Si chiama Gordon Murray T.50, ha un V12 da urlo e vuole riproporre la stessa formula della mitica McLaren F1

L’abbiamo assaggiata a piccoli bocconi, ognuno dei quali con un sapore particolare e unico. Ora eccoci davanti al piatto completo e, a giudicare dagli ingredienti, avrà un gusto unico. È la Gordon Murray T.50, la tanto anticipata e attesa supercar nata dalla mente del geniale ingegnere inglese.

Le forme le vedete e colpiscono per la loro semplicità e per le misure estremamente compatte: 4,35 di lunghezza, quanto una Porsche Cayman. Ma non fatevi ingannare da questo dato: come dicono in Inghilterra “Dynamite comes in small packages”.

Fascino aspirato

Una supercar (o hypercar, i nomi – a volte – non sono importanti) nata sotto il segno di quella che è la creatura più famosa di Gordon Murray: la McLaren F1, immortale sportiva inglese mossa da un V12 aspirato firmato BMW. Un frazionamento ripreso dalla T.50, mossa da un motore di 3,9 litri che, per citare il suo creatore, rappresenta “il miglior V12 aspirato della storia”.

Gordon Murray Automotive T.50 - Porte anteriori aperte
Gordon Murray Automotive T.50 - Funzione porta

Pensando a chi altro produce motori V12 (Ferrari e Lamborghini, of course) si tratta di un’affermazione non da poco. Ma a guardare le caratteristiche tecniche c’è da pensare che Murray possa davvero avere ragione. Prima di tutto i numeri: 663 CV e 467 Nm di coppia. Se non siete impressionati, preparatevi perché ora arriva il meglio.

Il 70% della coppia arriva già a 2.500 giri, il regime massimo è a 12.100 giri e si raggiunge in (state pronti) appena 0,3”. Un battito di ciglia e si è a limitatore. Spinti fino a… non si sa. Perché nel creare la T.50 Gordon Murray - assieme alla Cosworth, “mamma” del V12, creato seguendo le indicazioni dell’ingegnere inglese - non ha voluto pensare (solo) alle prestazioni. Niente spasmodica ricerca di record di velocità, accelerazioni da guinnes o altro. Solo un piacere di guida di assoluto livello.

Gordon Murray Automotive T.50 - Guinzaglio ritagliato

Old school

E se di piacere di guida si parla il motore da solo non basta. Ci vogliono degni compagni di viaggio e sulla T.50 ci sono cambio manuale, trazione posteriore e peso ridotto all’osso. E non manca naturalmente un differenziale autobloccante meccanico.

Partiamo proprio dal peso che, grazie anche alle già citate misure ridottissime, la T.50 fa segnare appena 986 kg sulla bilancia. Quanto una Mazda MX-5 in configurazione base. Leggerissima oltre ogni dire grazie a numerosi elementi in materiali come titanio, fibra di carbonio e via dicendo, che hanno permesso anche di non dover montare un impianto frenante eccessivo. La supercar inglese infatti adotta dischi carboceramici da 370 mm all’anteriore (con pinze a 6 pistoncini) e 340 mm al posteriore (con pinze a 4 pistoncini).

Gordon Murray Automotive - Cambio T.50
Designazione Gordon Murray Automotive T.50

Altro aspetto davvero degno di nota è il cambio manuale (firmato Xtrac) a sei marce con leva in titanio. Corsa e resistenza sono state testate e testate una miriade di volte, per trovare il giusto feeling in grado di appagare in ogni istante il guidatore. Un cambio veloce e preciso con 5 marce vicine e la sesta invece ben più lunga. Una marcia di riposo, per quando si viaggia in autostrada.

Si, perché la supercar inglese non nasce solo ed esclusivamente per la pista: la strada è la sua preda e la si può usare tutti i giorni. Voi ve la sentireste?

Supercar a ventola

Certo, un’auto da tutti i giorni non ha le raffinatezze tecniche e aerodinamiche della T.50. Un’aerodinamica che riprende una delle soluzioni più geniali (e discusse) firmate da Gordon Murray: la ventola posteriore. Una trovata introdotta per la prima volta nel 1978 sulla Brabham BT46B, monoposto di Formula 1 bandita dopo un solo Gran Premio proprio per colpa del ventolone posteriore.

Gordon Murray Automotive T.50 - Dettaglio coda
Gordon Murray Automotive - Ventola T.50

La T.50 però (per fortuna) non deve sottostare a rigidi regolamenti e può quindi adottare ogni tipo di soluzione utile per migliorarne la resa aerodinamica. Ed ecco quindi la ventola posteriore, alimentata da una linea a 48V e la cui presenza rende inutile quella di vistosi alettoni o altre appendici aerodinamiche. Lei da sola, grazie al diamentro di 400 mm, dona downforce aumentata del 50% in curva e del doppio in frenata.

Ma non finisce qui: l’aerodinamica della Gordon Murray T.50 si può settare su 6 differenti modalità (Auto, High Downforce, Braking, Test, Streamline e V-Max Boost), con le ultime 2 a rappresentare il non plus ultra. In Streamline si riesce ad aumentare la velocità massima grazie a un effetto che “allunga” l’aerodinamica dell’auto, in V-Max Boost il generatore da 48 V viene sganciato e si hanno a disposizione 700 CV di potenza.

Gordon Murray Automotive T.50 - Dettaglio cabina

Ricca ma semplice

Un’auto nata nel segno della McLaren F1 si diceva, e alla supercar anni ’90 guarda non solo nell’impostazione tecnica ma anche in quella dell’abitacolo: 3 posti, con quello di guida in posizione centrale e leggermente avanzata e gli altri 2 ai lati.

L’abitacolo è minimal ma non manca nulla, nemmeno stereo e sistema di infotelematica compatibile con Android Auto ed Apple CarPlay. Questo sempre nell’ottica di offrire un’auto che possa essere sfruttata non solo in pista, ma nella vita di tutti i giorni. Magari anche per un breve viaggio grazie al bagagliaio da 288 litri (viaggiando in 2) o 228 se si viaggia in 3.

Gordon Murray Automotive - Pedali T.50
Cabina Gordon Murray Automotive T.50

Unica nota dolente è il prezzo: si parte da circa, 2,6 milioni di euro, tasse e personalizzazioni escluse. Ognuno dei 100 fortunati possessori della Gordon Murray T.50 infatti potrà cucirsi su misura l’auto, andando direttamente in fabbrica per scegliere materiali per l’abitacolo o la posizione di guida.

Fotogallery: Gordon Murray Automotive T.50