una decina di anni fa.

Rendering Fiat Punto 2020

Fotogallery: Fiat Punto, la storia